Ai giovani la salvezza del pianeta

Alla luce del recente fallimento della Cop24 (l’ultima conferenza mondiale sul clima) durante la quale nulla di concreto è stato deciso per tentare di contenere i danni che l’innalzamento delle temperature inevitabilmente causerà, potrebbe sembrare opportuno gridare alla catastrofe, alla rovina, alla perdizione eterna!
La conferenza ha deluso le aspettative di molti. In particolar modo quelle degli ambientalisti, i quali più di tutti continuano a sostenere campagne di sensibilizzazione per convincere anche i più scettici che il cambiamento climatico è effettivamente reale e che rappresenta una minaccia concreta; costoro più che tutti si sono sentiti delusi dall’esito di questa conferenza. Ora, il sentimento che regna sovrano è un cassandrico senso di abbandono al proprio destino.

Ma non tutto è perduto. Si dice che non si perde mai veramente, finché non si smette di lottare. E di lottatori ce ne sono! Basti guardare la giovane Greta Thunberg, che all’età di soli quindici anni si è scagliata, durante la conferenza, contro i maggiori leader mondiali accusandoli di star rubando il futuro alle nuove generazioni, lasciando al loro passaggio un pianeta distrutto, esausto, inaridito.
Greta ha dichiarato fin da subito di essere intervenuta alla conferenza per far sapere che stanno nascendo nuove realtà politiche composte interamente da giovani e che nuove trasformazioni delle energie rinnovabili si imporranno sulla vita del consumatore del futuro, che la cosa piaccia o meno ai grandi industriali. La ragazzina si è seduta accanto al Segretario Generale delle Nazioni Unite, António Guterres e ha invitato il mondo intero a prendere atto della delusione continua che gli attuali leader governativi provocano nei cittadini: siamo tutti di fronte a una minaccia esistenziale e non c’è tempo per continuare su questa strada folle.

La Thunberg, prima dell’apparizione alla Cop24, si era già guadagnata notorietà internazionale per gli scioperi climatici settimanali fuori dal parlamento svedese. Dopo l’estate più calda nella storia del suo paese, la ragazza ha deciso di manifestare il suo dissenso saltando la scuola una volta a settimana per cercare di parlare coi politici nazionali della serietà del problema.
La passione e la dedizione della piccola Greta hanno mosso l’opinione pubblica, ma la sua giovanile irruenza non sembra aver redento molti industriali o capi di stato, cosicché le sue parole, seppur di grande impatto, non hanno ancora sortito un vero effetto sul clima e sull’ambiente.

È bene ricordare, però, che non tutte le rivoluzioni nascono dall’alto e godono di una risonanza immediata: alcune, le più potenti, nascono dal basso, dai cittadini stessi. Per rendere il mondo un posto più sano e accogliente bastano piccoli accorgimenti quotidiani (come evitare di acquistare l’acqua in bottiglia o impegnarsi nel fare la raccolta differenziata nel modo corretto).
Quello che la piccola Greta sta gridando ai giovani di tutto il mondo è di non aspettare che la soluzione per salvare il pianeta dai rifiuti e dall’inquinamento arrivi dall’alto, ma di salvarci da soli.

Chiara Cioffi

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