Vita “Zero Waste”: una scelta possibile?

Succede anche a voi, quando buttate un qualsiasi tipo di rifiuto nel cestino, di provare un leggero senso di colpa e di chiedervi dove finisca tutta quella spazzatura? Pensiamo anche solo alla plastica, che si sta rivelando uno degli elementi più dannosi per il nostro pianeta: circa 8 milioni di tonnellate finiscono in mare ogni anno secondo l’edizione di Giugno 2018 del National Geographic. Questo impressionante dato ci fa immediatamente capire come la raccolta differenziata (che ancora adesso non risulta attiva o rispettata in alcuni paesi e città) non basti più a tenere sotto controllo il corretto smaltimento dei rifiuti.

Se i social medias hanno la fama di essere luoghi saturi di materiale superfluo, mi trovo oggi invece a spezzare una lancia a loro favore perché trovo che siano fra i primi non solo a diffondere la consapevolezza dei problemi di inquinamento ai quali stiamo andando incontro ma anche a proporre intelligenti soluzioni. Oltre a tristi video di tartarughe trovate incastrate nella plastica delle lattine di birra, sono molto frequenti le pubblicità di spazzolini in bambù, ecologici e riciclabili, di colorate bottiglie per l’acqua in alluminio ed anche consigli semplici ed efficaci per aderire a quello stile di vita che viene chiamato “zero waste”, ovvero senza sprechi, senza rifiuti. Se tutto ciò permettesse di evitare quasi completamente l’accumulo di rifiuti di certo non ci troveremmo in una tale situazione di allarme. Al contrario, la scarsa sensibilizzazione e attenzione nei confronti della tematica fa sorgere un quesito: al giorno d’oggi disponiamo dei mezzi sufficienti a ridurre questi inutili sprechi?

Pensando alla quotidianità, ormai conosciamo quasi tutti, per esempio, il vantaggio di portare le proprie borse di tela al supermercato per evitare di chiedere alla cassiera di passarci l’ennesimo sacchetto di plastica (che impiega dai 100 ai 1000 anni per degradarsi). Ma quello che molti – io per prima! – ignoriamo è l’esistenza di una soluzione ancora più efficace: la spesa “alla spina”.

Questo sistema evita lo spreco di packaging che pervade i normali scaffali dei supermercati consentendo al cliente di utilizzare i propri contenitori, preferibilmente in plastica riutilizzabile o vetro, e di riempirli con prodotti sfusi. Gli articoli in vendita non riguardano solo l’ambito culinario, ma anche il settore dei detergenti, a partire dai saponi per i piatti fino ad arrivare a quelli per corpo e capelli. In effetti basta poco per rendersi conto del fatto che gran parte della spazzatura è anche costituita dagli imballaggi di balsami, salviette struccanti e altri elementi del nostro comune “bagno”, e di come basterebbe semplicemente conservare gli stessi contenitori e riempirli con saponi sfusi.

Ad una prima occhiata il metodo della spesa alla spina sembra infallibile, se non che purtroppo il numero dei negozi che scelgono questa politica è ristretto e spesso limitato alle grandi città. Un altro punto a sfavore sembra anche essere il prezzo, più elevato rispetto alla media, forse a causa della singolarità della proposta e della qualità dei prodotti offerti.

Come in ogni cosa, probabilmente, la scelta più saggia si rivela essere una sana via di mezzo fra l’eccesso dello spreco e l’ossessione di produrre meno rifiuti possibile; una scelta che dovrebbe riguardare ognuno di noi e riflettere una maggiore consapevolezza, almeno nei gesti quotidiani più semplici come fare la spesa, nei confronti della salvaguardia del nostro prezioso pianeta.

Asia Sevega

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