Le donne dimenticate

Dalle Rime, CLXXXVIII:

Quasi vago e purpureo giacinto

che ‘n verde prato, in piaggia aprica e lieta,

crescendo ai raggi del più bel pianeta,

che lo mantien degli onor suoi dipinto,

subito torna languidetto e vinto,

sì che mai non si vide tanta pièta […]

Cavalcanti? Dante? Petrarca? No, la mano che scrisse questi versi è femminile, di Gaspara Stampa, per la precisione.

Se vi state chiedendo chi sia, la Stampa fu una delle poetesse più in voga nella Venezia del 1500. Il suo canzoniere, una forma di diario intimo in cui si alternano gioie e angosce, è una delle testimonianze letterarie più delicate della sensibilità femminile dell’epoca. I suoi scritti e la morte prematura fecero della Stampa una delle figure femminili più caratteristiche del suo tempo, nonché ispirazione delle diverse tesi romantiche sull’animo delle donne.

Viene da chiedersi come mai una figura del suo calibro rimanga nell’ombra e nell’indifferenza generale del sistema scolastico. Oltre alle capacità stilistiche e alla padronanza della metrica che fecero di lei una rinomata petrarchista, Gaspara Stampa è anche simbolo rappresentativo dello status di cui godevano le donne nella Venezia del suo tempo, nonché conferma del fatto che non tutte le donne, nel corso della storia, hanno vissuto esistenze misere e sottomissioni costanti all’uomo, ma che alcune di loro riuscirono ad emanciparsi da questa condizione, trasformando la vita in un intrico di passioni amorose, frequentazioni di circoli letterari e composizioni poetiche.

Non solo la mancanza di riconoscimento a livello scolastico di queste scrittrici potrebbe creare una fallace considerazione della letteratura, della poesia e delle arti come attività unicamente maschili, ritenendo erroneamente che solo gli uomini erano soliti dedicarsi allo studio, mentre tutte le donne dovevano necessariamente badare alla casa o ai figli; ma soprattutto quest’assenza crea un vuoto culturale che la scuola e l’università tanto millantano di colmare: sarebbe lo stesso se estromettessimo dai manuali i versi di Alceo privilegiando quelli di Saffo? O quelli di Petrarca per quelli di Veronica Franco? No, ovviamente. La cultura letteraria parrebbe orribilmente mutilata. Ma ecco allora inevitabilmente emergere l’evidenza: la cultura letteraria è già mutilata, proprio a causa di queste innumerevoli voci femminili che, nel corso della storia, sono state messe a tacere.

Ciò che si può fare oggi, è utilizzare ogni strumento telematico in nostro possesso per cercare di riempire questo vuoto e, soprattutto per chi studia letteratura italiana e sogna di insegnarla, arrivare a conoscere e a proporre una storia della letteratura almeno un po’ più inclusiva di quella di oggi.

Per chi volesse approfondire l’argomento, che qui è stato solo brevemente accennato, si consiglia la lettura di «Le scritture delle donne in Europa» di Tiziana Plebani.

Chiara Cioffi

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