Novamont: quando l’eccellenza italiana si mette al servizio dell’ambiente

Ormai tutti siamo a conoscenza della direttiva europea che vieta dal 2021 oggetti in plastica monouso come piatti, posate e cannucce. Un movimento verso il futuro, quindi, aspettato da milioni di giovani che da qualche mese ormai riempiono le piazze per chiedere ai governi una maggiore sensibilità circa il problema ambientale. Non può non saltare all’occhio però che il 2021 è ancora lontano e che, sebbene il parlamento europeo abbia finalmente deciso di investire più impegno e risorse nella questione ambientale, per essere efficace, tale cambiamento non può arrivare così tardi.

Sarebbe bene, visti i due anni che ci separano dal definitivo addio alle plastiche monouso, cominciare subito a cambiare le nostre abitudini, iniziando ad abituarci a sopravvivere senza di esse. Mentre per le aziende, sarebbe l’ora di investire già da ora in ricerca e sviluppo, in modo da mantenere il cliente soddisfatto senza depauperarlo di comodità o qualità del servizio.

Da prendere ad esempio sono le aziende come la Novamontazienda chimica italiana attiva nel settore delle bioplastiche, con sede a Novara e stabilimento a Terni.

La Novamont è stata fondata nel 1990 col principale intento di sviluppare prodotti chimici a basso impatto ambientale, utilizzando materie prime di origine agricola. Un’intuizione, questa, che ai tempi aveva sollevato solo sorrisi scettici. Il tempo però ha ribaltato la situazione di partenza, rendendo la Novamont un’azienda da 154,4 milioni di fatturato annuo.

Ma quali sono i prodotti derivati dalla lavorazione da queste materie prime di origine agricola (principalmente il mais)?

Primo fra tutti vi è il cosiddetto Mater-Bi, che grazie alle sue caratteristiche di biodegradabilità, compostabilità ed alto contenuto di materie prime rinnovabili, consente di ottimizzare la gestione dei rifiuti organici, ridurre l’impatto ambientale e contribuire allo sviluppo di sistemi virtuosi con vantaggi significativi lungo tutto il ciclo produzione-consumo-smaltimento.
Per rendere il più chiato possibile il successo ottenuto da un’innovazione del genere, basti pensare che di Mater-Bi sono composti tutti i sacchetti biodegradabili presenti in ormai ogni supermercato.

Altri prodotti creati dall’azienda sono poi il Matrol-Bi e il Celus-Bi.

Con «Matrol-Bi» viene indicata la linea di biolubrificanti e grassi che, grazie all’origine da fonti rinnovabili e la rapida biodegradabilità, rappresenta  una valida alternativa ai prodotti di origine fossile. Offrendo soluzioni ambientalmente sostenibili per minimizzare i rischi legati alla dispersione di tali prodotti nell’ecosistema, rappresenta  la soluzione ottimale per tutti quei macchinari che operano in aree ecologicamente sensibili: quelle agricole, forestali, marine o cittadine (ad esempio trattori e macchine agricole, imbarcazioni da lavoro e trasporto passeggeri, autocompattatori per la raccolta differenziata).

Per ultimo, il Celus-Bi: l’innovativa gamma di ingredienti da fonte rinnovabile per il settore della cosmesi e per la cura della persona, realizzata attraverso una nuova formulazione di creme idratanti, shampoo, fondotinta e rossetti.
È bene ricordare, infatti, che l’impatto ambientale creato delle enormi multinazionali di cosmesi è devastante, per cui muoversi con senso etico e rispettoso verso il pianeta anche in ambito cosmetico è un segno di grande versatilità e spirito d’iniziativa.

Aziende come la Novamont sono da prendere da esempio perché mettono in luce come – a dispetto delle diatribe politiche, dell’immobilismo sociale e dell’alto tasso di disoccupazione da cui l’Italia contemporanea sembra essere afflitta senza consolazione alcuna – è sempre possibile rintracciare idee fresche e innovative, che riescano a far girare l’economia senza sfruttare in maniera negativa l’ambiente, ma anzi avvantaggiandosi dei suoi frutti e riducendo il costo del lavoro, eliminando complessi processi chimici alla base della lavorazione delle plastiche e in più creando migliaia di posti di lavoro. Insomma, una manovra di Nash in pieno stile.

Chiara Cioffi

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