Mattoni, di Night Skinny. Recensione

Fare un disco da producer in Italia non è cosa che accade tutti i giorni, né tantomeno è un qualcosa che chiunque può fare. Night Skinny ci riesce, e dopo due anni di silenzio confeziona un disco che farà scuola.
26 artisti, diversi e simili tra loro per stile e contenuti, racchiusi all’interno di 16 tracce che si distinguono tra di loro per il genere e il sound, rimanendo comunque dei brani fortemente hip-hop. Sono questi gli ingredienti che servono per confezionare il disco dell’ anno della scena rap del Belpaese?

Se non ha centrato l’obiettivo di album migliore del 2019, Night Skinny ci è andato sicuramente vicino. Per quanto si possa pensare che sia facile fare il disco dell’anno quando si hanno a disposizione alcuni tra i migliori rapper e trapper che la scena ha da offrire, non bisogna scordarsi che le difficoltà maggiori che può incontrare un producer si annidano proprio nella combinazione dei vari MC su una stessa traccia. Basta un accoppiamento sbagliato o un beat che stona con lo stile dell’artista prescelto ed ecco che il brano che si incide finisce nel dimenticatoio o, di questi tempi ancora peggio, diventa oggetto di hating da parte dei fan.

L’ascesa
Mattoni è il quinto album realizzato in studio che porta la firma di Luca Pace, vero nome di uno dei producer che ha iniziato facendosi le ossa nella scena rap underground (uno dei primi artisti con cui lavora è Tormento). Il suo nome inizia a riecheggiare nell’ambiente rap mainstream a partire dal 2014 quando pubblica “Zero Kills”, disco che vanta collaborazioni prestigiose come Madman e Salmo. Il vero e proprio salto di qualità avviene nel 2017, con l’album “Pezzi“, che risulta impeccabile per la cura artistica che Skinny ha riservato alle sue produzioni. Il duro lavoro viene ripagato ed è grazie al suo, ormai penultimo, disco che lo fa entrare di diritto nell’Olimpo dei produttori italiani.

Le voci presenti
Mattoni è il disco che ci troviamo tra le mani dopo due anni di pausa ed è il frutto di un anno di lavoro trascorso in viaggio tra New York e Milano.
Gli artisti presenti sono ben 26: Noyz Narcos, Marracash, Capo Plaza, Guè Pequeno, Fabri Fibra, Rkomi, Luchè, Ernia, Quentin40, Tedua, Lazza, Ketama126, Side baby, Speranza, Shiva, Franco126, Izi, Jake La Furia, Taxi B, Madame, Vale Lambo, Lele Blade, CoCo, Geolier, Chadia Rodriguez e Achille Lauro.
Un roster del genere dovrebbe già far dire da solo “Disco dell’anno”, ma è proprio qui che serve un producer come Night Skinny, capace di fare da collante e esortare tutti i sopra menzionati a spaccare sulle sue basi. Cosa che Skinny riesce a fare tremendamente bene.

Come suona il disco
I suoni che troviamo sono freschissimi, forti del mood cupo che contraddistingue Skinny dai suoi primi lavori, grazie anche alla grande influenza data dal sound della West Coast di oggi e di ieri e si accompagnano perfettamente ad altri brani che, con delle basi decisamente diverse, portano con sé un mood più spensierato durante l’ascolto dell’ album.
Il disco non si fa mancare niente: in più di una traccia sono presenti campionamenti che risalgono a diverse culture musicali. Prima tra tutte è “Saluti”, interamente dominata dal sample di “All around the world” o in “Fare Chiasso”, dove il beat viene contaminato da un pezzo soul di Minnie Riperton.

Inutile ovviamente stilare una classifica delle migliori tracce, ma è impossibile non ammettere come alcune tra queste lascino il segno. La prima tra queste è di nuovo “Saluti”, dove due capisaldi della vecchia scuola come Guè e Fibra dominano il beat, andando a comporre un pezzo che viene magistralmente chiuso dall’azzeccato ritornello di Rkomi. In “Bad People” è di nuovo Fibra che assieme ad un Noyz Narcos, in grande spolvero, ricreano un’atmosfera ed un mood da rap inizio 2000 che non si sentiva da tempo. Altri due mostri sacri, Luchè e Jake la Furia, che, in due brani che Night Skinny ha costruito su misura per i loro stili, confermano il loro status di capisaldi della scena. In “Stay away” ci si lascia andare a sonorità più indie (la presenza di Franco126 è azzeccatissima) facendo risaltare un Side Baby che stupisce tutti e da il contributo a confezionare un classico già dal primo ascolto. Viene dato ampio spazio anche a nomi nuovi, come Madame, che nella sua strofa in “.Rosso” incanta chi ascolta.
Alla fine,  il tocco finale. La title track, “Mattoni”: 10 voci per una traccia monumentale. La bontà delle capacità di Skinny trova ulteriore conferma: in 6 minuti di traccia la melodia rimane la stessa, mentre per ogni rapper il beat si modella, riuscendo ad appoggiare alla perfezione ogni MC. Menzione speciale va fatta per Speranza, emergente ma ancora per poco.

Night Skinny si conferma un ottimo coordinatore, capace di combinare voci e stili diversi a regola d’arte, regalando al pubblico un disco di cui si sentiva il bisogno e che, per chi non l’avesse ancora capito, conferma il suo status di leggenda dell’hip-hop italiano.

Antonio Ruggiero

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