La Trilogia dell’Area X: i romanzi eco-horror di Jeff VanderMeer

La costa dimenticata era un ecosistema vario e di transizione, con foreste, pianure, una palude, la costa su cui svettava un faro e infine un’isola. Era popolata dalle più svariate specie di volatili e animali acquatici e terrestri – falchi pescatori, albatri, pellicani, cormorani, delfini, armadilli, volpi – al contrario degli uomini, che erano pochi e piuttosto isolati dal resto del mondo. Fu lì che accadde qualcosa di inconoscibile: l’ambiente cambiò, e con esso ogni specie vivente presente, creando attorno a sé un confine, o una specie di epidermide. La Southern Reach – l’agenzia governativa che venne adibita allo studio del fenomeno – non riuscì a trovare uno schema né una causa. Chiamò il territorio Area X, ne sviò l’attenzione giustificandolo come un disastro ecologico e cominciò ad inviare spedizioni, le quali, una volta attraversato il confine, tornavano raccontando storie terribili o in stato confusionario, oppure non tornavano affatto. Un confine che in realtà era un corridoio in cui avanzare carponi e più lungo di quanto avrebbe dovuto essere. Un pozzo nel cuore dell’Area X che scendeva oscuro verso il basso e che in realtà era una torre, all’interno della quale uno Scriba produceva parole terrificanti. Animali con sguardi umani e mostri. Una luminosità che entrava nelle persone come un parassita. Un faro da cui sembrava essere cominciato tutto.

È questa la trama della Trilogia dell’Area X (Southern Reach Trilogy), dello scrittore e giornalista statunitense Jeff VanderMeer, pubblicata in Italia da Einaudi nel 2015. Visionaria e difficile da classificare letterariamente – si parla di “weird” per indicare un genere che sta tra l’horror, il surreale, il fantastico e l’assurdo – la trilogia sembra raccontare un incubo, che al contempo spaventa e affascina, perché vi riconosciamo qualcosa di famigliare che attrae. La domanda che ci si pone costantemente durante la lettura è la stessa che si fanno i personaggi: che cos’è? Ma – con appunto la stessa astrattezza di un sogno – VanderMeer ci ricorda che l’essere umano non ha gli strumenti per comprendere tutta la realtà, che alcune verità non possono essere conosciute, in quanto troppo estranee ai nostri meccanismi mentali e biologici, ma solo intuite.

978880621828GRAAnnientamento (Annihilation). Il primo capitolo – vera perla della trilogia e vincitore del Nebula Award – ha come protagonista la biologa, volontaria della dodicesima spedizione nell’Area X, trent’anni dopo la creazione del confine, assieme alla psicologa, alla topografa e all’antropologa. Oltre al suo amore per gli ambienti di transizione, che la rende da subito affine all’Area X, la biologa è motivata nel suo viaggio anche dal desiderio di ritrovare suo marito, che aveva fatto parte dell’undicesima spedizione e che era ritornato diverso, come senz’anima, per poi morire di cancro pochi mesi dopo. Un altro nome con cui la conosciamo è Uccello fantasma, come la chiamava suo marito, per indicare la sua estraneità a tutto ciò che non fosse la natura.978885841906GRA

Autorità (Authority). Protagonista del secondo capitolo è Controllo, alias John Rodriguez, nuovo direttore della Southern Reach, alle prese sia con il mistero dell’Area X sia con l’assurdità dell’organizzazione di cui è a capo, che per certi versi rispecchia quella dell’Area X. La storia qui assume quasi le connotazioni di un thriller o di una spy-story.

Accettazione (Acceptance). In una narrazione dinamica, ricca di spostamenti temporali e soggettivi, nell’ultimo capitolo torniamo finalmente nell’Area X assieme a quattro protagonisti: 978880621830GRAUccello fantasma, Controllo, la psicologa e colui che era il guardiano del faro al momento della creazione dell’Area X.

Ma un ulteriore protagonista sempre presente è l’Area X stessa: il suo ambiente diverso da tutto ciò che conosciamo, in grado di cambiare chiunque vi entri, rendendolo parte di sé. Una natura più forte dell’uomo, il quale non può combatterla, ma solo accettarla.

“Ogni cosa era satura, traboccante d’emozione, e io non ero più solo la biologa ma la cresta di un’onda che cresceva a dismisura senza mai frangersi a riva. La strana luce di quell’habitat, la quiete assoluta, il senso di attesa, mi condussero verso una specie di estasi”

Silvia Gemme

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