A lezione di storia greca: un possesso per l’eternità, κτῆμα ἐς αἰεί (ktema es aiei)

Perché studiare la storia dei greci?

Quando si pensa a questo ambito ci si ritrova catapultati tra pagine fitte di date e guerre da ricordare. Sono ancora vividi gli anni di scuola in cui si sperimentavano le strategie più assurde per memorizzare dei concetti che sembravano così distanti e asettici.

Banalmente si potrebbe rispondere alla domanda iniziale ricorrendo al famoso detto “historia magistra vitae”: la soluzione sembra quella di ripercorrere la linea del tempo selezionando le analogie negli eventi. Ma la storia non è ciclica e i fatti non si ripetono mai nello stesso identico modo. È l’umano la componente immutabile, che con le sue paure, passioni, debolezze attraversa epoche e rimbalza tra gli eventi.

Ἱστορία (istorìa) in greco significa ricerca e deriva dalla radice indoeuropea ιδ- (o-) del verbo ὁράω (orào) “vedere” e quindi sapere, conoscere, esplorare.

Faticose ricerche, perché i testimoni dei singoli fatti riferivano su cose identiche in maniera diversa, ognuno secondo le sue particolari simpatie e la sua memoria. E forse la mia storia, senza l’elemento fantastico, accarezzerà meno l’orecchio, ma basterà che la giudichino utile quanti vorranno sapere ciò che del passato è certo, e acquistare ancora preveggenza per il futuro, che potrà quando che sia ripetersi, per la legge naturale degli uomini, sotto identico o simile aspetto. Quest’opera è stata composta per avere un valore eterno…

Tucidide

Il puntiglioso Tucidide lo ribadisce in tono solenne: non è una lettura arida e passiva di ciò che è accaduto, fare storia è un possesso per l’eternità. Ci si cala nella psiche di uomini che si sono nutriti dei nostri stessi sentimenti, persone che hanno agito e patito al contempo.

Ma i ricordi sono granelli di polvere che si cancellano facilmente al tocco, la nostra mente è fornita di un incredibile sistema difensivo che ci permette di selezionare e distorcere le esperienze vissute. Non possiamo ricordare tutto, altrimenti saremmo già una specie estinta.

Questa è l’esposizione delle ricerche di Erodoto di Alicarnasso, perché gli eventi umani non svaniscano con il tempo e le imprese grandi e meravigliose, compiute sia dai Greci che dai barbari, non restino senza fama…

-Erodoto, “Le Storie”

La civiltà greca è avvolta da un alone ammaliante. Analizzando le fonti possiamo scorgere delle anime affini e vibrare in sintonia, commuoverci.

Abbiamo la fortuna di poterci immergere in questa cultura perché era un popolo che amava autoraccontarsi. Grandi personalità hanno inciso riflessioni che smuovono ancora le nostre coscienze. Tutto in un ambiente libero e creativo: la polis, la comunità degli uguali.

Ancora oggi la parità di diritti è un tasto dolente e controverso. Soprattutto in questo ultimo periodo, tensioni e paure hanno macchiato di sangue ogni speranza.

Non possiamo essere identici e questa consapevolezza già permeava gli antichi. Le tradizioni, le usanze, gli stili di vita e tutte quelle strutture sociali e istituzionali che caratterizzano il vivere comune ci hanno reso diversi l’uno dall’altro, ma siamo profondamente accomunati dal nostro essere umani, dalla nostra natura, dai bisogni che ci ricordano che siamo tutti fatti di carne, ossa e organi pulsanti.

Noi rispettiamo e veneriamo chi è di nobile origine, ma chi è di natali oscuri, né lo rispettiamo, né l’onoriamo. In questo ci comportiamo gli uni verso gli altri da barbari, poiché di natura tutti siamo assolutamente uguali, sia Greci che barbari. Basta osservare le necessità naturali proprie di tutti gli uomini … nessuno di noi può esser definito né come barbaro né come greco. Tutti infatti respiriamo l’aria con la bocca e con le narici, e …

(Antifonte, frammento papiraceo)

Una lezione di rispetto che si adatta bene alla nostra epoca attraversata da lacerazioni, discriminazioni e atrocità. I nostri antenati, con parole limpide, colpiscono nel segno. Le poleis erano terrorizzate dai rischi di una lite interna, dissidi e guerre civili. La sfiducia tra i cittadini portava alla disgregazione della società stessa. Erano anni di terrore e spesso l’odio e gli istinti prevalevano fino a distruggere la bellezza opulenta di quelle città.

Ecco perché studiare gli antichi greci, i romani, i fenici…

Per ricordarci che noi non siamo cambiati affatto: violenze, abusi, guerre, lacrime, corruzione. Ecco perché fin dai primordi della nostra vita sulla terra tentiamo di contrastare le spinte egoistiche che porterebbero all’annientamento. Perché siamo umani e quindi fallibili.

Sono giunto alla conclusione che tutti gli uomini sono guidati dalla paura della morte, Efestione, questo non ce l’hanno insegnato i maestri, ed è la causa di tutte le nostre sventure.

(Alexander -film di Oliver Stone)

Con la consapevolezza, i libri in pugno e le menti accese possiamo perseguire l’armonia, un’altra parola intensa che deriva dalla radice greca ar- e indicava all’inizio la ruota di un carro che si incastra bene al suo perno.

Possiamo quindi imparare come “incastrarci” meglio l’uno all’altro. Gli anni non devono scorrere invano, siamo tutti chiamati in causa e nessuno è mai troppo piccolo o insignificante per fare la differenza.

Mille navi faremo salpare da qui, Efestione. Navigheremo intorno all’Arabia, e risaliremo il golfo fino all’Egitto. Da lì costruiremo un canale nel deserto, fino al mare di mezzo. E poi ci sposteremo a Cartagine, e quella grande isola, la Sicilia, ci pagherà cospicui tributi. E dopo, la tribù romana, grandi combattenti, li batteremo. E poi esploreremo le foreste del nord… e le colonne d’Eracle, fino all’oceano occidentale. E un giorno, tra meno di dieci anni, Babilonia, con il suo immenso orto, sarà il centro del mondo. Le Alessandria cresceranno. Le popolazioni si mischieranno e viaggeranno liberamente, l’oriente e l’occidente si uniranno…

(Alexander)

Arianna Guidotto

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