Midterm 2026: cosa aspettarsi dalla prossima settimana

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Vivete, sorpresa delle sorprese, nel Paese più ricco della storia del mondo: vi sembra che sia così, quaggiù?

Senatore per lo Stato del Vermont, Bernie Sanders sta aspettando che gli venga finalmente servita la sua colazione da Tudor’s Biscuit World quando, conversando con un’elettrice repubblicana, pronuncia queste esatte parole. La donna, profondamente delusa dalle politiche MAGA, scuote la testa. “Quaggiù” è la Virginia Occidentale, piuttosto lontana — per non contar le miglia — da quella scintillante Mar-a-Lago che, sineddoticamente, vorrebbe disperatamente rappresentare gli Stati Uniti nel loro complesso. La realtà dei fatti, però, è sotto agli occhi di tutti, ed è ben diversa: quasi due anni dopo il suo ritorno nello Studio Ovale, il predatore più impomatato dell’East Coast è riuscito nell’impresa di scontentare chiunque, compresi i suoi sostenitori più agguerriti, e ora teme di aver fatto il passo più lungo della gamba.

Martedì 3 novembre, infatti, i cittadini statunitensi saranno chiamati a pronunciarsi sull’operato repubblicano e sul loro messianico leader, il quale, sprovvisto del benché minimo senso del pudore — di rispettare la legge, ormai, non si parla neanche più —, promette soldi a destra e a manca in cambio di voti favorevoli. Ebbene, nell’attesa di scoprire il tasso alcolemico degli aventi diritto, ecco quel che c’è da tenere a mente in vista delle Midterm Elections del prossimo mese.

Per cosa si vota?

Se il Governo degli Stati Uniti d’America potesse avere la febbre — ipotesi che, dati i tempi che corrono, pare sempre meno assurda — le Midterm sarebbero il termometro con cui misurarla. Ogni paio d’anni, le elezioni di medio termine permettono il parziale rinnovamento del Congresso, consentendo l’insediamento di un terzo dei membri del Senato — il cui mandato ha una durata di sei anni — e della totalità dei rappresentanti della Camera, nonché di trentasei governatori e ottantotto assemblee legislative statali. In buona sostanza, queste fanno sì che si possa approvare o disapprovare formalmente quanto portato a compimento dall’Esecutivo e, simultaneamente, aggiornano la formazione congressuale, il che avviene in un caso come nell’altro.

Come tutti gli strumenti, però, anche questo è tutt’altro che infallibile: in un sistema elettorale maggioritario come quello statunitense, i collegi elettorali possono essere ridisegnati ad hoc, così da favorire una delle parti. Questa pratica, nota col nome di “gerrymandering“, consente d’ingannare le regole di un sistema già di per sé piuttosto permissivo attraverso la concentrazione o la dissipazione strategica dei voti ottenuti dal partito che si avversa. È legale? Be’, non è illegale — e sinora ha funzionato piuttosto bene.

Perché si vota?

In queste settimane s’è molto parlato del fatto che le grandi questioni identitarie come il diritto all’aborto, la rivendicazione dell’identità di genere e la gestione dell’immigrazione incontrollata avrebbero perso il loro mordente sull’elettorato, ma così non è. In occasione delle Midterm, va detto, si vota certamente in numero inferiore rispetto che alle presidenziali, ma chi lo fa è tendenzialmente più militante. Ciò nonostante, questa convinzione presenta un fondo di verità: alle urne, in fin dei conti, i cittadini si recheranno primariamente per esprimere il loro parere sul costo della vita che, dal supermercato alla pompa di benzina, è divenuto insostenibile e smentisce, giorno dopo giorno, la narrazione MAGA — perché la Golden Age di cui si balbetta, se non si vive alla Casa Bianca, pare quasi un brutto scherzo.

Sullo sfondo, anche se non di molto, c’è tutto il resto. Nessuna guerra, s’era detto, e poi? Prima il Venezuela e poi l’Iran, Trump ha tradito tutti — fatto salve per se stesso, ancora una volta il più coerente degli incoerenti. La questione ucraina? Con gran sorpresa di nessuno, non solo è rimasta irrisolta, ma sta addirittura peggiorando e non accenna a fare altrimenti: la «guerra di Biden» è ora diventata la sua, incapace di un autentico impegno militare come del suo contrario. La politica dei dazi, promossa come imprescindibile al fine di risollevare le sorti del Paese, è stata giudicata incostituzionale dalla Corte Suprema e pertanto revocata, rivelandosi infine per quel che è sempre stata, ossia il più grande boomerang economico degli ultimi decenni. E gli Epstein Files? Mai visti. I milioni di documenti che, nel 2024, hanno spinto altrettanti repubblicani a sostenere il quarantacinquesimo Presidente sino alla rielezione sono ora tornati al loro posto. Il problema, com’è chiaro, è che non si sa bene dove sia, il posto — ma d’altronde, perché mai desecretarli, quando se n’è il protagonista? È vero: storicamente, le Midterm hanno quasi sempre punito il Governo vigente, ma stando così le cose, Trump dovrebbe essere falciato.

