Il NAFTA va in naftalina

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Nel 1994 entrò in vigore il NAFTA (North American Free Trade Agreement), il trattato di libero scambio tra Stati Uniti, Messico e Canada: l’obiettivo era quello di abbattere i dazi alla frontiera tra i tre paesi e, conseguentemente, favorire il commercio di beni e servizi. L’accordo, sopravvissuto per ventitré anni e quattro presidenti, è stato abbandonato all’inizio del 2017 da Donald J. Trump, come una delle prime mosse da neo-eletto presidente degli Stati Uniti.
I tre partner si sono messi subito al lavoro per produrre un nuovo accordo, che ha visto la luce il 30 settembre scorso. Ora, nel 2019, il nuovo accordo, chiamato USMCA (nome volutamente orribile), vedrà finalmente la luce. Una vittoria per Trump o l’ennesimo showoff politico?

Partiamo dal presupposto che il NAFTA, nel 1994, era stato una manna per l’economia di Messico e Stati Uniti. Questi ultimi avevano paura di perdere terreno nei confronti della florida economia europea, mentre il Messico aveva beneficiato dell’apertura con l’enorme mercato statunitense innanzitutto per esportare ingenti quantità di beni agricoli e, in secondo luogo, per attrarre numerosi investimenti dall’estero che ne hanno fatto un paese più avanzato. 
Con il passare degli anni però il NAFTA aveva mostrato il fianco ad alcuni piccoli problemi minori (ironia, ndr): gli stabilimenti statunitensi preferivano spostarsi in Messico, dove il lavoro costa meno, con una conseguente perdita di posti di lavoro per moltissime famiglie americane; i piccoli agricoltori messicani, che non potevano competere con le grandi aziende agricole esportatrici, si sono visti spingere via verso le zone più remote e dure del paese… L’elenco degli effetti negativi del NAFTA è lungo un chilometro e tocca vari aspetti dei due paesi, dall’ambiente, al lavoro, al welfare, fino alla rete stradale. Non c’è quindi da sorprendersi che i detrattori dell’accordo fossero via via più numerosi, con il passare del tempo. Il NAFTA aveva fatto il suo tempo ed era ormai ora di cambiarlo.

L’amministrazione Obama, tuttavia, ha deciso di non toccare l’accordo, passando la patata bollente al nuovo inquilino della Casa Bianca. Forse per motivi di tempo o forse perché l’ex presidente sapeva che lasciare la presidenza con una questione così importante irrisolta non avrebbe giovato a nessuno, Donald Trump si è trovato così a dover rinegoziare questo ventennale accordo commerciale.
Forte del suo “nuovo” consenso, il neo-presidente ha deciso di uscire dall’accordo, imponendo a Messico e Canada le condizioni per un nuovo NAFTA. Senza entrare nello specifico, le materie più importanti del rinnovato accordo sono fondamentalmente il settore automobilistico e quello agricolo. Le modifiche principali riguardano in via di principio l’origine dei prodotti commerciati (che devono provenire per una data percentuale dagli stati membri) e il salario degli operai nelle imprese messicane. 

La riforma dell’accordo, richiesta da più parti ormai da diversi anni, è finalmente arrivata. L’unico problema che sembra destare ben più di qualche perplessità deriva dall’imposizione fortemente americo-centrica delle nuove regole: se il NAFTA era stato in grado di portare benefici a tutto il nord America, questo nuovo USMCA sembra essere disegnato appositamente per favorire gli Stati Uniti, a discapito dei suoi due vicini. 
La strada che porterà all’entrata in vigore in tutti e tre gli Stati dell’USMCA è ancora lunga, ma dovrebbe completarsi entro quest’anno solare.
Benvenuto 2019: anno nuovo, accordo nuovo.

Luca Negro

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