Così parlò Zarathustra: perché è ancora così attuale?

“Così parlò Zarathustra, un libro per tutti e per nessuno” è un testo del filosofo tedesco Friedrich Nietzsche pubblicato tra l’81 e l’85 dell’800 ancora molto famoso. Ecco perché sono convinta che chiunque dovrebbe leggerlo almeno una volta nella vita: ognuno di noi può vederci qualcosa di differente, interpretarlo secondo le conoscenze, i pensieri e le esperienze che si hanno nel momento della vita in cui decide di affrontate l’opera. È un libro che offre moltissimi spunti di riflessioni, molte idee sia a chi si troverà d’accordo con quanto scritto, ma anche a chi proprio non ha nulla in comune con il pensiero Nietzschiano. Bisogna riuscire a leggerlo in modo critico, con la consapevolezza che il filosofo è vissuto e ha operato in un altro secolo, con altri problemi, mentalità comuni che oggi è scontato considerare errate. Nonostante ciò, ho trovato moltissimi passaggi che si possono adeguare al nostro tempo. In questo articolo non si vuole spiegare la filosofia di Nietzsche da un punto di vista professionale, ma mostrare come un testo possa dare tanto a molte persone differenti, e in particolare descrive una possibile interpretazione di ciò che il libro vuole comunicare.

Così parlo Zarathustra è un inno alla vita, alla felicità, e non quella che sopraggiunge con i piccoli o grandi successi quotidiani, non quella che viene da fuori, da fatti esterni che possiamo o meno controllare. Viene manifestata l’importanza del rispetto per il mondo in tutte le sue sfumature, non perché frutto di “qualcosa di più grande”, ma per le sue caratteristiche intrinseche. A prescindere da come si è formato, è tutto ciò che abbiamo, e noi dobbiamo amarlo, trarne il meglio senza sfruttarlo eccessivamente e viverlo. Accorgerci di ciò che abbiamo attorno è il primo passo. È un inno alla vitalità perché con questo scritto Nietzsche ci dice di assaporare a fondo ogni cosa, ogni piccola parte del mondo con cui veniamo in contatto, dal mare e il vento alla terra fertile, dalle montagne ad ogni tipo di animale. Tutto ciò che esiste ha un senso, che sta proprio nella sua esistenza, e quindi perché non accettarne tutte le mille caratteristiche e sfaccettature possibili, comprese quelle delle persone, e infine di noi stessi? Se si esclude ciò che può danneggiare gli altri, se siamo fatti in un certo modo, c’è una ragione, e non è negando e reprimendo la verità che miglioreremo la vita nostra e degli altri.

Nietzsche scriveva nella seconda metà del 1800, e probabilmente ciò a cui poteva riferirsi, o quello a cui pensavano i suoi lettori dell’epoca, risulterebbe adesso qualcosa di sorpassato, banale, ma ci sono altre caratteristiche a cui si può applicare il discorso. In ogni periodo storico, anche oggi, ci sono logiche, mentalità, tratti fisici, psicologici e affettivi che appaiono discostarsi dalle linee di pensiero comuni, da quella che viene definita “normalità”. Quel che emerge infine, è l’importanza di godere di quel che abbiamo davanti, di tutto ciò che possiamo materialmente sentire e vivere, compresa la sfera interna personale, senza auto porsi dei limiti che in realtà vengono dall’esterno.

Anna Franzutti

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