Non ci resta che piangere?

Dopo l’esperienza delle presidenziali di dieci anni fa, i sondaggisti d’oltreoceano hanno perso molta della loro arroganza nel presentare certi exit poll. Tuttavia, alcuni rilevamenti statistici sono più ricorrenti di altri e pertanto vale la pena attenzionarli. La Camera pare destinata a tingersi di blu, mentre il Senato è in bilico. Si tratta, ovviamente, di una manciata di seggi di scarto — ma non per questo insufficiente a far pendere l’ago della bilancia da una parte come dall’altra.

A questo punto, i democratici contano sul fatto di essere riusciti ad aggiudicarsi la Carolina del Nord e l’Ohio, ma faticano nel Maine. In Michigan, Abdul El-Sayed è in vantaggio sul candidato repubblicano e persino negli Stati di Texas e Kansas, considerati roccaforti rosse, si è dell’avviso che il partito dell’asinello possa avere qualche chance, complice il carisma di candidati come James Talarico e Adam Hamilton. Incentrare la propria campagna elettorale sull’accountability anziché sull’affordability è valso al senatore Jon Ossoff, in Georgia, un marcato distacco dalla controparte e l’indipendente Dan Osborn, che vanta la maggioranza in Nebraska, si muove — anche se solo indirettamente — in sostegno al voto democratico.

Per quanto riguarda Trump, il suo indice di gradimento è ai minimi storici: meno di un cittadino su tre lo vuole dov’è. Secondo un recente sondaggio indetto del Washington Post, però, sette intervistati su dieci, memori con tutta probabilità dei fatti del 6 gennaio di cinque anni fa, dubitano del fatto che l’amministrazione vigente possa accettare una sconfitta alle elezioni. A scanso di equivoci, il Presidente ha da tempo cominciato a delegittimare il voto, specialmente quello via posta, sostenendo che i democratici non siano nelle condizioni di vincere se non tramite brogli o ingerenze d’un certo Paese dell’estremo Oriente. È di qualche giorno fa, infine, il commento del tycoon che, dall’alto del suo inarrivabile cerchiobottismo, invita a votare come se egli stesso fosse sulla scheda; chissà che, introiettata questa prospettiva, non si scelga fare tutt’altro.

Gabriele Farano

Fonti

De Luca Alessia, Midterm: il verdetto su Trump. A due settimane dal voto del 3 novembre i democratici sono favoriti alla Camera e in corsa per il Senato. Ma se le midterm diventano un giudizio su Trump, il rischio è che dopo il voto restino solo i cocci, ISPI, 20 ottobre 2026, ultima consultazione: 22 ottobre 2026, link: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/midterm-il-verdetto-su-trump-249364?fbclid=PAdGRleAVEiwVleHRuA2FlbQIxMQBwZG9mAmZkaWQWUQqUpyG-ag0o-rQ0VovqDrMkCcPgm3NydGMGYXBwX2lkDzEyNDAyNDU3NDI4NzQxNAABp6pdFa9_A–DrlHfLNW-jhHgXvYooKUrzWYNCyyTbXY3injf7zgpsXu63Dfg_aem_eCO5nIaOtgyykmACD5gx2g.

Dorn Sara, Hottest 2026 Midterm Races—Talarico, Paxton Tied In Fox News Poll (Updated Daily), Forbes, 23 ottobre 2026, ultima consultazione: 23 ottobre 2026, link: https://www.forbes.com/sites/saradorn/2026/10/23/hottest-2026-midterm-races-talarico-paxton-tied-in-fox-news-poll-updated-daily/?streamIndex=0.

ISPI – La geopolitica spiegata in modo chiaro, I Democratici possono fermare Trump? | America di Mezzo, 22 ottobre 2026, ultima consultazione: 23 ottobre 2026, link: https://www.youtube.com/watch?v=4yE2WA4I0hk.

ISPI – La geopolitica spiegata in modo chiaro, Midterm 2026: chi vota, per cosa e perché conta | America di Mezzo, 24 settembre 2026, ultima consultazione: 19 ottobre 2026, link: https://www.youtube.com/watch?v=j8V_jsJqQqI&t=1208s.

ISPI – La geopolitica spiegata in modo chiaro, Midterm 2026: Cosa divide davvero gli americani? | America di Mezzo, 8 ottobre 2026, ultima consultazione: 20 ottobre 2026, link: https://www.youtube.com/watch?v=IhIy8qVsXqo.

ISPI – La geopolitica spiegata in modo chiaro, Trump è diventato un problema per i Repubblicani? | America di Mezzo, 15 ottobre 2026, ultima consultazione: 20 ottobre 2026, link: https://www.youtube.com/watch?v=yA-ukkxqtXw.

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