Referendum costituzionale ed emergenza sanitaria

A causa dell’emergenza sanitaria per la diffusione del COVID-19, il referendum costituzionale (che si sarebbe dovuto tenere il 29 marzo 2020) è stato rinviato a data da definirsi. 

Il suo oggetto è l’approvazione o il respingimento della legge costituzionale che modifica gli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione, riducendo i Deputati da 630 a 400 e i Senatori da 315 a 200. Il referendum è stato richiesto da 71 Senatori (appartenenti a quasi tutti i gruppi parlamentari). Non presenterà un quorum per la sua validità.

Tralasciando le questioni di merito a favore o contro le riforma, è interessante analizzare alcune possibili implicazioni della perdurante emergenza sanitaria sul referendum.

Il periodo più probabile di nuova indizione è in autunno o inverno. Si dovrà, però, tener conto dell’evoluzione medico-sanitaria della pandemia, delle possibilità di spostamenti personali, di accompagnamenti per i soggetti in difficoltà o di misure alternative per chi sarà sottoposto a quarantena. Inoltre, si dovranno garantire distanziamenti sociali all’esterno e all’interno dei seggi elettorali, sia tra gli elettori sia tra gli scrutatori, con evidenti difficoltà logistiche.

Sicuramente la situazione sarà incerta fino a qualche settimana prima del voto. Questa però, probabilmente non differirà molto dalle misure di prevenzione che dovranno adottare altri luoghi pubblici, e l’esperienza potrà quindi insegnarci come effettuare le tecniche di relazioni sociali in sicurezza. 

Potrebbe, per esempio, essere un’occasione per sperimentare tecniche di voto a distanza (online o via posta), con tutti i pregi e le problematiche che queste potrebbero comportare.

Inoltre, molte forze politiche e della società civile potrebbero dubitare dell’effettiva libertà di informazione e divulgazione sui temi del voto. L’impossibilità di tenere riunioni e incontri fisici tra persone potrebbe ridurre il diritto a informare e a informarsi. Potrebbero essere efficacemente utilizzate (ancor più del solito) le piattaforme internet e TV, a discapito però dei comitati per il voto che possiedano una minore forza economica e divulgativa 2.0 e di chi non sia abile a utilizzarle.

Se la situazione sanitaria dovesse essere, invece, tanto grave da non poter consentire di effettuare in sicurezza il voto, si dovrebbe ulteriormente rinviarlo alla primavera o estate 2021. Il che, a livello costituzionale, potrebbe comportare lievi dubbi di legittimità.

Per esempio, tenendosi a grande distanza da quando le forze parlamentari hanno discusso e approvato la riforma (2019), il panorama politico e di rappresentatività di questi temi tra la società civile potrebbero essere mutati.

Inoltre, il rinvio potrebbe essere meglio compiuto con una legge ordinaria il più possibile condivisa dal Parlamento, perché qualunque atto o impulso di una minoranza tra le forze politiche farebbe supporre un rinvio strumentale per evitare le urne, e non a causa dell’effettivo perdurare della situazione di emergenza.

Senza dubbio, le problematiche giuridiche e sociali del referendum costituzionale legate all’emergenza sanitaria saranno molto ampie.

Guido Casavecchia

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