Ready, Stadia, GO.

Alcuni di noi si ricordano ancora di Blockbuster. Per i più giovani e inesperti (quanto mi fate sentire vecchio…), Blockbuster era una catena di negozi di videonoleggio: quando volevi vedere un film prendevi la macchina, andavi da Blockbuster, affittavi il VHS o il DVD del film, tornavi a casa, lo guardavi e poi lo riportavi in negozio.
Tutta questa tediosa trafila si è rivelata inutile e superata con l’avvento dei servizi in streaming (Netflix primo fra tutti). Che fine hanno fatto i Blockbuster? Falliti, hanno chiuso tutti quanti con l’unica eccezione di un singolo negozio sito a Bend, isolata cittadina nel bel mezzo dell’Oregon, USA.
E se vi dicessimo che sta per succedere lo stesso anche per i videogiochi?

Finora, salvo rarissime eccezioni, chiunque avesse voluto videogiocare, avrebbe avuto bisogno di una console o di un computer, cioè di un hardware fisico: ci si comprava la console e poi i giochi compatibili con quella macchina.
Da diversi anni, alcuni servizi (come Playstation Now o Nvidia Shield) si stanno muovendo verso un futuro in streaming. Quindi non si ha più bisogno di comprare una ingombrante console fisica, nessun bisogno di aspettare ore per scaricare e installare un gioco, ma basta pagare un abbonamento per accedere ad un enorme parco titoli: il gioco viene elaborato da un server a centinaia di chilometri di distanza e il segnale audio/video è poi inviato via internet allo schermo del giocatore.
I videogiochi streaming quindi esistono da alcuni anni, ma non sono mai stati presi troppo sul serio: andavano a scatti, si interrompevano, soffrivano di gravi problemi di latenza… Tutte motivazioni per cui la massa dei giocatori ha sempre snobbato questo tipo di gaming.

Alcune settimane fa, però, è arrivato l’annuncio di Google Stadia, e le antenne di grandissima parte di addetti ai lavori si è rizzata immediatamente: l’ingresso sul mercato di un colosso assoluto come Google, con tutta la potenza di cui è a disposizione, può significare solo cose buone.
Potenzialmente, a partire da quest’anno, chiunque abbia Google Chrome installato sul computer o una chiavetta Chromecast connessa ad un televisore sarà in grado di poter giocare alla maggior parte dei titoli più “hardware-demanding”.

Quindi tutto bello? Dobbiamo già andare a buttare dalla finestra le nostre Playstation 4 e XboxOne? Non esattamente, non ancora. Il più grande problema che, nei prossimi anni, ostacolerà una capillare diffusione di Google Stadia è la velocità delle connessioni del nostro paese, che per la maggior parte è gravemente insufficiente (basti pensare che l’Italia, nella classifica delle migliori connessioni dei paesi europei si piazza 28° su 31).

Il momento di Google Stadia e del gaming in streaming arriverà. Magari non quest’anno, magari non il prossimo anno, ma è solo questione di tempo. Il gioco fisico non morirà (esattamente come non sono morti i DVD dopo l’avvento di Netflix), ma è facile aspettarsi un’evoluzione del modo di approcciarsi al videogame.

Luca Negro

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