Smuggling e trafficking: cosa sono e perché c’entrano con la prostituzione

Nella loro definizione sono due fenomeni assai diversi, anche se a volte – specialmente pensando all’attuale migrazione attraverso il Mediterraneo – la differenza fra i due tende ad assottigliarsi.

Si dice smuggling of migrants (traffico di migranti), quel fenomeno per cui un trafficante, dietro pagamento, procura l’accesso illegale di una persona migrante in uno Stato. Si dice invece trafficking in persons (tratta di esseri umani) il reclutamento, il trasporto o il trasferimento di persone – tramite minaccia, uso della forza, o altre forme di coazione – a scopo di sfruttamento.

Secondo il Report dell’United Nations Office on Drugs and Crime, da noi le vittime di tratta sono sfruttate per i seguenti scopi: il 66% per attività sessuali, il 27% per lavori forzati e il 7% per altri scopi, ossia accattonaggio, criminalità e matrimoni forzati. In Italia la maggioranza delle vittime di trafficking è composta da minorenni.

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Il seminario “La clinica legale anti tratta”, svoltosi al CLE, tenuto da Cecilia Blengino, Ulrich Stege e Alessandra D’Angelo, a cura di RebLaw, ha messo in luce la pratica della tratta di giovani donne nigeriane per sfruttamento della prostituzione.

Principalmente nell’area di Benin City, le organizzazioni criminali nigeriane fanno accordi con famiglie povere e numerose. Alle vittime, spesso minorenni primogenite cui viene promesso studio o lavoro onesto in Europa, viene fatto fare un giuramento – detto giuramento ju ju – siglato alla presenza di uno “stregone”, con il quale le ragazze promettono di fare il proprio dovere e di non tradire la propria madam, altrimenti moriranno o impazziranno. La madam è colei per la quale le ragazze si prostituiranno, che si occupa di farle arrivare in Europa e che lì le controlla. Anche lei è una ex prostituta, che è riuscita a pagare il proprio debito. Alle ragazze infatti, una volta giunte a destinazione, viene chiesto il conto del loro viaggio: portarle lì è costato (a detta della criminalità) dai 25 ai 35mila euro, soldi che vanno restituiti all’organizzazione criminale attraverso la prostituzione, e a cui si aggiungono le spese sostenute in Europa per il loro sostentamento. Nel 2016 sono giunte in Italia 11.000 donne nigeriane, di cui si pensa per l’80% vittime di trafficking.

Fino a qualche anno fa, le ragazze vittime di tratta venivano portate in Italia con l’aereo, ma erano ovviamente irregolari e rischiavano di essere rimpatriate. Le organizzazioni criminali, allora, hanno posto attenzione al fenomeno dello smuggling, ossia al flusso dei migranti che attraversano il Sahara per arrivare in Libia e, infine, attraversare il Mediterraneo. Facendo fare alle vittime di tratta lo stesso percorso, esse si confondono con i migranti e una volta giunte in Italia ottengono lo status di richiedenti asilo.

Fondamentale è quindi riconoscerle, per offrire loro adeguate tutele e non lasciarle nel dominio della criminalità.

Foto tratta dal documentario “On the Road” diretto da Piers Sanderson e pubblicato su The Guardian

Silvia Gemme

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