La pandemia di Covid-19 secondo il pianeta Terra

Delfini a Trieste e a Reggio Calabria, addirittura vicino al molo di Cagliari; lepri e cigni nei parchi e nei navigli milanesi; pesci, anatre, cigni e altri volatili nei canali veneziani, mai stati così limpidi. La natura fa presto a riacquistare spazi che abbiamo (illegittimamente?) occupato. Basta fare un po’ meno rumore, essere un po’ meno presenti, ed ecco che gli altri esseri viventi escono allo scoperto.

Cominciano ad essere disponibili i primi dati circa gli effetti delle quarantene sull’inquinamento dell’aria, soprattutto per quanto riguarda la Cina e l’Italia. La NASA ha pubblicato immagini satellitari che mostrano una riduzione dell’inquinamento dell’aria (per quanto riguarda l’NO2) sulla Cina. Scrive Glen Peters – Direttore di Ricerca al Center for International Climate and Environment Research di Oslo – sul The Conversation a metà marzo :

C’è un forte collegamento tra attività economica ed emissioni globali di diossido di carbonio, a causa della prevalenza delle fonti di energia di combustibili fossili. Questa accoppiata suggerisce che potremmo avere un’inaspettata sorpresa dovuta alla pandemia di Coronavirus: un rallentamento delle emissioni di diossido di carbonio a causa del ridotto consumo di energia. […] L’inaudito lockdown in Cina ha condotto a una stimata riduzione nell’uso di energia e nelle emissioni per un periodo di due settimane rispetto ad anni precedenti del 25% (per la maggior parte grazie a una caduta dell’uso dell’elettricità, produzione industriale e trasporto). Riduzioni sono state anche osservate in Italia, ed è probabile che si diffondano attraverso l’Europa quando le quarantene diverranno molto più diffuse. L’industria aerea, ad alta intensità di emissioni in quanto copre il 2,6% delle emissioni globali di diossido di carbonio, è in caduta libera”.

Per quanto riguarda l’Italia, lo spegnimento del riscaldamento negli edifici pubblici ha consentito di ridurre le emissioni di CO2, così come la riduzione del traffico, che, secondo una stima dell’Ispra, ha ridotto le emissioni di quasi 140.000 tonnellate.

Un minore livello di inquinamento, se perdurasse, gioverebbe, oltre ovviamente al pianeta, anche a noi stessi. È ciò che sostiene un articolo di G-FEED, avvisando però che un simile approfondimento non intende sostenere l’assurda idea che la pandemia di Covid-19 sarebbe un bene per la nostra salute:

“Data l’enorme quantità di prove che respirare aria sporca contribuisce pesantemente a una mortalità prematura, una naturale – anche se onestamente strana – domanda è se le vite salvate da questa riduzione dell’inquinamento causata dal disturbo dell’economia da Covid-19 superi il tasso di morte del virus stesso. Anche secondo ipotesi molto prudenti, penso che la risposta sia un chiaro “sì”.”

Basandosi su una precedente ricerca, che lega un tasso di mortalità infantile e senile all’incremento delle polveri sottili, in particolare del particolato PM2,5, l’autore scrive:

Ho calcolato che l’avere per due mesi riduzioni di 10 ug/m3 di PM2,5 probabilmente ha salvato le vite di 4mila bambini sotto i 5 anni e 73.000 adulti over 70 in Cina. Le vite salvate grazie alla riduzione dell’inquinamento sono approssimativamente venti volte il numero di vite che sono state direttamente perse a causa del virus ”.

Al momento dell’articolo i morti ufficiali in Cina erano infatti 3100, ma oggi la portata di questo studio è dubbia a causa del sospetto che la Cina abbia fortemente sottostimato i propri decessi da Covid-19.

Ad ogni modo, il problema di questo “lato positivo” sta proprio nel fatto che, stando anche alle precedenti esperienze di crisi mondiali, non perdurerà. Infatti, quando la pandemia sarà terminata, non solo la riduzione sarà compensata, ma le emissioni probabilmente si aggraveranno per lo sforzo di rilanciare l’economia. È quello che sta già accadendo negli USA di Trump, dove il 26 marzo l’EPA – l’Agenzia Federale per la Protezione Ambientale – ha varato un pacchetto di misure anti-ambientaliste (sostituendo il proprio controllo sui grandi soggetti inquinanti con… un’autocertificazione).
Come dichiarato da Fatih Birol – direttore esecutivo dell’ International Energy Agency (IEA) – “non c’è nulla da festeggiare in un probabile declino delle emissioni guidato dalla crisi economica, perché in assenza delle corrette politiche e misure strutturali questo declino non sarà sostenibile.” A meno che non si colga l’occasione per transitare verso nuovi modelli sostenibili. Utilizzare i futuri “pacchetti” di stimolo all’economia per investire su tecnologie di energia pulita, ad esempio; ma anche ripensare ai nostri stili di vita.

La pandemia di Covid-19 e la quarantena forzata ci stanno permettendo di fare alcune riflessioni non troppo scontate. Intanto, non siamo al di sopra della natura: ciò che ci circonda non solo ci tocca direttamente, ma può arrivare anche a mettere in serio pericolo la nostra vita. In secondo luogo, stiamo imparando che le limitazioni talvolta sono necessarie e indispensabili. Non tutto ci è dovuto, possiamo imparare a vivere muovendoci meno, inquinando meno, avendo meno comodità ma più rispetto per noi stessi, per gli altri e per ciò che ci circonda. Stiamo imparando nuove modalità di relazione, di lavoro e di studio, e stiamo imparando ad ascoltarci: possiamo farne tesoro.

Silvia Gemme

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