Le 7 pandemie che hanno -veramente- decimato la popolazione

Siamo solo a marzo e in questo 2020 iniziato “col botto” non poteva mancare un evento che mettesse in agitazione il mondo intero. Ed ecco comparsa la terribile minaccia del Covid-19, il nuovo coronavirus che ha fatto cadere il genere umano nel subbuglio totale – l’Italia in prima linea.

«Covid-19 non è mortale come altri coronavirus come Sars e Mers. Oltre l’80% dei pazienti ha una forma moderata e guarisce. Nel 14% dei casi il virus causa malattia severa, con polmonite e respiro corto. E circa il 5% dei pazienti va incontro a un quadro critico con insufficienza respiratoria, shock settico e collasso multi-organo. Nel 2% dei casi riportati di Covid-19 il virus è risultato fatale» ha dichiarato il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della Sanità Tedros Adhanom Ghebreyesus.
Prima di allarmarci eccessivamente e cercare riparo in qualche bunker antiatomico, ripercorriamo le tappe delle 7 grandi pandemie che hanno mietuto il maggior numero di vittime.
Per aumentare la tensione, l’elenco è stato pensato in ordine crescente seguendo un criterio di contagio e mortalità –ipocondriaci, siete avvisati.

Guida-alla-sopravvivenza-ad-una-pandemia

SARS
Acronimo di Severe Acute Respiratory Syndrome (sindrome respiratoria acuta grave), è una sorta di polmonite atipica causata dal virus SARS-CoV riscontrata per la prima volta nel 2002 nella provincia del Guangdong in Cina.
È causata da un coronavirus di grado infettivo maggiore rispetto agli altri riscontrati, e provoca sintomi simili a quelli influenzali.
Causò un’epidemia diffusasi dal novembre 2002 al luglio 2003 che interessò 17 paesi, con conseguenti 8096 casi e un tasso di mortalità pari al 9,6% (circa 774 decessi).

INFLUENZA SUINA
Nel corso del 2009 il mondo è stato scosso da un particolare tipo influenzale scoppiato inizialmente in Messico ed estesosi in breve tempo a più di 80 Paesi.
La pandemia è stata causata da una variante del virus H1N1.
Questo particolare virus inizialmente riguardava solo i maiali, ma tramite una mutazione dell’agente patogeno è stato possibile il contagio tra animale e uomo e poi il contatto diretto tra gli esseri umani.
In totale sono stati riscontrati 482.300 casi e 6.000 morti.

VAIOLO
Si tratta di una delle epidemie più longeve della storia dell’uomo interessando, a più riprese, ogni angolo del globo.
Il virus è bipartito in due ceppi (Variola minor e Variola maior) ed interessa la piccola circolazione della cute, del cavo orale e della faringe.
Sono caratteristiche della malattia delle vescicole tipiche e, nei casi più gravi, cecità o deformità articolari.
Il Variola maior ha un tasso di mortalità del 30-35%, il Variola minor dell’1%.
Le origini sono ignote, ma si hanno prove che fosse già presente in Egitto nel II millennio. Nel corso del I secolo d.C. entrò in Cina provocando una grande diffusione in tutta l’Asia.
Fonte della diffusione globale fu l’Europa dove si instaurò stabilmente nel periodo delle Crociate. Il continente costituì il focolaio principale dal quale si estese al resto del mondo attraverso le ondate di colonizzazione sterminando milioni di persone in Sud America, Centro Africa nel XIX secolo e Australia nel 1789 e di nuovo nel 1829.
Sono innumerevoli i casi di contagi e decessi, ma oggi è debellato.

INFLUENZA ASIATICA
Fece la sua comparsa nel 1957, a pochi anni dalla devastazione causata dalla seconda Guerra Mondiale, e tale influenza venne riconosciuta come causata dal virus A/H2N2. La comparsa destò grande preoccupazione poiché il virus aveva caratteri immunochimici differenti da quelli di altri ceppi conosciuti.
Tra il 1957 e il 1960 causò circa 2 milioni di morti (in particolare tra soggetti affetti da malattie croniche) e scomparve dopo 11 anni soppiantato dal nuovo virus A/H3N2 –una sua probabile mutazione.

SPAGNOLA
Si tratta del peggior caso di influenza finora conosciuta che infettò oltre un terzo della popolazione mondiale causando circa 50 milioni di morti da un lato all’altro del globo –prevalentemente in Occidente.
Era il 1918 e ancora imperversava la prima Guerra Mondiale quando il nuovo virus H1N2 influenzale allora ignoto colpì il globo intero in tre differenti ondate.
La cosa sorprendente fu che ad essere maggiormente colpiti fossero giovani adulti sani – il 99% dei casi di decesso riguardano individui di età inferiore ai 65 anni.

HIV
È un virus appartenente alla famiglia dei retrovirus caratterizzato da un meccanismo riproduttivo unico. I retrovirus si servono dell’enzima trascrittasi inversa per trasmettere il proprio patrimonio genetico RNA in un doppio filamento di DNA. Questo va ad inserirsi nel DNA di una cellula infetta che poi viene successivamente replicata in numerose cellule virali.
Principalmente colpisce le cellule del sistema immunitario, i linfociti T di tipo CD4, provocando un inesorabile indebolimento del sistema immunitario del soggetto infetto.
Se non curato con una terapia antiretrovirale –da sostenere per l’intera durata della vita del soggetto infetto- l’ultimo stadio dell’infezione è la conclamata AIDS con conseguente indebolimento del sistema immunitario in modo tale da consentire l’insorgenza di gravi infezioni opportunistiche e tumori.
L’epidemia di HIV e AIDS viene solitamente fatta incominciare nel 1981, quando vennero ufficialmente riconosciuti i sintomi di una nuova malattia in alcuni pazienti degli Stati Uniti.
Ad oggi sono accertati 60 milioni di casi e 25 milioni di morti, ma sono in molti a non essere consapevoli della propria malattia e fonte di contagio involontario.

PESTE
E al primo posto della lista non poteva che esserci la peste, la malattia infettiva di origine batterica che ha mietuto il maggior numero di vittime nel corso dei secoli.
È causata al batterio coccobacillo Yersinia pestis appartenente alla famiglia delle Enterobacteriaceae in grado infettare l’uomo attraverso la pulce del ratto orientale.
Si manifesta in tre diversi quadri clinici –peste bubbonica, polmonare e setticemica–  che hanno infettato a più riprese quasi ogni angolo del globo (solo l’Oceania sembra esserne immune).
La prima attestazione accertata è la cosiddetta peste di Giustiniano del 541 d.C. (la prima pandemia storica databile) che causò dai 50 ai 100 milioni di vittime.
La più nota è senz’altro la peste nera, la pandemia che sterminò 1/3 della popolazione europea nel corso del XIV secolo. Al termine dell’ondata, in Europa iniziò un periodo di continuo ripresentarsi della malattia con le conseguenti numerose vittime.
Il batterio non è ancora stato debellato: dalla fine del XX secolo, a livello globale, ogni anno vengono segnalati circa 600 casi di peste, distribuiti su ampie zone che comprendono Asia, Europa, Africa e le Americhe.

Ilaria Cavallo

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