Forse non tutti sanno… cosa sia il Manoscritto di Voynich e perchè sia il libro più misterioso al mondo

Il manoscritto di Voynich è un codice medievale illustrato risalente circa al XV secolo, stando alle analisi scientifiche degli inchiostri. Si tratta di un volume che conteneva 116 folii numerati, ma 14 di questi si presume siano andati perduti. La pergamena che lo costituisce è semplice vitello di qualità modesta e infatti le pagine non sono esenti da strappi e buchi dovuti al trascorrere del tempo.

E la parte interessante di tutto ciò? Il libro è scritto in un codice linguistico che nessuno è ancora riuscito a decifrare, in quanto unico nel suo genere.

Non è quindi difficile immaginare come ciò abbia stimolato filologi, linguisti, crittografi e anche solo curiosi nei tentativi di carpirne il significato.

Ma andiamo con ordine. La copertina del codice è semplicemente una copertina bianca senza indicazione di autore e titolo (giusto per rendere il tutto più misterioso di quanto già non sia). Il manoscritto deve il suo nome attuale al mercante di libri antichi Wilfrid Voynich, che lo acquistò dal collegio gesuita di Villa Mondragone, nei pressi di Frascati, nel 1912, mentre adesso si trova nella Biblioteca Beinecke di manoscritti e libri rari dell’Università di Yale.

Considerando che nessuno è ancora stato in grado di decifrare neppure una parola del codice, l’unica base su cui si può fare affidamento è quella illustrata, in quanto abbastanza dettagliata (e in realtà altrettanto curiosa). Attraverso quindi le differenziazioni dei disegni, progredendo nelle pagine del manoscritto, sono individuabili delle sezioni ben identificabili:

  • una sezione botanica o di erboristeria, in cui molte delle piante rappresentate, comunque, sembrerebbero sconosciute, forse perché estinte negli ultimi 600 anni.
  • una sezione cosmologica contenente diagrammi astronomici, rappresentazioni apparentemente ordinate di stelle e segni zodiacali riconoscibili.
  • una sezione che mostra donne nude immerse in complessi reticolati di vasche, che forse è quella in assoluto più curiosa e che ha stimolato fantasie più che fantascientifiche. (L’ipotesi più accreditata è che si trattasse di sistemi di purificazione delle acque che somigliano molto ai bagni comuni conosciuti come mikua’ot che venivano costruiti durante il Medioevo dagli ebrei, in cui le donne erano tenute a immergersi per ripristinare la loro purezza rituale dopo le mestruazioni o il parto)
  • una sezione farmacologica che riporta parti di piante e tradizionali ampolle per la conservazione dei farmaci
  • un blocco conclusivo di solo testo, ipotizzato come la sezione dei ricettari.

Attraverso questa classificazione di capitoli, non è difficile pensare che questo manoscritto possa essere stato redatto da un medico/erborista che probabilmente voleva che le sue conoscenze venissero mantenute segrete.

Il manoscritto è stato accusato spesso di essere una truffa, almeno prima della datazione ufficiale al carbonio dei suoi materiali. Tutt’oggi, comunque, non possiamo sapere con certezza che cosa vi sia scritto al suo interno, se si tratti di un testo coerente, se c’entri davvero qualcosa con le figure rappresentate oppure se sia davvero un sequenza di segni senza significato.

Comunque, per chi volesse saperne di più o volesse dilettarsi nell’ennesimo tentativo di decodificazione, ecco il sito dedicato.

Veronica Repetti

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