Lo sfruttamento della prostituzione in Italia

Nel 2018 il Codacons stilava un’analisi del fenomeno della prostituzione in Italia. Per la natura sommersa e parzialmente illegale dell’esercizio del meretricio, i dati statistici possono essere solo approssimativi. 

Tale mercato in Italia registrerebbe un fatturato annuo di 3,9 miliardi € e impiegherebbe 90.000 prostitute. Il 10% di esse sarebbe minorenne, il 55% proverrebbe da Paesi dell’Est Europa e dell’Africa, ma con un aumento di prostitute cinesi. I clienti sarebbero 3 milioni all’anno, ognuno con una spesa media mensile di 110 €. Inoltre, vi sarebbe stata una progressiva riduzione della prostituzione in strada ma un boom di quella maschile e via web.

In Italia l’esercizio della prostituzione (quale scambio di servizi sessuali per denaro), è lecita. Ne sono illegali, invece, il favoreggiamento, lo sfruttamento e l’organizzazione in luoghi chiusi. La Legge Merlin (1958) abolì il precedente regime di tolleranza e regolamentazione della prostituzione, vietandone l’esercizio in case di prostituzione.

Le sanzioni amministrative o penali, dunque, colpiscono solo chi (in qualsiasi modo) favorisca o sfrutti la prostituzione altrui, non l’atto di prostituirsi in sé. La ragione di ciò risiede nel non voler criminalizzare il gesto di chi potrebbe essere sfruttato a prostituirsi (essendo vittima di altri) e perché, in determinate occasioni, la prestazione sessuale potrebbe invece essere frutto della libertà di autodeterminarsi del soggetto (se compiuta volontariamente da maggiorenni non sfruttati).

In Europa esistono quattro diversi modelli di regolamentazione del fenomeno.

Quello abolizionistico (Polonia, Repubblica Ceca, Spagna) non proibisce né regolamenta la prostituzione, tollerandola purché tra adulti consenzienti non sfruttati. Quello neo-abolizionistico (Francia, Danimarca, Belgio) non proibisce né regolamenta la prostituzione outdoor, ma proibisce quella indoor (nelle case di tolleranza). Quello proibizionistico (Irlanda, Malta, Svezia) vieta e perseguita la prostituzione indoor e outdoor. Austria, Germania, Grecia, Paesi Bassi, invece, la considerano lecita, impongono alle prostitute registrazioni ufficiali per pagare le tasse e controlli medici.

A fianco del fenomeno di sfruttamento della prostituzione, si assiste a numerosi atti violenti compiuti da singoli o da organizzazioni criminali (anche di stampo mafioso): tratta di esseri umani, riduzione in schiavitù, minacce e violenze. Ad aggravare tali reati, possono essere la minore età delle vittime o il fatto che siano compiuti da loro parenti. 

Le violenze non sono solo corporali, ma anche psicologiche. Le prostitute nigeriane, ad esempio, subiscono riti juju (vudù)e maledizioni con cui sono indotte a percepire delle ritorsioni malefiche nel caso di ribellione alle loro madame (ex prostitute poi sfruttatrici).

Oltre al contrasto giudiziario allo sfruttamento, è da segnalare l’impegno di numerose associazioni antitratta e antiviolenza che permettono alle vittime di fuggire dalla strada. Gli operatori delle case rifugio seguono le donne nei percorsi di denuncia e ne favoriscono l’avviamento lavorativo.

Guido Casavecchia

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