“Disegnare con la parte destra del cervello”: tutti possiamo essere artisti

Imparare a disegnare è in realtà imparare a vedere, a vedere nel modo giusto, che è molto più che guardare semplicemente con gli occhi.

Kimon Nicolaides

Disegnare è come andare in bicicletta, ma spiegarlo a parole si rivela del tutto superfluo. Per il disegno è un po’ così: si tratta di saper osservare nel modo in cui vede l’artista, non servono definizioni teoriche. Betty Edwards nel suo saggio “Disegnare con la parte destra del cervello” ci parla a cuore aperto, con una voce che penetra e rassicura. Perché tutti possiamo disegnare e imparare a farlo bene.

Probabilmente arrivati a questo punto dell’articolo un sorriso di sufficienza avrà incurvato le vostre labbra, già pronti a chiudere tutto per non essere abbindolati dalla classica notizia fake. Ma “Disegnare con la parte destra del cervello” non promette false speranze, e invece si costruisce su solide basi scientifiche e neurologiche intrecciate alla creatività, all’arte.

Quanti di voi da piccoli hanno sperimentato la gioia di perdersi tra pastelli e matite colorate in totale libertà?

Una volta cresciuti il foglio bianco diventa così spaventoso da lasciarci impietriti e scoraggiati davanti ai nostri abbozzi infantili. Allora accartocciamo tutto chiudendo per sempre quella parentesi espressiva. D’altronde i Van Gogh non sono persone comuni, hanno qualità innate e speciali, ci diciamo per consolarci. In realtà si tratta di un cambiamento nel nostro modo di percepire la realtà che nel passaggio dall’infanzia all’adolescenza diventa sempre più complessa e arzigogolata. Aumentano così anche le pretese nel voler ritrarre in maniera perfetta quello che ci circonda. Addirittura sono gli adulti e gli insegnanti a bollare i ragazzini come privi di “genio”.

Spesso mi chiedevo : perché questi ragazzi, che stanno imparando altre nozioni oltre a queste, hanno così tanta difficoltà nel riprodurre qualcosa che si trova proprio sotto i loro occhi?”

(…)Un giorno d’impulso distribuii delle riproduzioni di un’opera di Picasso e dissi agli studenti di copiare la figura capovolta. (…) Con nostro grande stupore i disegni risultarono molto buoni e chiesi: com’è che riuscite a disegnare un’immagine capovolta e non siete capaci di disegnarla dritta? Gli studenti risposero che con la figura capovolta non si accorgevano di disegnare”.

Betty Edwards ha insegnato alla Venice High School di Los Angeles ed è lì che ha intrapreso la sua ricerca sulle tecniche del disegno. Nello stesso periodo lo psicologo Roger W. Sperry pubblicava gli esiti delle ricerche sui due emisferi del cervello umano. E’ l’inizio di un cammino tortuoso che si compierà in un’epifania luminosa.

La mente umana è divisa in due parti che si sviluppano asimmetricamente rispetto alle altre specie viventi. Un’equipe della California Institute of Technology ha dimostrato come gli emisferi celebrali abbiano due modi ben distinti nel percepire gli stimoli esterni. Non ce ne rendiamo conto grazie all’esistenza del corpo calloso, un cordone di fibre che connette le due metà. E’ come se gli esseri umani possedessero due anime con meccanismi specializzati in funzioni differenti ma complementari.

Ma tutto ciò come si collega al disegno?

B. Edwards ha sperimentato le tecniche per disegnare attivando soltanto la funzione D che sviluppa pienamente il nostro potenziale artistico. Bisogna abbandonarsi a ciò che vedono i nostri occhi senza preconcetti. Ogni particolare è affascinante, perfino le pieghe sui palmi delle nostre mani diventano un tessuto ipnotico e degno di interesse. All’inizio non sarà facile perché abbiamo ricevuto un’educazione che tende a soffocare queste qualità. Una volta liberi le lancette smetteranno di assordarci, il respiro si farà più regolare. Ci sentiremo tranquilli, appagati, pieni di un’ebrezza che ci completa.

Gertrude Stein chiese al pittore francese Henri Matisse, se quando mangiava un pomodoro lo guardasse come lo guarderebbe un artista. Matisse rispose: “No, quando mangio un pomodoro lo guardo come lo guardano tutti. Ma quando dipingo un pomodoro allora lo vedo in modo diverso”.

Gertrude Stein, Picasso 1938

Arianna Guidotto

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