Gli studi psicologici alla base di Lie to Me  

Ciò che rende questa serie televisiva affascinante è il fatto che la storia e il personaggio protagonista sono ispirati agli studi del dottor Paul Ekman, psicologo studioso del comportamento umano ed esperto di rilievo sul linguaggio del corpo ed espressioni facciali, il quale ha assunto personalmente il ruolo di consulente scientifico della serie.
Sappiamo che ogni volto è dotato di 43 muscoli, in grado di creare oltre 10000 configurazioni uniche, che consentono al volto di trasmettere informazioni sugli stati emozionali. Gli psicologi Paul Ekman e Wallace Friesen hanno dedicato anni a catalogare i movimenti muscolari del volto umano, individuando 46 movimenti unici, che hanno definito Action Units e che hanno catalogato nel Facial Action Coding System. Questo sistema consente di analizzare le espressioni facciali ed individua in particolare sei emozioni di base: felicità, tristezza, rabbia, paura, disgusto e sorpresa. Gli studi dei due psicologi dimostrano inoltre l’innatismo e l’universalità delle espressioni facciali che riguardano queste emozioni, poiché sono le medesime per ciascun individuo a prescindere dalla cultura di appartenenza, persino per i neonati, i non udenti e i non vedenti.  Una piccola eccezione riguarda le popolazioni a stretto contatto con l’ambiente naturale, per i quali la sorpresa raramente rappresenta qualcosa di piacevole, ed è per questo sovrapponibile all’espressione di paura.
Sebbene le modalità di analisi e riconoscimento delle espressioni facciali siano oggetto di studi recenti e non necessariamente intuitivi, poiché non abbiamo accesso diretto agli stati mentali ma solo alla loro manifestazione comportamentale, i soggetti neurotipici sono tendenzialmente dotati di un insieme di processi che permettono di assegnare un contenuto mentalistico al comportamento altrui. Si tratta di uno strumento cruciale alla sopravvivenza di un individuo all’interno dell’ambiente sociale. Siamo infatti fortemente predisposti a queste associazioni in età precoce: tra i 5 e i 9 mesi si possiede la capacità di agentilità, ovvero dedurre l’obiettivo di un comportamento non casuale; dai quindici mesi, in età preverbale, è possibile riconoscere che qualcuno commetta un errore a causa di convinzioni errate di cui solo il bambino è a conoscenza (yellow box experiment); intorno ai quattro anni si riconosce che ciò in cui crediamo del mondo è diverso da quello che credono gli altri (Mark task experiment).
Potete mettere alla prova le vostre abilità di mentalizzazione con l’esperimento Reading the mind in the eyes, associando l’emozione giusta all’immagine di occhi presentata.
Yulia Neproshina

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