NUMERO 75190- LILIANA SEGRE

Era molto difficile per i miei parenti convivere con un animale ferito come ero io: una ragazzina reduce dall’inferno, dalla quale si pretendeva docilità e rassegnazione. Imparai ben presto a tenere per me i miei ricordi tragici e la mia profonda tristezza. Nessuno mi capiva, ero io che dovevo adeguarmi ad un mondo che voleva dimenticare gli eventi dolorosi appena passati, che voleva ricominciare, avido di divertimenti e spensieratezza.

Il suo nome svetta in tendenza su Twitter e non c’è parola chiave su Google che non rimandi a lei. Perché? Il motivo è ormai noto a tutti.

Il 30 ottobre 2019 il Senato della Repubblica approva con 150 voti favorevoli e 98 astensioni una proposta della senatrice a vita Liliana Segre riguardante l’istituzione di una Commissione parlamentare di indirizzo e controllo sui fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza, considerato “un segnale di moralità e di attenzione democratica verso fenomeni che rischiano di degenerare”. Il 7 novembre 2019 il prefetto di Milano, a seguito di ripetute minacce e insulti ricevuti sul web, assegna alla Segre la scorta. 

Liliana Segre, classe 1930, superstite dell’Olocausto e testimone attiva della Shoah, all’età di 89 anni è costretta a vivere sotto scorta nel suo Paese, lo stesso Paese che ha onorato e illustrato con altissimi meriti in campo sociale, tanto da essere nominata dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, senatrice a vita.

 In che direzione stiamo andando? Probabilmente nell’unica direzione che ci spetta.

Viviamo in un Paese in cui una donna, sopravvissuta a una delle peggiori privazioni di libertà che la storia dell’uomo abbia conosciuto, è costretta a sentirsi nuovamente minacciata nella sua incolumità personale. E viviamo in Paese in cui il politico maggiormente rappresentativo dell’elettorato italiano, lo stesso che ha fatto dell’atteggiamento aggressivo nei confronti del “diverso” il proprio segno distintivo, ha il coraggio di porsi sullo stesso piano della Segre per il solo fatto di essere anche lui quotidianamente oggetto di insulti, forse dimenticandosi di far parte di quell’estrema destra da cui buona parte degli insulti derivano. Viviamo nello stesso Paese in cui ad una bambina di colore di sette anni viene preclusa la possibilità di sedere su un autobus e viviamo nello stesso Paese in cui un sindaco rifiuta di contribuire economicamente ad una delle esperienze più forti e significative che si possano fare nella vita, la visita ad Auschwitz- Birkenau.

Ho paura della perdita della democrazia, perché io so cos’è la non democrazia. La democrazia si perde pian piano, nell’indifferenza generale, perché fa comodo non schierarsi, e c’è chi grida più forte e tutti dicono: ci pensa lui.

Di cosa ci stupiamo ancora?

Ci scusi, piccola Liliana, deportata ad Auschwitz a soli sette anni, per non avere l’intelligenza di provare a capire cosa abbia vissuto. Ci scusi, signora Liliana, per non avere la capacità di fare tesoro della sua memoria come punto di partenza per la costruzione di un mondo migliore. Ci scusi, senatrice Liliana, per non avere la volontà di combattere al suo fianco l’odio, l’ingiustizia e l’antisemitismo che alimentano giorno per giorno la nostra società.

Ci scusi perché davvero una persona come lei non ce la meritiamo.

L’indifferenza è più colpevole della violenza stessa. È l’apatia morale di chi si volta dall’altra parte: succede anche oggi verso il razzismo e altri orrori del mondo. La memoria vale proprio come vaccino contro l’indifferenza.

Visitate i campi di concentramento, se potete. Entrare ad Auschwitz e Birkenau significa toccare con mano l’orrore di quello che è stato. Il cuore si blocca, lo stomaco si chiude e le lacrime faticano a scendere. E ti tortura il pensiero di Auschwitz e Birkenau quando capisci che sono il frutto delle migliori menti.

Memoria e impegno, sempre.

                                                                                                                     Brio Fabiana

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