Stretto di Hormuz; tra nucleare e petrolio si sfidano Iran e USA

Com’è possibile che un braccio di mare lungo poco più di 160 km e non più largo di 90 sia il protagonista di una crisi politica internazionale?
La risposta è semplice: un quinto del petrolio mondiale passa per questo stretto.

Negli ultimi mesi diversi incidenti hanno avuto luogo in queste acque o nelle zone in prossimità. Nel maggio del 2019, quattro petroliere sono state attaccate poco a largo delle coste degli EAU e gli Stati Uniti non hanno esitato ad incolpare l’Iran.
Un mese più tardi, altre due petroliere sono state attaccate, questa volta vicino le coste dell’Oman e anche in questo caso gli Stati Uniti hanno incolpato Teheran.
L’escalation continua e culmina una settimana dopo, il 20 giugno, con l’abbattimento di un drone americano presumibilmente entrato nello spazio aereo iraniano, operato delle Guardie Rivoluzionarie, gruppo armato iraniano considerato organizzazione terroristica da Washington.

Stretto di Hormuz 2
Stretto di Hormuz: Iran nel nord, Oman ed Emirati Arabi Uniti al sud.

Ma come si è arrivati a tutto questo?
Per rispondere a questa domanda bisogna prima fare un passo indietro e tornare nel 2015. Nel luglio di quell’anno, a Vienna, è stato firmato un accordo tra Iran e i paesi cosiddetti P5 (USA, Russia, Cina, Francia e Regno Unito) più la Germania. Brevemente, con questo accordo l’Iran rinunciava alla creazione di possibili armi nucleari e, in cambio, gli altri paesi firmatari avrebbero eliminato le sanzioni economiche che, gravando sull’economia iraniana, puntavano proprio a dissuaderli dall’intento.
L’accordo è stato definito storico da molti addetti ai lavori e sbandierato dall’allora presidente americano Obama come una grande vittoria della diplomazia. Nel maggio 2018 però, il presidente Trump, da sempre critico verso l’operato del suo predecessore, ha annunciato che gli USA sarebbero usciti dall’accordo e che avrebbero reintrodotto le sanzioni economiche.

Da questo momento la situazione non fa altro che peggiorare.
I due paesi iniziano ad accusarsi a vicenda, mostrano i muscoli e si dicono entrambi pronti ad ogni azione. Gli USA si mobilitano anche militarmente per intimorire Teheran e inaspriscono le sanzioni economiche. L’Iran attacca alcune petroliere, viola per la prima volta l’accordo sul nucleare iniziando a produrre uranio arricchito oltre la soglia prevista dal patto e abbatte un drone americano quasi scatenando la risposta militare americana, fermata all’ultimo minuto dal dietrofront di Trump.

Se da una parte gli Stati Uniti hanno l’obiettivo di indebolire economicamente l’Iran al punto da costringerli a negoziare un nuovo accordo, dall’altra Teheran non smetterà di compiere azioni pericolose nello stretto di Hormuz, tenendo in scacco un’arteria fondamentale del commercio del petrolio facendo quindi pressione sugli alleati di Washington (Giappone e UE su tutti) affinché elimini le sanzioni economiche.
USA e Iran intraprendono un cammino molto pericoloso e nessuno dei due sembra sul punto di cedere. In un contesto del genere, seppur il conflitto armato non è l’opzione preferita dalle due parti, non sono da escludere gli scenari peggiori.

Luigi Maria Barbella

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...