Cosa ci ha fatto di male Wanda Nara?

I calciatori, sia che siano considerati divinità scese in terra o deficienti strapagati per correre dietro ad un pallone, svolgono un mestiere che contribuisce in gran parte alla nostra economia. Che piaccia o meno, il mondo del pallone muove da sempre ingenti quantità di denaro e rappresenta per il nostro Paese un importante traino per l’economia: posti di lavoro, entrate tributarie, diritti TV e turismo sportivo sono solo alcuni dei benefici che gli Stati europei traggono, grazie alla capillare diffusione del calcio in ogni ambiente sociale. Panem et circenses, giusto?
Stipendi a sei zeri sono eccessivi? Probabilmente sì, ma non per tutti: alcuni, evidentemente consapevoli della propria importanza per l’immagine del club di appartenenza, chiedono spesso aggiustamenti verso l’alto del loro ingaggio. Uno di questi “eterni incontentabili” è Mauro Icardi, attaccante argentino dell’Inter che negli ultimi tempi si è reso noto per una vicenda che mi ha dato modo di riflettere sul maschilismo che contraddistingue questo mondo. Ma andiamo con ordine.

I calciatori sono legati ai propri club di appartenenza da contratti di durata solitamente pluriennale: in forza di quel contratto la squadra Y si assicura le prestazioni del calciatore Tizio per tot anni, corrispondendogli un ingaggio di X milioni. Quando i contratti stanno per scadere, i procuratori si siedono ad un tavolo con la società e fanno il loro mestiere, cioè tentano di assicurare al loro assistito un contratto migliore, quindi con un ingaggio aumentato o a condizioni più favorevoli.
Come già anticipato, Icardi è un attaccante, (ormai ex) capitano dell’Inter, che grazie ai suoi gol ha permesso al club di tornare in Champions League dopo diversi anni, quindi garantendo un ritorno economico di diversi milioni. Ovviamente Icardi non fa tutto il lavoro, non tiene su la baracca da solo, ma, essendo stato il capocannoniere della passata stagione, ha sicuramente avuto una parte importante in questo traguardo per il club. Da circa un annetto il suo procuratore sta facendo sapere alla società che il suo assistito desidererebbe un aumento d’ingaggio, considerando che è un giocatore giovane, che ha già aiutato molto la squadra e che altri nove giocatori in Serie A guadagnano più di lui.
La società non ha ritenuto di voler ascoltare la richiesta e ha punito l’insistenza del giocatore privandolo della fascia di capitano e lasciandolo a casa per qualche partita. Per quanto non si possa biasimare la scelta della società, che è libera di fare quello che vuole, si può forse biasimare l’ostentazione di questa punizione, che ha riempito le pagine dei giornali sportivi per settimane. Tant’è che alcuni “tifosi”, evidentemente esasperati da questa situazione, sono arrivati persino a colpire a sassate l’auto del procuratore di Icardi, con tanto di figli a bordo.

Per quale motivo, però, tutto questo odio? Perché se una persona (il procuratore) tenta di fare il suo lavoro, l’idiota medio deve arrivare a colpire l’auto di quest’ultimo a sassate? Perché la faccenda ha sollevato questo immenso polverone? Perché il procuratore di Icardi è Wanda Nara, sua moglie. L’unica spiegazione plausibile è che alcuni uomini siano spaventati dal fatto che le prestazioni del loro bomber siano influenzate da una donna, e che in qualche modo nel calcio professionistico maschile la vagina sia un tabù (per parafrasare una nostra rubrica): per questo motivo le allenatrici donne di squadre maschili si contano sulle dita di una mano senza neanche tutte le dita, le mogli-procuratrici spaventano l’opinione pubblica e il calcio femminile fa fatica ad emergere.
E per quelli che scuotono la testa, pensando che il problema sia altrove, chiedo: e se il procuratore di Icardi fosse stato Mino Raiola, il re dei procuratori? Chi avrebbe mai osato toccarlo? Perché uno viene osannato quando conquista un contratto da sultano per Donnarumma e l’altra viene condannata alla gogna mediatica?

Luca Negro

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