« L’istinto aggressivo femminile è ammalato » : il tema in un aperitivo

L’idea è nata 3 anni fa dalla testa di tre psicologi : essere un ponte fra curiosi e specialisti e rendere la psicologia accessibile a tuttu. Come? Due psicologi si incaricano di animare un dibattito su un tema X della disciplina in un bar. Nel Blah-Blah – già consacrato come luogo adibito a incontri e piccoli concerti -, si svolgono questi “Psicoaperitivi” ogni ultimo giovedì del mese. Qua il pubblico è invitato ad intervenire, accanto a slide e spiegazioni dirette dei volontari e i clienti abituali dell’evento stimano particolarmente la possibilità di dialogo. Sentono di poter esprimersi senza paura di giudizi.

Lo scorso dicembre, si è trattata l’aggressività femminile.

Esiste differenza tra maschi e femmine nell’aggressività ? Il Dott. Mattiot (psicologo e psicoanalista) e la Dott.ssa Vaira (psicoterapeuta) ci illuminano in due orette.

Prima di tutto, cos’è l’aggressività? Un istinto fondamentale, secondo loro, necessario alla sopravvivenza.

Aperta con dati anagrafici, la realtà empirica è collocata come base della discussione. Fino al Novecento, l’aggressività delle donne era quasi esclusivamente « indiretta ». Uccise quasi sempre dai loro partner e totalmente sottomesse al patriacato,  non avrebbero avuto altro modo  per contrattaccare, se non ricorrendo all’inganno. Fino ad adesso, quando le donne uccidono, è sopratutto per difesa di sè. Gli uomini invece sono uccisi maggiormente da sconosciuti e uccidono spesso senza provocazione.

Ci sono tre ipotesi preminenti che spiegherebbero questo fatto.

  • Quella ormonale, secondo la quale la risposta si trova nella differenza fra i livelli di testosterone
  • Quella evoluzionista, che considera che i maschi – all’immagine di veri Fred Flinstone – esibirebbero la loro forza per aumentare le loro percentuali di conquista e sopravvivenza
  • quella dei ruoli sociali, che concepisce queste differenze come risultato del processo di socializzazione

Altro aspetto da prendere in considerazione : le donne hanno cominciato a prendere posizione su sé stesse soltanto all’inizio del Novecento. Non sarebbe dunque sorprendente che, dopo 25 mila anni di istinto e identità negati, queste differenze siano delle tracce della repressione subita. Se oggi le donne si dimostrano « ipo » o « iper » agressive, sarebbe non solo la manifestazione di una domanda viscerale di compensazione, ma anche della loro difficoltà a difendere e persino riconoscere sé stesse. Fino a poco fa addormentata, l’aggressività femminile sarebbe ancora fra sonno e veglia, quasi ammalata per così dire.

La cosa diventerebbe ancora più spinosa se si considerasse che « [le donne sono] figlie di una genealogia femminile ». Contestare il sistema rappresenterebbe un tradimento verso le loro antenate, provocando sentimenti di colpa e comportamenti di auto-esclusione. Molte donne dichiarano, ad esempio, di « [sentirsi] delle puttane » se chiedono di essere trattate come uguali agli uomini al lavoro.

Secondo i dottori, esiste sicuramente una differenza nel funzionamento proprio dei due sessi, ma che questa rimane oggi ancora un vero enigma, definito fin da Freud. E questa differenza si ritrova nell’aggressività. Invitano inoltre le donne a cercare di conoscere la loro essenza, ad accettarla e difenderla senza colpe. Superare questo stato di sbilancio identitario sarebbe la chiave per imparare a capire e controllare le pulsioni in modo sano.

Se è occasionalmente stata al limite del cliche, la discussione è sempre stata spalleggiata da dati concreti e teorie affidabili. Avere un dibattito del genere in un ambiente rilassato è particolare e piacevole. Il tutto rende, al nostro vedere, gli Psicoaperitivi in Via Po un modo interessante per passare un giovedì sera.

Maria Luísa Benjamin

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