Billie Jean King: la voce femminile che cambiò il tennis

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Australian Open, Wimbledon, Roland Garros e US Open.

La californiana Billie Jean King li ha vinti tutti.

Chi è Billie Jean King?

Nasce il 22 novembre 1943 a Long Beach, in California.

Si appassiona allo sport da piccola seguendo le orme del papà e, successivamente, quelle del fratello, futuro giocatore di baseball professionista. Certamente il successo sportivo fa parte della sua famiglia: mentre il fratello è alle prese con mazze e guantoni, lei si avvicina al mondo del tennis e diventa una promessa in breve tempo.

Per via della sua famiglia conservatrice frequenta un circolo cittadino cattolico e tradizionalista, che non vede di buon occhio il carattere intraprendente di Billie Jean e che la discrimina per l’audacia delle gonne che indossa quando gioca. Ma lei non si arrende, anzi: queste occhiate negative da parte dei soci sono un ulteriore incentivo ad andare avanti e rompere le convenzioni sociali dell’epoca.

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Nel 1961 Billie Jean ha soli 17 anni e, motivata più che mai, inizia il suo viaggio all’interno dell’agonismo dopo anni passati a giocare nei campetti di Long Beach: dai tornei locali arriva a Wimbledon, dove vince il torneo di doppio femminile insieme alla compagna di squadra Karen Hantze Susman.

L’anno successivo, nel 1962, partecipa al torneo come singolarista, trovandosi davanti alla numero uno al mondo, Margaret Court. Il match procede serrato e vede quest’ultima inizialmente in vantaggio; poi, qualcosa in Billie Jean cambia e il ritmo dell’incontro muta forma: con alcune palle accuratamente inviate negli angoli del campo, la prima al mondo viene battuta dalla nuova stella del tennis, allora diciottenne.

All’inizio degli anni ’70, da ventinovenne, avrebbe già scalato i vertici del tennis mondiale, finendo al secondo posto della classifica delle tenniste professioniste.

Perché dobbiamo ringraziarla?

Billie Jean King non era solo una delle più grandi atlete della sua epoca, ma una vera pioniera della parità di genere. Come attivista si è fatta portavoce delle battaglie delle donne che chiedevano un profondo rinnovamento della società, portando il grido dell’emancipazione femminile sui campi da tennis.

Spinta dal salario irrisorio che riceve in quanto donna, nel 1967 organizza una serie di incontri pubblici con la stampa per denunciare la United States Tennis Association (l’associazione che in quel momento riunisce i giocatori dilettanti) e la scarsità dei salari per le tenniste che non riescono nemmeno a pagare l’iscrizione ai tornei. Proprio in quell’occasione conia il termine Shamateurism (da shame, “vergogna”).

Nonostante gli sforzi che portano alla nascita dell’Era Open nel 1968, la disparità salariale tra i generi non viene del tutto risolta. Per contrastare montepremi maschili fino a otto volte superiori, nel 1971 Billie Jean King e altre otto atlete fondano un circuito indipendente. Questa rivoluzione costringe le organizzazioni ufficiali a rivedere i compensi, segnando l’inizio della scalata verso la parità economica nel tennis mondiale.

Pur essendo la prima tennista della storia a superare i 100.000 dollari di guadagni annui, Billie Jean King si ritrova nel 1972 con un premio agli US Open inferiore di 15.000 dollari rispetto al collega maschile. Sfidando apertamente i dirigenti per l’ennesima volta, annuncia il boicottaggio dell’edizione successiva se non verrà garantita l’uguaglianza economica: la sua determinazione vince, rendendo il torneo di New York il primo Slam a offrire premi uguali agli uomini e alle donne.

Il confronto con Bobby Riggs

Avere una voce influente su qualsiasi campo porta, purtroppo, anche degli accaniti oppositori.

In questo caso si parla di Bobby Riggs, un giocatore dilettante dei primi anni ’40, che protesta contro il “femminismo dilagante” nel tennis. Riggs fa spesso parlare di sé per il suo carattere esuberante e sopra le righe; in molte delle dichiarazioni concesse alla stampa, inoltre, sostiene pubblicamente che il tennis delle donne è inferiore a quello degli uomini, perché lento e debole.

A sostegno della sua tesi, nonostante i suoi 55 anni, decide di sfidare Margaret Court – in quel momento la prima al mondo –, riuscendo poi a batterla.

Billie Jean non ci sta e ovviamente viene sfidata da lui: per Riggs, battere la tennista sul campo avrebbe avvalorato ulteriormente la sua tesi contro il femminismo. Lei accetta, e sa anche che dalla sua racchetta dipende la voce del tennis femminile mondiale.

Il 20 settembre del 1973 si svolge quindi quella che verrà poi chiamata “la battaglia dei sessi.

La partita tra i due si trasforma in un evento nazionale seguito da oltre 30mila spettatori in presenza e ancora di più dallo schermo del televisore. Circa 90mila spettatori vedranno, per la prima volta nella storia dello sport, una donna che batte un uomo: Billie Jean è riuscita a battere Bobby Riggs.

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Proprio in quel 1973, Billie Jean King aggiunge un tassello fondamentale alla sua rivoluzione: fonda la WTA (Women’s Tennis Association), diventandone la prima presidentessa e dando finalmente una casa comune alle tenniste di tutto il mondo.

Oggi, la sua eredità va ben oltre il campo da tennis: Billie Jean resta un’icona universale di giustizia e parità di genere, la prova vivente che un forte ideale può cambiare le regole del gioco per tutte le generazioni a venire.

Tecla Di Maria

Fonti

Il Post, “La storia della battaglia dei sessi”, 20 settembre 2023, ultima consultazione 9 maggio 2026, link: shorturl.at/7ZDZh

Fondazione Gariwo, “Billie Jean King”, ultima consultazione 9 maggio 2026, link: shorturl.at/LgI7k

The Official Website of Billie Jean King, “Battle of the sexes”, ultima consultazione 9 maggio 2026, link: billiejeanking.com/battle-of-the-sexes

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