Tremate, tremate, le sardine son tornate

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Nel vocabolario Treccani si legge:

sardina – 1. Pesce teleosteo marino della famiglia clupeidi, detto anche sarda, sardella, che vive nel Mediterraneo e sul versante orientale dell’Atlantico. 2. Nell’uso comune, sarda di piccole dimensioni, conservata sott’olio e messa in commercio in scatolette di latta ermeticamente chiuse o, anche, in barattoli di vetro.

La sardina è un pesce popolare che sfama da secoli le famiglie italiane; nell’immaginario comune viene ora immediatamente associata a qualcosa di piccolo e schiacciato nel suo contenitore. Quattro trentenni di Bologna hanno deciso di adottare il nome di “sardine”, perché questi pesciolini si fanno forti nel branco, e “l’unione fa la forza” è un po’ lo slogan del sit-in di piazza ideato dai giovani: in Piazza Maggiore, a Bologna, si sono raccolte quasi 15.000 persone per protestare contro la rinascita di movimenti di stampo fascista all’interno della politica e della società italiana, e conseguentemente ai molti e gravi atti razzisti e antisemiti di cui il nostro paese è testimone da qualche anno a questa parte (di cui, ad esempio, il caso Liliana Segre è solo l’ultimo di una lunga serie).

Il nome delle sardine diventa ancora più calzante per come si sono sentite le moltissime persone, schiacciate nella piccola piazza bolognese: come sardine dentro una scatoletta. Dopo Bologna, è venuta Modena, Firenze, e poi molte altre città, tra cui Torino, che martedì 10 dicembre accoglierà il movimento delle sardine in Piazza Castello a partire dalle ore 19.00.

Questo movimento è stato accolto da una parte della politica italiana come una vera e propria manna, un risveglio della cittadinanza, e d’altronde (non fa mai male ricordarlo) l’antifascismo è la pietra miliare della nostra Costituzione, e quindi, del nostro Stato. Un’altra parte della politica invece, quella su cui si è puntata il dito, identificabile con lo “squalo” Matteo Salvini, cerca in tutti i modi di minimizzare il movimento di protesta, a partire proprio dai suoi motivi.

Opposizioni a parte, comunque, il movimento sardinesco non è esente da polemiche interne; il dibattito – accessibile a tutti sui commenti e i post del gruppo Facebook – riguarda il coinvolgimento o meno della politica all’interno della manifestazione. La discussione è molto accesa e da una parte ci sono i fondatori delle sardine di Bologna e delle altre città che si dichiarano apertamente apartitici: secondo loro, infatti, il coinvolgimento di fazioni politiche creerebbe inevitabilmente divisioni interne al movimento di protesta, che invece vuole guardare al di là di queste e creare un’unione fondata sul valore morale fondamentale dell’antifascismo. Dall’altra, ci sono i molti sostenitori che però sostengono di portare avanti una battaglia non solo morale, ma anche politica, e che i partiti hanno tutto il diritto di parteciparvi – anzi, che sarebbe un bene, perché sarebbe segno di un coinvolgimento diretto della politica accusata da molti anni di fare solo i propri interessi.

La linea delle sardine rimane comunque la prima, cioè l’essere apartitici, e il forte coinvolgimento dei cittadini di buona parte d’Italia porta a pensare che la formula sia stata quella giusta. Entrare nel merito della questione è però giusto e sacrosanto, così come lo è chiedere un maggiore coinvolgimento alla politica italiana per quanto riguarda i diritti civili e dire basta alle gravi manifestazioni di estremismo di cui siamo stati spettatori nell’ultimo anno.

Anna Contesso

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