I Fridays for Future proseguono indomiti a Torino: in 100 mila manifestano per l’ambiente

Sulla manifestazione per il clima di questo 27 settembre a Torino, i giornalisti hanno azzardato le cifre più disparate – c’è chi ha scritto 10 mila, chi 20, chi 50… – ma loro, gli organizzatori e membri di Fridays for Future Torino, orgogliosi, sostengono che di persone a sfilare ce n’erano 100 mila. E questa foto, divenuta ormai virale, parla chiaro.

Ph: Giorgio Brizzo

Poco tempo fa lo scrittore Jonathan Safran Foer – invitato alla Cavallerizza per presentare il suo ultimo libro – aveva detto degli americani che: “il 91% di loro riconosce la scientificità dei cambiamenti climatici.”
E via, “su che altro sono d’accordo così tante persone?” – aveva commentato con ironia. Lo stesso si potrebbe dire dei giovani torinesi: una folla tale, non la si vedeva nemmeno in una delle ultime manifestazioni studentesche per la scuola. Questo ci dimostra che la questione ambientale ha pressoché raggiunto ogni singolo individuo: ragazzi, ragazze, ma anche bambini, genitori, anziani, insegnanti ecc. Merito anche dell’intenso lavoro del collettivo Fridays for Future, proprio di Torino: qualche mese fa ne avevamo parlato, erano quegli “Sdraiati” per le vie del centro…

Ph: Rebecca Miglino

In questi mesi si sono dati parecchio da fare, e la settimana precedente al Global Strike del 27, è stata come un “coronamento” del loro intenso lavoro. C’è infatti da riconoscere che i F4F di Torino sono stati gli unici in Italia a essersi impegnati così attivamente, mentre nelle altre città ci si preparava organizzando proiezioni, convegni, conferenze…

Tutto è iniziato con la cerimonia d’apertura, e un funerale al futuro: ad assistere c’era un pubblico di 200, forse 300 persone, presenti anche ospiti internazionali dagli Stati Uniti e dal Regno Unito – grazie alla collaborazione con Extinction Rebellion – come ad esempio l’attivista per il clima e i diritti umani Ka Hsaw Wa.

Da lì, si è innescato un incremento sorprendente dei follow di F4F Torino su Instagram, del loro seguito su Facebook, complice anche il presidio permanente in piazza Castello: questo tendone, allestito al fine di sensibilizzare i passanti prima dello sciopero del 27, è diventato un vero e proprio punto di aggregazione per i ragazzi stessi, che qui hanno condiviso cene e sacchi a pelo per alcuni giorni.

Sono seguiti poi tre die-in (quella particolare azione che ce li aveva resi noti come “gli Sdraiati”) davanti al Museo Egizio: alcuni riversati a terra come cadaveri scomposti, altri a distribuire volantini e informare la gente. “È stata una prova di resistenza anche per i partecipanti” – racconta Barbara – “è stato più lungo rispetto agli altri, siamo rimasti a terra per 40/50 minuti buoni.
Proprio sotto quell’anomalo caldo (a settembre) contro cui i ragazzi stanno protestando, aggiungiamo.

Con una Trash Challenge meglio organizzata delle precedenti, i F4F Torino hanno ancora ripulito la città: 5 squadre si sono divise in diverse zone e in due turni, raccogliendo – in mezzo al “bottino” complessivo dell’intera giornata – ben 75 mila mozziconi di sigaretta, “che equivalgono a €22,5 mil., se consideri che per ogni mozzicone sarebbe prevista una multa da 300€” – continua Barbara.

Se solo le leggi venissero applicate, ci sarebbero un sacco di soldi in più, e l’ambiente sarebbe un posto migliore.

È stata però probabilmente l’azione contro la fast-fashion la più forte, e che li ha messi più alla prova: tutto si è svolto in un brevissimo tempo, davanti e dietro le vetrine dell’H&M di via Roma (scelto per le dimensioni del negozio, molto frequentato, non perché l’azione fosse diretta nello specifico contro il marchio), eppure dall’enorme impatto e risonanza mediatica, che ha raggiunto persino altre parti d’Italia. Ancora un die-in, e mani sporche di sangue contro le vetrine, in nome di tutte le vittime della fast-fashion: a pagare per i nostri acquisti compulsivi, sono infatti l’ambiente e migliaia di lavoratori sfruttati.

Dopo questo – necessario – “shock” per richiamare l’attenzione del pubblico, nelle giornate successive il tono è tornato “più pacifico”, ma sempre risoluto: insieme al collettivo Badili Badola di Torino, i F4F hanno realizzato un guerrilla gardening (6 alberi piantati in un’aiuola nei pressi del Lingotto, come gesto simbolico contro la deforestazione), poi una critical mass in bicicletta, e infine un flash mob davanti a La Stampa, per esigere notizie, verità a proposito della crisi climatica: “per coinvolgere ancora più persone. Così come ci sono rubriche dedicate allo sport, alla moda, è necessario che ce ne sia una sulla crisi climatica.” (Barbara)

E alla fine, pare abbia funzionato: il successo clamoroso e inaspettato – persino per gli organizzatori – della manifestazione del 27, è di sicuro un ottimo segno. Tuttavia,

“speriamo che almeno buona parte di quella gente, inizierà a scendere in piazza il venerdì con noi, perché gli scioperi globali non sono soltanto un semplice punto d’arrivo.” (Barbara)

Ph: Paolo Rucci

Alice Tarditi

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