Salone Internazionale del Libro 2019: cosa è successo?

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Come ormai è risaputo, alla vigilia dell’edizione 2019 del Salone Internazionale del Libro, si è venuto a creare un vero e proprio caso mediatico in merito alla presenza di Altaforte Edizioni.

Tutto è iniziato quando Nicola Lagioia ha dichiarato che l’evento non avrebbe ospitato personaggi politici come speaker, né avrebbe presentato libri scritti da o su di questi, compreso ovviamente la biografia del Ministro degli Interni Salvini, pubblicata da Altaforte Edizioni.

Altaforte è una casa editrice chiaramente vicina alle idee politiche di destra e, in particolare, di CasaPound. La presenza di questa casa editrice al Salone del Libro ha suscitato particolare scalpore in seguito alla dichiarazione dell’editore Francesco Polacchi: “Io sono fascista. L’antifascismo è il vero male di questo Paese”, hanno riportarlo le più importanti testate giornalistiche. L’indignazione ha pervaso i social e la risposta dagli ospiti del Salone non si è fatta attendere. Tra i nomi più importanti e virali che hanno revocato la loro presenza al Salone ci sono il fumettista Zerocalcare e il collettivo Wu Ming, mentre le case editrici, piccole a grandi, per ovvi motivi economici, hanno invece confermato la loro presenza, lanciando l’hashtag #iovadoatorino e decidendo di esporre nel proprio stand cartelli antifascisti. L’ultimo “colpo” alla kermesse torinese è poi giunto dal museo di Auschwitz che, di fronte a questa notizia, ha minacciato di chiudere qualsiasi rapporto con Torino e ha annunciato ciò con una lettera firmata anche dalla scrittrice Halina Birenbaum, sopravvissuta ad Auschwitz che doveva presentare il suo libro proprio al Salone. Alla fine, a poche ore dall’inizio dei cinque giorni di fiera, il caso è finito in Procura per un esposto della sindaca Appendino e di Chiamparino e la casa editrice è stata esclusa forzatamente dal Salone.

La situazione posta nei giorni immediatamente precedenti al Salone non è stata delle più facili per nessuno. Da una parte la questione economica e i profitti del Salone. Dall’altra l’opinione pubblica, divisa tra il boicottaggio e la strenua lotta al diritto di parola e di stampa. Infine, i personaggi pubblici: non solo autori ed intellettuali ma anche politici. Tra questi Salvini, che ha dichiarato di essere antifascista e che non sarebbe quindi andato al Salone, anche se è il protagonista dell’ultimo libro pubblicato dalla casa editrice che ha scatenato la polemica.

Alla fine, al Salone, cosa è successo? E’ successo che gli editori hanno affisso i cartelli antifascisti, che in molti portavano spille con scritto “Bella Ciao” e che le conferenze in tema antifascismo già in programma si sono svolte regolarmente. Di fronte all’uscita della metropolitana di Torino Lingotto il primo giorno di Salone c’è stata una piccola manifestazione di sinistra contro il “finto antifascismo” dell’Appendino e di Chiamparino, accusati di aver preso una posizione netta solo grazie alle forti pressioni ricevute dall’opinione pubblica, mentre Chiara Giannini, giornalista ed autrice del libro-intervista a Salvini, è entrata al Salone portando in giro il suo libro, nonostante il divieto posto a priori.

Questa vicenda ha suscitato reazioni diversissime tra loro. Ad esempio, si potrebbe riflettere sulla legge che vieta l’apologia al fascismo e verificare se, appunto, è questo il reato di cui la Altaforte Edizioni si è macchiata. In questo caso il boicottaggio di molti autori e personaggi pubblici importanti avrebbe portato a un ottimo risultato, ovvero quello di “togliere i fascisti dal Salone”. Il tam-tam sui social e il forte sentimento antifascista che sta crescendo in una fetta di paese avrebbe “vinto” contro chi invece non si fa scrupoli a ricordare, nostalgico, il Ventennio.

Si potrebbe dare ragione a chi non ha mai pensato di rinunciare al Salone, perché avrebbe significato rinunciare a una manifestazione culturale importantissima, nonché a un loro diritto fondamentale. O ancora, dare ragione alla Lega, che in questi giorni protesta per l’esclusione di Altaforte, chiamando in causa il diritto di parola e opinione e chiedendo le dimissioni di Lagioia.

Oppure si potrebbe puntare lo sguardo su un’altra faccenda, meno politica e più economica. La Altaforte Edizioni è una casa editrice piccola, e ben pochi l’avrebbero mai sentita nominare senza questa polemica. Questo caso mediatico è stato un’enorme pubblicità gratuita per Altaforte, soprattutto per il libro della Giannini su Salvini, e forse questo ha fatto sì che vendesse più copie del previsto.

di Anna Contesso e Emilia Scarnera

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