Portraits – Genia bugiarda o defraudata ? Tonya Harding, sopravvivendo allo scandalo.

Tonya Harding. Pattinatrice di figura. Interpretata da Margot Robbie. Immortalata da due documentari. Il primo – “Sharp Edges” – datato 1986, viene addirittura anni prima che Tonya compisse l’esibizione che l’ha fatta passare alla storia del pattinaggio artistico.
Tonya nasce nel 1970, da genitori che vivono una relazione tumultuosa e per giunta i un campeggio per roulotte. Suo padre lascia presto il domicilio familiare. Sarà la madre, LaVona “Sandy” Golden, a crescerla destreggiando tra tre lavori diversi per poter finanziare la carriera della figlia. Al tempo stesso però è molto severa, Tonya sostiene che la picchiasse sei volte a settimana. A vent’anni, sposa
Jeff Gillooly, in parte per amore, in parte per scappare di casa ma anche per non dover lavorare e dedicarsi al pattinaggio. Ma anche con lui, Tonya intrattiene una relazione conturbata. 

La Harding dimostra fin da piccola un talento eccezionale per il pattinaggio artistico. Si distingue, inoltre, dalle altre pattinatrici dai corpi delicati, per la sua corporatura forte ed atletica. È nel 1991 che fa la storia: la prima americana – e seconda donna al mondo – a completare uno triplo axel in competizione, considerato il salto più difficile. Esso sfida (o usa in tutta la loro complessità) le leggi della fisica. Per eseguirlo, il pattinatore deve iniziare il salto di spalle alla direzione voluta, elevarsi in aria con la forza di una sola gamba per, finalmente, effettuare tre giri e mezzo nell’aria in meno di un secondo e atterrare sul piede opposto – che subisce l’impatto da 8 a 10 volte il peso di chi osa provarlo.

Tonya si è sempre sentita al margine rispetto all’Associazione Nazionale Americana di Pattinaggio Artistico. Costumi trascurati, eccessiva mascolinità, esibizioni poco raffinate: esegue il suo storico triplo axel accompagnata dalla sigla di Batman, compete alle Olimpiadi con la colonna sonora di Jurassic Park. Fuori dalla norma, Harding riconosce di aver fatto poche cose seguendo la tradizione del pattinaggio e crede di essere stata volutamente svantaggiata durante le sue competizioni per questo motivo (e della sua complicata situazione economica), nonostante, nella pratica, fosse la migliore. Tuttavia dichiara: «Non mi importa di essere la “sfavorita”»

D’altro canto c’è Nancy Kerrigan, che incarna femminilità, graziosità e delicatezza: la candidata ideale per rappresentare gli Stati Uniti alle Olimpiadi Invernali. Diventa  rapidamente la principale rivale di Tonya sul ghiaccio americano, che giura fossero amiche e di non aver mai saputo nulla dell’aggressione che vide vittima la Kerrigan prima delle Olimpiadi del 1994 – ufficialmente orchestrato da Jeff Gillooly, per mettere fuori gioco la rivale in vista delle suddette Olimpiadi. Nel corso dell’investigazione, viene ritrovato un foglietto pianificate l’offensiva, su cui viene riconosciuta dal tribunale la calligrafa di Tonya. Viene così deprivata del suo titolo di campionessa americana in Minneapolis (1994) e condannata a non poter più competere agli eventi dall’Associazione.

Inizia così a competere come pugile, ma senza grandi risultati. Diventa una favorita del reality show « Dancing with the stars » (« Ballando con le stelle »), però non viene più presa sul serio. Col film «I, Tonya» (2017) e il documentario «Truth and Lies :  The Tonya Harding Story» (2018), recupera notorietà e fa riemergere a galla la storia dell’aggressione. Afferma di essere stata, in realtà, al corrente dell’attacco, ma dopo l’accaduto di non essere stata capace di denunciare il coniuge.
Viene assolta dal pubblico. Ma mai dalla vittima Nancy, né dall’ex-marito Jeff. Lui insiste: “Era Tonya il cervello dell’operazione contro la sua compagna di squadra olimpica.” Ingiustizia certo, ma contro chi ?

C’è un’unica cosa della quale possiamo essere sicuri: Tonya Harding è un’icona americana, tanto per la sua bravura in quanto atleta quanto per la presunta infamia e il mistero che le aleggia intorno. 

Malu Benjamin

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