La paranza dei bambini. Recensione

Napoli,2018. Nicola, Lollipop, Briatò, Biscottino, O’ Russ, Tyson sono un gruppo di amici del rione Sanità che decidono di entrare a far parte di quel “sistema” camorrista che vedono tutti i giorni, alla ricerca di soldi facili, motorini nuovi e felpe firmate. Quella vissuta dai protagonisti è un’adolescenza che viene plasmata a forza dal contesto malato in cui si vive, che non permette di avere quei tratti tipici e consueti che i più di noi conoscono. Si tratta di un’adolescenza malsana, un’adolescenza negata, che costringe i ragazzi che la vivono a vedere tra le poche alternative di futuro – uno meno promettente dell’altro – una sola, solida speranza, entrare a far parte del Sistema. Un Sistema che è pronto ad usarli, galvanizzarli con le loro prime conquiste e poi portarli all’autodistruzione, levandosi di dosso quel velo attraente e mostrando il vero lato della criminalità organizzata.

La paranza dei bambini arriva nelle sale il 13 febbraio, qualche giorno dopo aver ricevuto un personale spazio nella corrente edizione del festival tedesco del cinema “Berlinale”, dal quale ottiene l’“Orso d’argento” per la migliore sceneggiatura, premio che vale doppio in quanto è il primo film italiano ad aver ricevuto tale riconoscimento in questo concorso. La pellicola è un’ulteriore conferma, per chi non avesse letto il libro da cui è tratta, dell’immensa capacità di Roberto Saviano di mostrare allo spettatore la freddezza e la brutalità della macchina camorrista.

Chi conosce la serie e il film di “Gomorra” sbaglia se si aspetta di trovare la stessa atmosfera cupa e dallo stampo gangsteristico a cui è stato abituato dalle opere di Sollima. Qui si respira un’aria leggermente diversa: i protagonisti sono dei quindicenni che decidono di entrare a far parte di quel sistema e di quei meccanismi camorristici con cui sono cresciuti e con i quali sono in contatto ogni giorno.
Il mondo di Nicola (“O’ Maraja” per chi ha preferito leggere prima) e del suo gruppo di amici non è fatto di fredde e calcolate guerre tra clan. Le loro priorità sono comuni a quelle di tanti altri ragazzini della loro età: sfoggiare vestiti firmati, partecipare a serate in locali alla moda e far colpo sulle ragazze. Formare un gruppo di fuoco, una “paranza” appunto, e mettersi al servizio dei boss sembra il metodo migliore per ottenere tutto questo, alla svelta e senza rimpianti. Nessuno del gruppo di amici ha un secondo di esitazione quando si tratta di intraprendere le vie criminali, e il lavoro per il “sistema” non viene mai preso troppo seriamente, ma viene considerato quasi come fosse un gioco, i cui momenti migliori vengono coronati da selfie di gruppo e sonori festeggiamenti, fatti con l’intenzione di mettersi in mostra accompagnata dalla forte volontà di affermarsi come nuovi capi del rione, come i più forti.

Non solo l’ottima sceneggiatura targata Saviano, anche l’ottima regia (con un personale apprezzamento alla fotografia e alla scelta delle inquadrature) di Claudio Giovannesi (precedentemente alla guida di alcuni episodi di “Gomorra”) confezionano una pellicola di indiscutibile spessore, capace di infondere una forte empatia in chi guarda, rendendo così lo spettatore parte della compagnia di amici, facendolo emozionare per i successi della paranza; assieme ai protagonisti si riesce a credere che, effettivamente, un gruppo di “guagliuncelli” possa farcela. E proprio quando questa immedesimazione raggiunge il suo apice il film, al suo termine, riporta lo spettatore con i piedi per terra, facendolo ricredere e mettendolo faccia a faccia con la cruda realtà della camorra. Una realtà che si conferma sempre crudele, anche quando ha a che fare con dei bambini.

Antonio Ruggiero

 

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