L’Unione Europea ha commesso crimini contro l’umanità?

Lo scorso 3 giugno è stata presentata un’accusa alla Corte Penale Internazionale rivolta all’Unione Europea e a determinati Stati membri – Italia, Germania e Francia – per la morte di migliaia di persone negli ultimi anni nel Mar Mediterraneo.

Gli autori principali della denuncia sono i due giuristi Juan Branco, che ha precedentemente lavorato per la Corte stessa, e l’israeliano Omer Shatz. L’accusa parla di crimini contro l’umanità e il fulcro è la politica di deterrenza attuata, che ha portato alla morte di oltre 12.000 persone, la cui responsabilità grava sull’Europa tutta.

L’istanza contiene ben più di mere gravi accuse: nelle 245 pagine della stessa, infatti, sono riportate dettagliate prove attinte dalla documentazione interna di Frontex, l’organizzazione dell’Unione incaricata della protezione dei confini esterni. Da essa risulta chiaro che i funzionari europei erano a conoscenza del fatto che la sostituzione della missione italiana Mare Nostrum con la europea Triton, a fine 2014, avrebbe provocato un ben più alto numero di morti, ma lo fecero comunque nel tentativo di ridurre il numero di traversate dei migranti (cosa che non funzionò, e che portò a un conto di decessi trenta volte più alto). Inoltre, l’Europa sarebbe responsabile del respingimento di un numero stimato di 40mila rifugiati in Libia, ormai considerata un porto non sicuro.

“I funzionari dell’Unione Europea erano completamente consci del trattamento dei migranti da parte della guardia costiera libica e del fatto che […] avrebbero affrontato in Libia l’immediata detenzione nei centri di prigionia, una forma di imprigionamento illegale in cui omicidi, stupri, torture e altri crimini erano noti ai funzionari europei per essere comuni.”

Se l’istanza fosse accolta dalla Corte e partisse effettivamente un’inchiesta, ciò costituirebbe il primo reale colpo al muro di indifferenza eretto dagli Stati europei contro la consapevolezza del disastro umanitario attualmente in corso. Riconoscere la responsabilità dell’Europa per una studiata omissione sarebbe un segnale forte.

Nel mentre in Italia il nuovo Decreto Sicurezza Bis sanziona gravemente – con multe e confisca delle imbarcazioni – tutte le navi (ovviamente si riferisce alle ONG) che, violando il divieto di ingresso, entrino nel nostro mare territoriale. Pia Klemp, capitano della Iuventa, nave gestita da una ONG tedesca, è accusata con altri nove di aiuto e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e rischia fino a 20 anni di carcere, mentre la Iuventa è stata posta sotto sequestro nel 2017. Parlando al The Guardian, Pia Klemp sostiene che le ONG sono state criminalizzate nel più ampio tentativo di stigmatizzare i rifugiati. In segno di solidarietà, è stata lanciata una petizione per chiedere che le accuse nei suoi confronti vengano fatte cadere.

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Sia per quanto riguarda la denuncia alla Corte sia per quanto riguarda il caso di Pia Klemp, è interessante notare come, nel momento dello svolgimento della maggior parte dei fatti, la forza al governo non era quella giallo-verde, bensì quella di Gentiloni. Possiamo quindi trarre la conclusione che, sebbene con Matteo Salvini la politica anti-migratoria nel nostro Paese abbia raggiunto il suo punto più estremo, essa fosse presente, sotto banco, già prima.

Silvia Gemme

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