Profumo – l’essenza della nuova serialità nordica

Sappiamo che la televisione tedesca non si è mai distinta troppo per le proprie serie; oggigiorno risultano spesso un po’ pesanti e di stampo “vecchiotto”, in modo particolare rispetto al modello americano che domina incontrastato sul mercato internazionale.
Ma ora il paese ha deciso di aprirsi a Netflix, la più grande piattaforma streaming del mondo, e di rinnovare le proprie proposte, prima con “Dark” e “Dogs of Berlin” e ora con “Profumo”, nuovo prodotto firmato dalla casa di produzione e distribuzione cinematografica tedesca Constantin Film.

La serie riprende, e cita direttamente, il famoso romanzo “Il Profumo” di Patrick Süskind scritto nel 1895. La famosa storia dell’assassino sociopatico con un olfatto fuori dal normale ha sempre affascinato fortemente il pubblico, che infatti ha accolto piacevolmente prima il film del 2006 e ora anche la serie TV.
A prima vista la serie potrebbe apparirci come una nuova copia della storia originale, ma subito ci dimostra di essere l’esatto contrario. Per prima cosa cambia l’ambientazione: abbandoniamo infatti la Parigi del XVIII secolo per immergerci nella Germania contemporanea e, di conseguenza, in un contesto sociale completamente differente.

Oltre alla posizione geografica e temporale cambiano anche i protagonisti.
Un bambino che corre con in mano una lunga ciocca di capelli strappati ancora sporchi di sangue fresco, il ritrovamento di un corpo senza vita e privato dei capelli, dei peli pubici e ascellari, ovvero le zone in cui sono presenti le ghiandole che caratterizzano l’odore personale.
Ecco come comincia la serie. Un inizio di certo non scontato né leggero, che ci catapulta nel pieno della vicenda senza preamboli e con alte aspettative.
Cominciano le indagini e gli interrogatori, e subito ci ritroviamo imbrigliati in un’intricata matassa di misteri, scandali, traumi infantili e perversioni.
Ma per comprendere il presente, e un possibile movente, dobbiamo scavare nel passato dei protagonisti, un gruppo di cinque adulti, legati da un’infanzia difficile e, soprattutto, da un enorme segreto.

In “Profumo” nulla è prevedibile o scontato, e in sei episodi la serie riesce a conquistare lo spettatore, lasciandolo alla fine di ogni puntata con la convinzione di essersi avvicinato ad una risposta, per poi rimescolare tutte le carte all’inizio dell’episodio successivo.
Pecche? Poche: il finale un po’ sbrigativo e complicato rispetto al resto della serie, che ci lascia in sospeso e con molte domande – forse anche troppe -, e lo stile recitativo tedesco, molto diverso da quello standard anglosassone, che risulta in alcuni casi, anche se non in tutti, un po’ forzato.
L’ultima scena ci fa sperare in una possibile seconda stagione, che però non è ancora stata confermata.

Una serie ricca di colpi di scena, che lascia lo spettatore con l’acquolina in bocca e la curiosità di scoprire ogni essenza e sfumatura di profumo

Daniela Frezzati

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