Quando uccidere gatti diventa lecito…

Dal 2015 il governo australiano ha deciso di avviare una raccapricciante iniziativa finalizzata a sopprimere due milioni di felini entro il 2020. Le motivazioni di questa decisione si fondano sulla pericolosità del gatto selvatico in rapporto alle altre specie, in particolare per la rarissima fauna presente soltanto nel continente australiano.

Sebbene il gatto, ai nostri occhi, sia un animale domestico, tendenzialmente docile e inoffensivo, in Australia è considerato da sempre un “estraneo”: il felino, infatti, è comparso nelle terre australiane molto tardivamente rispetto al resto del mondo e non è affatto una specie autoctona, come nella maggior parte dei Paesi occidentali. Secondo i test compiuti sul loro patrimonio genetico dagli scienziati interpellati, i gatti fecero il loro primo ingresso sul continente a Sydney nel 1788, nel momento in cui approdò la Prima flotta inglese. Essa trasportava galeotti e detenuti, al fine di segregarli in una colonia penale e come compagni di viaggio si sono ritrovati dei gatti, con il prezioso compito di scacciare i topi. Fatto il loro ingresso a Sidney, si sono riprodotti e moltiplicati, il randagismo felino è aumentato e ha dato luogo così a quel pericolo per la fauna australiana, non abituata alla loro presenza, che spiegherebbe la decisione del governo in merito.

Secondo i dati storici, infatti, dall’arrivo di quella Prima Flotta si sono estinte ben 34 specie di mammiferi. Oggi, in pericolo ci sono un centinaio di specie australiane. Secondo la ricostruzione, i gatti avrebbero contribuito all’estinzione di almeno 22 di esse, oltre ad uccidere, ogni anno, 377 milioni di uccelli e 649 milioni di rettili.

Nel 2015, l’annuncio del provvedimento è stato accolto positivamente dai cittadini, consapevoli e rassegnati rispetto alla minaccia che i gatti costituiscono. Sono piovute critiche, al contrario, dall’opinione pubblica estera: numerose associazioni animaliste e addirittura personaggi dello spettacolo come Morrissey e Brigitte Bardothanno chiesto al governo di arrestare questo sterminio “ingiustificato” e “superfluo”.

Pare che il primo anno, l’iniziativa killer abbia contato 200 mila vittime feline. Tuttavia, queste stime sono state confutate dalla rivista scientifica Conversation Letters: un numero non sarebbe individuabile dal momento che allora non esisteva un censimento attendibile dei gatti randagi presenti sul territorio australiano.

E’ innegabile, pur ammettendo la ragionevolezza del timore del governo australiano, che questa iniziativa spezza il cuore. L’auspicio è che si trovino al più presto soluzioni che preservino tutte le specie animali coinvolte, gattini compresi.

Francesca Ranieri

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