Il realista indispensabile

Il 30 Settembre 2018 è scomparso lo storico Walter Laqueur. È stato uno dei massimi studiosi della storia europea del XX secolo e, in particolare, si è occupato di fascismo, comunismo, sionismo e terrorismo. Nella sua carriera di eminente storico, è stato direttore dell’Institute of Contemporary History e della Wiener Library di Londra, nonché presidente dell’International Research Council del Center of Strategic and International Studies di Washington. Ha diretto, col grande storico della Germania nazista George Mosse, il Journal of Contemporary History e ha insegnato Storia contemporanea all’università di Tel Aviv e alla Georgetown University.

Laqueur era nato il 26 maggio 1921 a Breslavia, che oggi si chiama Wroclaw e appartiene alla Polonia, ma allora era una città tedesca. Nel 1938 fuggì in Palestina e lavorò in un kibbutz, mentre i suoi genitori non riuscirono a scappare e vennero inghiottiti dalla macchina di sterminio nazista. Decenni dopo, nel saggio Il terribile segreto, sarebbe ritornato sulla vicenda denunciando la passività del Vaticano, degli Alleati, dell’Urss e delle stesse organizzazioni ebraiche dinanzi alla Shoah.

Nel tempo divenne uno specialista degli studi sull’Unione Sovietica e sul Medio Oriente, scrisse una storia del sionismo e una storia della Nazione di cui era originario, la Germania. Quest’ultimo saggio è intitolato La Repubblica di Weimar, dove aveva tracciato un quadro delle avanguardie artistiche della Repubblica, ma anche degli intellettuali di estrema destra che avevano preparato il terreno per l’avvento di Hitler. Una vicenda che, notava lucidamente Laqueur, aveva dimostrato «l’inesistenza di una correlazione ovvia tra la fioritura della vita intellettuale da un lato e la stabilità politica e la prosperità economica dall’altro».

Laqueur è ricordato soprattutto per i suoi studi sul terrorismo e la violenza politica. Nel suo saggio del 2000, Il nuovo terrorismo, metteva in guardia l’Occidente contro la minaccia di attentati su larga scala e sul pericolo delle armi di distruzione di massa (gli attentati dell’ 11 settembre arriveranno l’anno seguente).

Intellettuale realista venato di pessimismo, estese la sua visione alla crisi dell’immigrazione europea. In contrasto con l’ottimismo di “ce la possiamo fare” di Angela Merkel, Laqueur considerava l’immigrazione di massa come un’enorme sfida alla quale l’Europa non era pronta. Nel Marzo del 2016, rilasciò un’intervista al quotidiano Il Foglio dove disse: “L’Europa non sarà ricoperta di cenere, come Pompei o Ercolano, ma è in declino. Assumerà un profilo basso, non conterà più negli affari internazionali. Dopo essere stato al centro della politica mondiale per tanto tempo, il Vecchio continente ora corre il rischio di diventare una pedina. L’Europa ha in gran parte dilapidato il suo credito morale. Non importa quanto spesso i valori europei siano invocati e lodati. Perché una volontà debole, l’inerzia, la fatica, portano a un ego debole. La prosperità materiale ha creato una società timida, che evita tutti i conflitti e cerca di ignorare tutti i segnali di pericolo che percepisce come dannosi per il suo edonismo”.

Un maestro di lucidità, da leggere e rileggere.

Davide Cavaliere

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