La “letteraturap” di Murubutu

Con il dilagante fenomeno della trap, il rap autentico fatica a mantenersi “puro e incontaminato”: infatti, sono molti gli artisti che hanno ceduto al fascino commerciale del nuovo genere dominante. Nel panorama musicale odierno i contenuti delle canzoni passano in secondo piano e descrivono caoticamente un tipo di realtà dominato dal materialismo e dalla superficialità, ma per fortuna esistono artisti che hanno ancora qualcosa da dirci, uno di loro è senz’altro l’emiliano Alessio Mariani, in arte Murubutu. Da ragazzo aderisce al fenomeno delle posse, componendo political hip-hop, finché non diventa insegnate di storia e filosofia, ideando un nuovo tipo di musica che definisce “rap didattico”, il quale sfocia in un tipo di rap di ispirazione letteraria. 

Per relazionarsi con le nuove generazioni e veicolare messaggi e ideali decisamente diversi da quelli che i giovani sono abituati a sentire, Murubutu ha scelto uno dei mezzi di comunicazione più potenti e immediati, vale a dire la musica, o meglio il rap, nato proprio dalla necessità di far sentire la propria voce in una società indifferente. Lo si può “accusare” di “istigazione alla cultura”, alla curiosità di vedere la storia, la filosofia e la letteratura non come qualcosa di superfluo, ma come armi per combattere l’ignoranza e la superficialità, come strumenti per formare i cittadini di un domani. 

Oltre a questa componente “didattica” Murubutu è anche un brillante storyteller, infatti la maggior parte delle sue canzoni possono essere considerate dei veri e propri racconti, alcuni estrapolati dalla storia, come “La battaglia di Lepanto- 1571” o dalla letteratura, ad esempio la storia di Franz Kafka e Milena Jesenská nella canzone “Franz e Milena”, altri ancora rivisitati o scritti dallo stesso rapper/narratore, come “I marinai tornano tardi”. Ogni singolo brano è impregnato di riferimenti e citazioni filosofico/letterarie.
Musica e letteratura finisco per confondersi nei suoi album, che infatti sono pensati come se fossero dei veri e propri libri o raccolte di racconti, tra cui tre concept caratterizzati da un topos ben preciso: il mare ne “Gli ammutinati del Bouncin’ ovvero mirabolanti avventure di uomini e mari” (2014), il vento ne “L’uomo che viaggiava nel vento e altri racconti di brezze e correnti” (2016) e il suo ultimo capolavoro, “Tenebra è la notte e altri racconti di buio e crepuscoli” (2019), che vede come protagonista la notte e il cui titolo richiama il romanzo di Francis Scott Fitzgerald “Tenera è la notte”. In quest’ultima opera il rapper collabora con artisti come Caparezza, Mezzosangue e Willie Peyote, continuando ad attingere da fonti letterarie come il romanzo di Dostoevskij, “Le notti bianche”, “Wordsworth” e “Il sergente nella neve” a cui si ispira per “Buio”.

Per tutti i suoi album Murubutu compie una scelta stilistica davvero brillante: le canzoni di ogni album sono pensate per essere ascoltate in ordine, dalla prima, che equivale all’introduzione, fino all’ultima, che corrisponde alla conclusione. Questo perché il passaggio da un brano all’altro non avviene con uno stacco netto come accade comunemente, ma in una continuità creata attraverso dei suoni che corrispondono ai rispettivi topos, una sorta di fil rouge che prosegue perfettamente nella canzone successiva. L’impressione finale sarà quella di aver ascoltato un’unica, lunga canzone.
E così la fusione tra musica e letteratura è completa: l’ascoltatore/lettore affronterà un autentico percorso letterario senza nemmeno sfogliare una pagina. 

Eleonora Grossi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...