Cannabis light, la Cassazione la dichiara illegale. Il punto della situazione

Nella giornata del 30 maggio scorso, la Cassazione a sezioni penali unite ci ripensa e blocca quello che è un mercato emergente nel nostro Paese. Tutti i prodotti derivati dalla cannabis che fino ad ora era possibile vendere liberamente, quali foglie, resina, olii ed infiorescenze sono da considerare completamente illegali in quanto, a detta della Corte Suprema, non rientrano nelle finalità commerciali previste dalla legge 242 del 2016. Il numero di negozi che vendono tali prodotti ha conosciuto una crescita poderosa a partire dal 2016 (anno in cui è stato dato il via alla libera commercializzazione dei derivati della cannabis contenenti unicamente il principio della CBD), arrivando a quota tremila punti vendita, la maggior parte aperti proprio durante gli ultimi mesi. Impossibile non constatare quanto questo business possa essere redditizio. Sebbene la sentenza sia stata emanata, dovranno passare diversi giorni prima che vengano depositate le effettive motivazioni che stanno dietro questa decisione, ma ciò non ferma in alcun modo la serie di sequestri (così rapida che viene da chiedersi quanto le pressioni politiche abbiano “aiutato”) che è già stata avviata ad opera delle forze dell’ordine e che è andata a toccare diverse città in cui sono presenti gli store, ripulendo i banconi dei negozi e svuotando i distributori automatici.

Di conseguenza molti sono stati i commercianti che, per prevenzione, hanno preferito tenere chiuso il loro punto di vendita (un esempio è il cannabis store di J-Ax a Milano) fino a quando la situazione non si farà più chiara. I dubbi riguardanti il come comportarsi a seguito della decisione della Corte sono nati proprio a seguito di alcuni sequestri, in quanto i militari non hanno potuto confiscare molti prodotti in vendita perché effettivamente “privi di effetto drogante”. Proprio questa è infatti l’argomentazione rivendicata dai commercianti e dal Consorzio Tutela Canapa, sicuri del fatto che tutti i derivati che sono attualmente in vendita rientrino già nei limiti prestabiliti e rispettino la quantità massima di THC (il principio attivo che provoca gli effetti psicotropi) che, ricordiamo, è fissato allo 0,2% con un tetto massimo di 0,6%. Il Consorzio quindi assicura tutti affermando che, se entro i limiti già precedentemente previsti, non cambierà nulla e non si andrà a danneggiare un mercato che, ancora emergente, frutta 150 milioni di euro all’ anno, con relative aziende agricole (circa duemila) che sfruttano 4mila ettari di terreno per coltivare la canapa.

Immediate le reazioni della politica che vedono in maniera ben delineata, da un lato, la Lega che celebra un successo, e dall’altra l’ opposizione, dove si leva la voce del dissenso. “Siamo contro qualsiasi droga […]  e a favore del divertimento sano”, queste le parole del viceministro Matteo Salvini. Parole che trovano appoggio da parte di Lorenzo Fontana, Ministro della Famiglia e le Disabilità, al quale è stata assegnata la delega alle politiche antidroga: “La decisione presa dalla Corte conferma le nostre preoccupazioni in merito alla vendita di questo tipo di prodotti”. Di tutt’ altro avviso è il PD, che tramite le parole del deputato Michele Anzaldi, mostra una visione completamente diversa che vede la cannabis light come una promettente opportunità e difende l’operato dei suoi precedenti leader: “La sentenza della Cassazione vanifica il lavoro compiuto delle commissioni Agricoltura e Sanità della precedente legislatura, mettendo inoltre a rischio migliaia di posti di lavoro”.

La situazione è tutt’ altro che limpida e soprattutto non è definitiva. Per avere un quadro completo, i commercianti sono costretti ad aspettare il giorno (si spera vicino) del deposito delle motivazioni della sentenza, alle quali consorzi ed associazioni potranno eventualmente appellarsi per evitare di dare una forte stangata ad un fiorente e promettente mercato.

Antonio Ruggiero

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