Defender Europe 2020, la verità oltre i complotti

Il momento migliore per inculcare una menzogna è quando la concentrazione è diretta altrove e il trasporto delle emozioni è notevole. Lo sa bene chi fa dell’illusionismo la propria professione, ed è ciò che è accaduto in questi giorni.
Nel pieno di un’emergenza pandemica i cittadini europei, italiani in prima fila, sono venuti a conoscenza dell’improvviso arrivo di oltre ventimila soldati americani su territori UE, creando di sana pianta teorie che prevedono un’imminente invasione americana. Questo dispiegamento di truppe, battezzato con il nome di “Defender Europe 2020” è in realtà qualcosa di molto distante dalle innumerevoli rappresentazioni catastrofiche che imperversano nei social network in questi giorni. Trump non intende conquistare l’Europa anzi, questa operazione è l’ennesima reiterazione di una serie di giochi politici che va avanti da più di 20 anni. Alquanto opportuno è in questo momento fare chiarezza e valutare accuratamente quella che resta comunque una manovra militare importante dal punto di vista dei numeri, in quanto una simile mobilitazione di truppe in Europa non si verificava dal crollo del muro di Berlino. 

Defender Europe è un’esercitazione che vede una partecipazione multinazionale ed a guida statunitense, con annessa adesione della NATO. Come si può apprendere dal sito ufficiale dello SHAPE (Supreme Headquarters Allied Powers Europe), quartier generale delle forze alleate, l’operazione dimostra la vicinanza e l’eventuale pronto intervento da parte degli USA nello stare accanto ai partner del vecchio continente. In numeri, l’operazione prevede l’invio di ventimila unità che vanno a sommarsi alle diecimila già presenti nelle diverse basi europee, insieme ad altri settemila soldati messi a disposizione da altri Paesi dell’Unione. Defender Europe interessa tuttavia solo 7 paesi, i quali vengono coinvolti a livello territoriale : Olanda, Germania, Polonia, Lituania, Estonia, Belgio e Lettonia, la cui disposizione sulla mappa globale fa intuire come questa manovra abbia, senza alcun dubbio, una funzione anti-russa. Ad impegnarsi militarmente, ma senza la disponibilità territoriale, sono 17 partner europei, Italia compresa, e non (partecipa anche la Georgia, vicina all’Alleanza Atlantica e zona strategica alle porte dello Stato russo). 

Questa massiccia operazione, pianificata nell’ottobre dello scorso anno, non ha tenuto ovviamente conto delle rigide condizioni a cui è stata costretta la maggioranza degli stati europei a causa dell’epidemia da Coronavirus e, per la quale, la manovra militare ha dovuto accodarsi alla lunga fila degli importanti avvenimenti che sono stati ridimensionati. 
Ad un mese dalla mobilitazione arriva infatti l’annuncio di una pesante modifica al numero di truppe, il cui nuovo numero non è ancora stato reso noto, mentre contemporaneamente l’Italia si dichiara non più partecipante attiva. La scelta è stata presa per favorire il pieno coinvolgimento dei propri militari nell’emergenza Coronavirus, senza però astenersi dalla possibilità che alcune truppe battenti bandiera americana e residenti in basi NATO italiane possano mobilitarsi per raggiungere punti strategici. Questo spiegherebbe così i diversi avvistamenti , in questi giorni, di mezzi militari nelle strade del nostro Paese e che sui social network italiani hanno turbato i più preoccupati.

Facciamo chiarezza sulle effettive intenzioni dietro questa operazione: stando alle dichiarazioni ufficiali, funge da esercitazione. L’esercito americano approfitterebbe di questo banco di prova per testare l’effettiva rapidità nel raggiungere posizioni strategiche nel caso in cui gli Stati Uniti dovessero intervenire per proteggere un’Europa vittima di attacco nemico (sappiamo già verso chi è rivolto il dito).  

Cominciamo dalle polemiche, che tra paranoie e teorie complottiste, non sono certo poche. Le critiche più ovvie partono da una semplice domanda: è necessaria una simile mobilitazione di truppe in un momento così delicato che, inoltre, causa strade deserte, di città costrette alla quarantena, non potrebbe garantire nemmeno una realistica simulazione di uno scenario di guerra?
Ulteriore critica, più attuale che mai, è dovuta alla più che ovvia preoccupazione per l’ulteriore diffusione del Covid-19 che andrebbe a contagiare soldati americani e favorirebbe il contagio di ritorno. Non sono stati rassicuranti i primissimi arrivati sul suolo europeo, che nelle cerimonie di benvenuto e accoglienza non hanno fatto alcun uso di mascherine e procedure di sicurezza, in barba ai rigidi provvedimenti adottati da molti paesi UE.

In conclusione, Defender Europe 2020 è una simulazione, dalla quale poter avere un’idea precisa dei territori nei quali andare ad intervenire, affinché le truppe e i mezzi impiegati non trovino impedimenti dovuti dalle infrastrutture che andrebbero ad inficiare un efficace dislocamento logistico, nel caso remoto (ma mai accantonato) di una mossa ostile da parte della Russia. Uno scenario da guerra fredda moderna, sebbene mai seriamente considerato dalla popolazione mondiale, è comunque contemplato all’interno dei gabinetti delle superpotenze. La stessa Russia preferisce non farsi trovare impreparata, dato che da diversi anni tiene dislocate diverse forze militari lungo il confine con Lituania, Lettonia ed Estonia. 

Defender Europe è comunque figlia di una visione, molto discutibile, che concepisce l’Europa come un territorio aperto nel quale i mezzi militari non trovano ostacoli, un progetto del quale Bruxelles (punto di riferimento geografico dell’Alleanza atlantica) si fa portavoce e che, da tempo, insiste sulla realizzazione di un piano infrastrutturale atto all’eventuale trasporto rapido di truppe in tutto il territorio del vecchio continente.  

                                                                                                                                 Antonio Ruggiero

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