L’attualità del pensiero gramsciano sulla formazione dei partiti

In vista delle elezioni europee e data l’attuale instabilità politica, in Italia stanno nascendo continuamente nuovi partiti che si pongono come alternativa alla classe dirigente corrente. La formazione di nuovi partiti sembra quindi essere una semplice pratica quotidiana. Ma forse sta proprio in questa estrema semplificazione di un processo altrimenti profondamente complesso, il fallimento della maggior parte dei partiti, vecchi e nuovi. Vediamo piccoli partiti nascere e poco dopo fallire o vecchi partiti che un tempo raccoglievano la classe dirigente e che erano la forza egemone del paese, perdere consenso e credibilità, e quindi morire. La domanda sorge spontanea: in cosa sbagliano questi partiti? Antonio Gramsci nei Quaderni del Carcere teorizzò il concetto di egemonia, cioè la capacità di un partito e di una classe sociale di prendere il potere e di mantenerlo. In questa teorizzazione Gramsci fornisce delle linee-guida che i partiti dovrebbero seguire per divenire una forza egemonica. Attraverso un’analisi lucida e disincantata il filosofo e politico italiano identifica le tappe obbligate per un partito per raccogliere il consenso e guadagnare la forza per entrare nella società politica e mantenere il potere egemonico. La fase primordiale di un partito è identificata nella massa, un’entità disorganizzata e incapace di individuare in modo coerente e organico i propri bisogni e necessità. Ciò che avviene nella massa è una progressiva solidarietà tra persone che si rendono conto di avere delle richieste e trovano conforto nella comunità. Questa è però una collettività non organizzata che non sa come dare visibilità alle proprie esigenze ed è qui che nasce l’ideologia, cioè un programma coerente che armonizzi gli interessi della classe sociale attraverso l’azione di intellettuali organici. Per divenire egemonica un’ideologia deve avere la capacità non solo di rappresentare gli interessi di una determinata classe sociale ma di armonizzarsi in un sistema coerente e non contraddittorio di ideologie che rappresentino anche tutte le altre classi sociali, dette subalterne. In termini marxisti dopo aver guadagnato consenso, dalla struttura si passa alla sovrastruttura. La classe sociale, non ancora partito, porta la sua ideologia nella società civile, lo spazio in cui agiscono istituzioni pubbliche e private, quindi propone un programma sistematico organizzato da quegli intellettuali organici alla classe sociale. L’approdo nella società civile e l’azione capace di superare le contraddizioni delle necessità della società sono il fondamento per realizzare un partito con un potenziale egemonico. Il successo di un partito non si realizza solo tramite il consenso, ma attraverso la capacità di creare un’ideologia coerente e un programma sistematico capace di armonizzare le classi sociali, grazie all’azione degli “intellettuali organici”, in grado di rendere delle richieste non organiche e disorganizzate, coerenti e capaci di raccogliere un’intera società.

                                                                                                                                   Ottavia Dal Maso

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