L’inizio predetto della fine

Negli ultimi tempi si è acceso un forte dibattito tra i due vice-premier della nostra oramai debole e sfinita penisola. Lo scontro tra Salvini e Di Maio è il primo segno di una crisi già da tempo prevista da studiosi e opinionisti: il filo del rasoio sul quale due forze politiche molto diverse hanno voluto costruire un governo sta iniziando a sfaldarsi

Il motivo di questa crisi trova radici nella debolezza strutturale del Movimento 5 stelle. Una forza politica che ha preteso di farsi portavoce di un’eterogeneità di domande sociali, senza creare una solida base ideologica e una linea politica coerente. L’epilogo di questa crisi può avere due differenti risvolti: o il collasso definitivo del Movimento e il conseguente crollo della coalizione giallo-verde o, in alternativa, la decisiva presa di potere della Lega di Salvini e l’assorbimento – e quindi l’annullamento – del Movimento 5 stelle nel sistema tecnocratico vigente.

Questa crisi non è però da considerarsi un fulmine a ciel sereno, è anzi indispensabile ricercare nella costruzione della base elettorale e del discorso politico la ragione della perdita progressiva di potere del Movimento 5 Stelle. L’apparente coerenza delle proposte della Lega e dei pentastellati è data dalla natura dialetticamente mutevole di questi ultimi, che rispettano perfettamente le regole del populismo. In quanto forza populista il Movimento 5 stelle ha costruito la propria identità su un’immagine fittizia e miticizzata di un popolo, che agisce, aspira, pensa in modo omogeneo e coerente. Il popolo, divenendo quindi il principio e il fine ultimo del Movimento, si ritrova ad essere anche la base del discorso politico di una forza che manca completamente di una concreta linea politica, di una ideologia e di un programma sistematico. Il loro è un programma politico camaleontico, che cambia di giorno in giorno a seconda dell’umore della gente; il discorso politico ha una mera apparenza di coerenza perché si adatta alle opinioni più in voga in quel momento.

La perdita progressiva di consenso e di voti è il sintomo della patologia recondita che affligge sin dalla sua comparsa il Movimento 5 stelle, il quale ha adottato una strategia molto potente nel periodo di campagna elettorale e di propaganda, perché capace di rispondere a tutti come desiderano, ma completamente inadatta a confrontarsi con valori radicati come quelli tecnocratici e con partiti politici ideologicamente più indirizzati e strutturati.

Il Movimento 5 stelle era quindi destinato a crollare sia dopo il confronto con la tecnocrazia istituzionale, la cui dialettica basata su efficienza ed efficacia contrasta proposte su base umorale, sia a seguito della collaborazione con una forza politica che ha costruito il suo elettorato perseguendo un’ideologia di estrema destra. La fragilità di questo movimento è oramai  evidente in questi giorni di crisi e a seguito delle elezioni europee.

Ottavia Dal Maso

 

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