Aldo, Giovanni e Giacomo: il trio si riunisce in “Odio l’estate”

Dopo diversi anni di silenzio in merito alla questione della divisione del trio più famoso e divertente della storia del cinema comico italiano, Aldo, Giovanni e Giacomo tornano nelle sale con un nuovo film.

Le ragioni della separazione erano misteriose fino a quando Aldo Baglio non è stato invitato alla trasmissione “Che tempo che fa” di Fabio Fazio, dove ha dichiarato di avere lui stesso chiesto ai suoi colleghi un anno sabbatico, in modo che ricaricassero le energie e si dedicassero ognuno a se stesso. Infatti Aldo di recente ha fatto un film, Giovanni Storti ha scritto un libro e Giacomo Poretti ha messo in scena uno spettacolo teatrale. Sono state smentite, quindi, le voci sul fatto che la loro amicizia fosse stata messa a repentaglio da delle discussioni in ambito lavorativo e non.

Dopo il passo falso di “Fuga da reuma park” che acquista il valore metaforico di ‘ex parco dei divertimenti’, la riconciliazione artistica e professionale dei tre comici debutta con il film “Odio l’estate”, tornando a far ridere e divertire gli italiani.

Le riprese sono iniziate già il 17 giugno 2019, e il film è uscito nelle sale il 30 gennaio 2020. Dopo ben 16 anni, la regia è affidata a Massimo Venier, colui che ha diretto anche i primi cinque fortunatissimi lavori della premiata ditta comica Baglio, Storti e Poretti, da “Tre uomini e una gamba” del 1997 a “Tu la conosci Claudia?” del 2004.

La trama racconta di tre famiglie, diverse in tutto, che per errore si ritrovano ad aver affittato la stessa casa nel Salento, che visto da Milano è un paradiso terreno. Sono condannati sotto lo stesso tetto Giacomo, un famoso e benestante dentista che cerca ad ogni costo di costruirsi un ruolo sociale, forse per combattere il fatto di non averne uno in famiglia, dal momento che non è il padre biologico del figlio, che irrimediabilmente glielo ricorda; Aldo, ipocondriaco e mantenuto dalla mutua, pigro, un adulto con l’animo da ragazzino che ama Massimo Ranieri e farebbe di tutto per sentire un suo concerto; Giovanni, un lavoratore autonomo d’altri tempi in crisi a causa della new economy, predica l’ordine e la precisione ma poi inciampa sulle parole, non trovando mai quelle giuste; i loro rispettivi figli e soprattutto le loro mogli, non comparse ma punto di forza della storia.

Si può definire un inno alla famiglia che non è mai perfetta. In effetti, vi sono grosse difficoltà interne, come padri assenti, donne sull’orlo della crisi (di coppia, di nervi, di sopportazione, di identità), figli impegnativi e spiazzanti. Grazie alla convivenza apparentemente forzata tra i tre nuclei, si genera, però, una condivisione che è per tutti aiuto e crescita.

La comicità degli attori è mescolata ad un significato più profondo: sembra, infatti, che vengano raccontate gioie e dolori dei rapporti umani. Viene inoltre espressa una forte riflessione autentica sulla vita e su quanto possa essere imprevedibile e sfuggente. Insomma, si può definire una storia dolce e amara.

Lo spettatore si sente a casa in quanto ci sono citazioni dei loro vecchi film, che sono i punti fermi e i topos delle loro carriere: prima fra tutte è la partita di calcio sulla spiaggia, ripresa anche con la stessa musica e la stessa scena del goal di testa fatto uscendo da sotto la sabbia; ma anche il “non ci posso credere” urlato da Aldo in macchina, la precisione di Giovanni e la timidezza insicura di Giacomo sono dei must.

Il film è stato campione di incassi per diverse giornate anche perché è una pellicola per tutti: coinvolge grandi e piccini e, nonostante al cinema non ci sia più, ne si consiglia la visione.

Rebecca Nisi

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