Portraits – Gideon Mendel, lo “struggle photographer”.

Sudafricano, classe 1959 e meno di centodiecimila followers su Instagram. Da sempre appassionato di cause sociali, ha così scelto, dopo una laurea in Psicologia e Storia africana, la propria arma per poterle affrontare: la macchina fotografica.

Gideon Mendel ha sempre avuto, durante questi lunghi trent’anni di carriera, una sensibilità innata nei confronti di tutte quelle questioni sociali che hanno attraversato contemporaneamente i continenti ed i decenni storici.

Di certo, il punto di partenza della carriera di Mendel fu casa sua: il Sudafrica, il fenomeno dell’apartheid e gli anni ’80. Agli inizi degli anni ’90, invece, Mendel viene  attratto dalla questione sociale che sarebbe poi diventata il fulcro dei mass media del decennio: l’Hiv e l’Aids. Il progetto affonda così le proprie radici nei territori dell’Africa Subsahariana per poi spostare l’obiettivo della macchina fotografica a Londra, dove realizza uno dei suoi più grandi progetti artistici a lungo termine della durata di circa dodici anni.

“The Ward”, una serie di foto monocromatiche inserite all’interno del progetto “Positive Lives”, racconta con semplicità che le strette di mano, gli abbracci e, soprattutto, l’amore non erano fattori da considerarsi pericolosi per la trasmissione del virus. Le foto sono state scattate nel 1993 nel primo reparto creato apposito (il cosiddetto “Broderip”), inaugurato dalla Principessa Diana nel 1987, all’interno del Middlesex Hospital di Londra. I soggetti ritratti sono quattro pazienti: John, Stevan, Ian e Andre. Chiacchierano, si baciano, osservano i loro cari ed hanno lo sguardo fiero, seppur sofferente, di chi sa che non ha fatto nulla di male. Purtroppo, tutti deceduti dopo quegli scatti rivoluzionari.

Dopo esser stato insignito, per The Ward, dei più alti riconoscimenti del fotogiornalismo, Mendel ha sposato il focus della sua ricerca artistica sulla questione sociale del momento. Dal 2007 ad oggi, ha lavorato ad un progetto fotografico riguardante il cambiamento climatico ed i suoi effetti. In particolare, “Drowning World” descrive attraverso la tecnica del ritratto nella serie “Submerged Portraits”, tutti e tutte coloro che in qualsiasi parte del mondo stanno perdendo abitazioni, attività commerciali, la quotidianità della loro vita, e non per ultimo, il loro essere a causa delle inondazioni provocate dai disastri ambientali.

Inoltre, Mendel non ha mancato, ovviamente, di collaborare non solo con grandi testate giornalistiche internazionali ma anche con molte organizzazioni no-profit riguardanti vari temi di advocacy.

Gideon Mendel si esprime con un linguaggio a noi contemporaneo e riesce, con la sua artisticità, a far trasparire la realtà del mondo in cui viviamo ponendoci, in ultima istanza, sempre ad un interrogativo finale: “Stiamo davvero vivendo tutto ciò?”.

La risposta non può che essere si, e non solo. Si, perchè oggi abbiamo bisogno della fotografia di Gideon Mendel e della sua struggle photography per sopravvivere visivamente in modo consapevole.

Federica Tessari

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