È possibile un tracciamento tecnologico anti-virus?

Recentemente si è discusso di possibili utilizzi di strumentazioni tecnologiche nel contrasto al COVID-19. Considerando i tempi per adottare atti legislativi o governativi con cui regolarne le funzioni e i limiti, oltre che per renderle tecnicamente operative, potranno essere utilizzate solo nelle prossime settimane. I Ministeri dell’Innovazione e della Salute hanno avviato un bando per raccogliere proposte di aziende e Università. Sono stati presentati 504 progetti attinenti la telemedicina e 319 nel campo della analisi dei dati della diffusione del virus.

Alcuni Paesi stranieri ci forniscono esempi statisticamente efficaci di uso delle nuove tecnologie  in funzione antivirus. Singapore ha controllato il rispetto della quarantena con una app obbligatoriamente installata sui cellulari, ricostruendo così gli spostamenti dei cittadini nelle ultime settimane attraverso la loro geo-localizzazione, interviste ai pazienti e analisi di telecamere di video sorveglianza. La app, inoltre, permette alle forze di polizia di chiamare più volte al giorno i soggetti e controllarne la posizione attivando il gps.

La Corea del Sud ha adottato la app Corona100m, che traccia i movimenti dei soggetti positivi e notifica agli altri utenti il pericolo di avvicinarsi a loro a meno di 100 m.
In Cina sono stati utilizzati sistemi di sorveglianza di massa basati su riconoscimento facciale delle telecamere cittadine, analisi di big data e previsioni fatte da AI. Inoltre, la app Health Code ricostruisce i movimenti dei cittadini analizzando sms, foto, video, acquisti e prenotazioni. I dati vengono condivisi con gli altri utenti attraverso una mappa, permettendo di conoscere la posizione in tempo reale degli altri soggetti.

In Italia alcune amministrazioni locali (in accordo con l’ENAC) stanno sperimentando l’uso di droni per individuare spostamenti non giustificati. Le eventuali violazioni della quarantena vengono comunque contestate dalle forze dell’ordine giunte sul luogo grazie alle individuazioni effettuate da remoto.

I progetti presentati in Italia in questi giorni non riguardano solo app di tracciamento dei contatti, ma anche raccolta di dati comunicabili in modo volontario e anonimo. In generale, la creazione di un’app potrebbe essere utile per tracciare la posizione attuale dei soggetti, ricostruirne gli spostamenti degli ultimi 15 giorni, redistribuire il flusso di persone nei supermercati e sui trasporti, rilevare assembramenti di persone. Potrebbe, però, presentare problemi di controllo della sua avvenuta installazione (anche se obbligatoria) e della correttezza delle auto-dichiarazioni fornite dall’utente.

Il tracciamento è realizzabile ricostruendo i collegamenti dei telefoni cellulari alle celle telefoniche o a gps satellitari, con un margine di errore di pochi metri nella corretta geo-localizzazione. Secondo alcuni esperti, invece, potrebbero esserci maggiori problemi nella localizzazione interna agli edifici o in posti all’aperto ma estremamente isolati. Al di là dei possibili elevati costi di gestione del servizio, non sembrano sussistere grandi problematiche tecniche o tecnologiche. Sarebbero ausili certamente auspicabili sia per scovare le violazioni dei divieti di spostamento, sia per ricostruire movimenti e contatti dei giorni precedenti alla scoperta del contagio (isolando successivamente le persone incontrate e sanificando i luoghi frequentati). 

Alcuni aspetti negativi, però, potrebbero risiede nella individuazione di soggetti (pubblici o privati, anche di altri Paesi) a cui affidare la conservazione dei dati, il loro trattamento, i limiti di tempo nella gestione e le modalità di cancellazione. Non si tratta solo di dati personali, ma anche di potenziali informazioni sensibili per la sicurezza nazionale. Da mesi vi sono dubbi (geopolitici e strategici) circa gli investimenti italiani nella tecnologia 5G, essenziale nelle città del futuro ma con problematiche circa la sua gestione. Che il tracciamento elettronico antivirus possa essere un primo passo verso questa tecnologia (e verso le aziende responsabili del 5G, anche di altre Nazioni)?

Inoltre, i Paesi stranieri citati hanno accompagnato l’ampio ausilio tecnologico (di cui dispongono già in tempi ordinari) a rilevamenti medici più vasti di quelli effettuati finora in Italia, quando il numero di contagiati e asintomatici era più basso del nostro, tracciando e isolando i contatti già nelle prime settimane dell’emergenza. Potrebbero, dunque, rivelarsi ottimi ausili ma tardivi o isolati, se non supportati da altri interventi medico-sanitari.

I problemi di privacy, invece, potrebbero essere superati (anche alla luce di alcune dichiarazioni del Garante nazionale della privacy) con un uso anonimizzato o aggregato dei dati (senza diffusione di informazioni personali ad altri soggetti). Ciò è anche consentito dal GDPR, che ammette limitazioni del diritto alla riservatezza per salvaguardare beni costituzionalmente tutelati di pari o superiore valore (quale la salute), purché i dati siano raccolti e trattati correttamente da soggetti autorizzati a ciò in quanto obbligati al segreto professionale.

In conclusione, non mancano i benefici di un possibile tracciamento tecnologico in funzione antivirus, ma anche alcuni effetti collaterali negativi. Questi sono, in fondo, sempre inevitabili quando si devono soppesare differenti beni in gioco (tutti di estremo valore): la salute, il diritto alla riservatezza, gli interessi strategici nazionali economici e geopolitici.

Guido Casavecchia

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