Portraits – Mary W. Shelley, la “madre” di Frankenstein

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Mary Wollstonecraft Shelley nacque nel 1797 a Londra, dall’unione tra il filosofo anarchico Wiliam Godwin e la scrittrice femminista Mary Wollstonecraft, che morì poco dopo aver dato alla luce la figlia, che ne prese nome e cognome. La sua fu quindi un’educazione molto liberale e davvero rivoluzionaria per l’epoca, che la portò a diventare una splendida giovane donna, di idee molto aperte e ricca di fascino. Tanto che, all’età di soli 16 anni, fece innamorare perdutamente il poeta Percy Bysshe Shelley mentre lui era già sposato con un’altra donna, che, ahimè, morì suicida pochi anni dopo. Il giovane poeta all’epoca frequentava la bottega del padre di Mary, che inspirò molto Shelley nelle sue scelte di vita e nei suoi ideali politici, e nel 1816 i due giovani si sposarono.

L’amore tra i due fu molto discusso, perché andò oltre le regole sociali ma divenne anche leggendario, per la sua tumultuosità e brevità. La coppia visse in un tempo in cui le regole sociali erano molto più rigide, soprattutto per le donne, ma condussero uno stile di vita che sarebbe moderno anche ai giorni nostri: i due viaggiarono molto insieme, vivendo una vita sregolata e avventurosa, e decisero di tenere la coppia aperta ad altri amanti, per rispettare la propria libertà. Durante i loro pochi anni insieme questa coppia formidabile scrisse alcuni pezzi di poesia e di prosa che fecero la storia della letteratura inglese di quel periodo, regalandoci delle opere ancora di grande attualità e importanza.

Nel 1818 gli Shelley si trovavano a Ginevra, ospiti presso Lord Byron, altro grandissimo poeta romantico inglese, amico di Percy. Durante quel soggiorno, in una serata che è passata alla storia, i tre, insieme a John Polidori, si sfidarono, ognuno scrivendo un racconto dell’orrore originale. Polidori creò Il Vampiro, che fu preso ad esempio per il Dracula di Bram Stoker, e Mary scrisse la prima bozza di Frankenstein, o il moderno Prometeo. Non è necessario dire chi vinse quella scommessa, perché il mostro ideato dalla scrittrice ha creato un genere, quello fantascientifico, entrando prepotentemente nell’immaginario di tutto il mondo.

Nel 1822 Percy morì tragicamente in mare, durante una traversata. Mary allora tornò in Inghilterra con il figlio per dedicarsi alla carriera di scrittrice a tempo pieno, donandoci altre opere di grande importanza come Valperga (1823) e L’ultimo Uomo (1826). La donna incontrò un’opposizione feroce nel corso di tutta la sua vita, criticata da molti perché “dissoluta e immorale”, e, nondimeno, perché donna che rifiutò di sposarsi una seconda volta ed ebbe l’ardire di mantenersi da sola con un mestiere, come quello dello scrivere, che era prerogativa maschile. Frankenstein inizialmente faticò persino a trovare un editore, perché tutti pensavano che l’avesse scritto Percy, essendo troppo macabro per una donna, e solo nella seconda edizione dell’opera comparve il nome di Mary.

Questa grande donna fu un esempio di pre-femminismo e di assoluta libertà artistica e individuale, tanto quanto il marito, e ci ha lasciato uno dei romanzi più universali e umani che siano mai stati scritti. Una storia che parla dell’accettazione del diverso, dei pericoli dell’emarginazione e del mostro che è in ognuno di noi.

Anna Contesso

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