Città nella morsa del caldo

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Il verde urbano diventa un’infrastruttura di sopravvivenza

L’inizio dell’estate coincide con un’ondata di calore estremo che sta mettendo a dura prova la Penisola; con il termometro che ha già raggiunto i 40 gradi e una totale assenza di ventilazione, le ore centrali della giornata diventano invivibili. A soffrire maggiormente sono i centri urbani, trasformati in vere e proprie “isole di calore” dove l’emergenza si fa ancora più acuta.

La responsabilità di questa escalation è legata all’aumento della temperatura media globale, accelerata dall’effetto serra dovuto all’emissione di gas inquinanti. Nei contesti urbani il fenomeno si amplifica drasticamente: questo avviene a causa della cementificazione e della condizione termica che tanto differenzia l’asfalto cittadino dalle aree rurali circostanti, creando così una vera e propria cappa termica.

In questa situazione, parchi e viali alberati non sono più solo una semplice scelta estetica, ma vere e proprie infrastrutture di sopravvivenza capaci di mitigare il microclima dei quartieri e assorbire la CO2. Non a caso, sempre più ricerche scientifiche sulla vivibilità urbana si stanno concentrando sul ruolo cruciale della vegetazione e del verde urbano, il cui accesso deve essere garantito a tutti i residenti attraverso la pianificazione di nuovi spazi.

I meccanismi biologici e fisici che stanno alla base degli studi sull’importanza del verde urbano sono due: l’ombreggiamento e l’evapotraspirazione.
Per quanto riguarda il primo, si intende la capacità delle chiome di intercettare i raggi solari prima che colpiscano e surriscaldino i materiali, come cemento e asfalto, contribuendo a non far alzare la temperatura. 
L’evapotraspirazione rimanda invece all’abilità delle piante di assorbire acqua dal terreno e rilasciarla nell’atmosfera sotto forma di vapore acqueo, favorendo la mitigazione del clima.

A confermare scientificamente l’efficacia di queste misure è un recente studio del Politecnico di Milano. I ricercatori hanno sviluppato il modello Poli-HE (Hydrological-Energy Balance Model) per stimare la temperatura delle superfici urbane. I dati traducono in numeri la percezione dei cittadini: in estate, le aree pavimentate registrano temperature fino a 4 °C superiori rispetto alle zone verdi. Un divario che dimostra come il futuro della resilienza urbana passi, inevitabilmente, dalla messa a dimora di nuovi alberi.

Un impegno che sposa anche le linee guida dell’Unione Europea. La “Strategia europea per la biodiversità al 2030” punta infatti a piantare almeno 3 miliardi di nuovi alberi entro la fine del decennio, invitando le amministrazioni a ideare piani di inverdimento che includano boschi urbani, giardini accessibili e tetti verdi.

In Europa la città che sta mettendo in atto in modo efficace la “rivoluzione verde” è Parigi: l’inversione non è avvenuta dall’oggi al domani, ma è il risultato di un piano progressivo avviato circa dieci anni fa. La svolta verde ha avuto inizio nel 2014, con l’elezione della sindaca Anne Hidalgo: inizialmente, la priorità è stata quella di ridurre il traffico automobilistico e creare maggiori aree da dedicare a pedoni e natura. Nel 2017 ha preso il via il progetto “Cour Oasis”, con l’obiettivo di trasformare i cortili scolastici asfaltati in micro-oasi alberate: dal 2017 ne sono state realizzate 203 e si punta ad averne 360 entro il 2026. Si vuole quindi ridurre le superfici di accumulo di calore, migliorare l’assorbimento dell’acqua e aumentare la vegetazione urbana, in modo da creare una rete di oasi verdi vicino alle abitazioni e alle scuole. 
Nel 2020 Hidalgo è stata nuovamente eletta e durante il mandato definisce nuovi obiettivi da raggiungere: piantare 170.000 nuovi alberi tra il 2020 e il 2026 e sostituire i parcheggi delle auto con piste ciclabili e aree di vegetazione. La strategia verde della sindaca mirava a trasformare la capitale francese in una città sostenibile, resistente ai cambiamenti climatici e soprattutto vivibile.

L’aumento della copertura arborea non basta da sola a fermare il riscaldamento eccessivo delle città; tuttavia, piantare più alberi sembra essere un’ottima soluzione per mitigare le cosiddette isole di calore urbane e migliorare la qualità dell’aria.

Giulia Costa Medich

FONTI

Cianciullo Antonio, “Più alberi, meno asfalto e la temperatura delle città scende fino a 4 gradi”, Ultima Bozza, 7 luglio 2026, ultima consultazione: 17 luglio 2026, link: https://ultimabozza.it/piu-alberi-meno-asfalto-e-la-temperatura-delle-citta-scende-fino-a-4-gradi/

Dalk (Bacci Damiano) e Guidi Alberto, “Più alberi per salvare il clima delle città”, Lab24, ultima consultazione: 10 luglio 2025, link: https://lab24.ilsole24ore.com/alberi/?refresh_ce=1

Facchini Alice, “Isola di calore urbana, come depavimentazione e alberi rinfrescano le città”, InNaturale, 15 luglio 2026, ultima consultazione: 21 luglio 2026, link: https://www.innaturale.com/isola-di-calore-urbana-come-depavimentazione-alberi-rinfrescano-citta

pura, “Parigi dice addio alle auto e benvenuto agli alberi: il piano ambizioso per una città più verde e sostenibile”, puraarchiterrtura, 9 dicembre 2024, ultima consultazione: 9 luglio 2026, link: https://www.purarchitettura.it/parigi-dice-addio-alle-auto-e-benvenuto-agli-alberi-il-piano-ambizioso-per-una-citta-piu-verde-e-sostenibile/


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