Femminismo intersezionale

“Femminismo” è una parola usata ed abusata, ormai quasi tutti ne hanno sentito parlare, ma non per questo significa che tutti sappiano esattamente cosa voglia dire, spesso il suo significato viene frainteso e banalizzato, se poi si parla di femminismo intersezionale probabilmente in pochi sapranno a cosa si stia facendo riferimento.

Per capire di che cosa si stia parlando bisogna avere ben chiaro il significato di queste due parole chiave:

Intersezionalità, che cos’è ? È il sovrapporsi di diverse tematiche o identità sociali e culturali per fare sì che ciò che si sta facendo sia il più inclusivo possibile; a questo proposito si trovano sempre più brand e aziende che fanno della intersezionalità il loro punto di forza, per arrivare ad un pubblico sempre più ampio e differenziato al suo interno. Specificatamente relazionata al femminismo, l’intersezionalità cerca di tener conto di tutti i tipi di oppressione che si intrinsecano o sono trasversali a quella di genere.

Cos’è, invece, il femminismo? Il femminismo è un movimento che propone e sostiene la parità dei diritti sociali, economici e politici tra uomo e donna.
È molto importante dire che qualsiasi altro movimento che, seppur denominandosi femminista, sostiene, promuove ed auspica la supremazia del genere femminile non è di fatto femminismo. In che modo, però, questi due elementi si sono combinati? Il percorso è stato lungo e non immediato.

Per cominciare il femminismo ha avuto diverse ondate, la prima iniziata nel XIX secolo, dove le donne cominciarono a chiedere uguaglianza legale, pari istruzione e diritto al voto, la seconda ondata avviene negli anni ’60 e le donne rivendicano una posizione diversa all’interno della società, che si slega dalla dicotomia “donna di casa o donna di strada”. Queste prime ondate però includevano solo donne bianche e di classe media, escludendo una fetta di popolazione importante che si trovava ad affrontare problematiche sociali e di discriminazione che non potevano essere ignorate. I primi accenni di inclusività si vedono nella terza ondata di femminismo, iniziata negli anni ’90: il movimento comincia a diventare sempre più eterogeneo al suo interno, includendo persone di diversa etnia, identità di genere, orientamento sessuale e classi sociali, che lottano insieme per la parità dei generi.

Attualmente noi stiamo vivendo nella quarta ondata di femminismo, che può considerarsi la più inclusiva ed intersezionale nella sua accezione più completa, attenta alle minoranze e a dare voce e spazio alle categorie più discriminate o semplicemente invisibili, partendo dal fatto che è responsabilità di coloro che hanno la possibilità ed il privilegio di essere ascoltate a far sentire la propria voce, di usarla per donarla a tutte e tutti coloro che invece non ce l’hanno.

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Per questo motivo adesso nella quarta ondata il femminismo non è più qualcosa fatto dalle donne per le donne e basta, ma vengono inclusi nel discorso anche gli uomini, in primo luogo perché la parità è un tema che deve includere tutti ed in secondo luogo perché sono coloro che hanno la possibilità ed il privilegio di essere maggiormente ascoltati e presi in considerazione. Il femminismo è e deve essere intersezionale, ti chiede di occuparti anche di quelle discriminazioni che non ti toccano in prima persona in modo che tutti possano sentirsi inclusi e nessuno venga lasciato indietro.

Beatrice Maschio

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