La fotografia di professione. Intervista a Charlie Stive Dagna

The Password ha avuto l’onore (ed il piacere) di scambiare quattro chiacchiere con Charlie Stive Dagna, affermato fotografo e videomaker della scena torinese. Charlie si occupa di non pochi ambiti fotografici, tra cui reportage, videomaking e documentari di vario genere. Inizia a scattare giovanissimo, per poi scoprire una passione che lo porterà a lavorare in alcuni importanti eventi della serie A di ginnastica artistica italiana.

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Ciao Charlie, ho letto che hai iniziato a scattare a 16 anni con una semplice compatta. Ci racconteresti come è nata questa passione e cosa è diventata ora dopo anni?

“Sì, ho avuto la mia prima vera fotocamera a 16 anni anche se, a dire il vero, ho conosciuto la fotografia a 7 anni, quando scoprivo come funzionavano le fotocamere a rullino. Aver frequentato il liceo artistico teatrale ha sicuramente contribuito a far crescere questa passione, fin quando a 19 anni ho comprato la mia prima macchina, una Canon 40d. Ora che la mia passione è diventata qualcosa di più grande, mi sono reso conto di come sia più complicato di quanto si possa immaginare. La fotografia vera e propria, tra servizi e reportage, prende solo il 20% del mio tempo. Mi concentro molto di più sul videomaking, che attualmente è più richiesto.”

C’è qualche foto che hai scattato agli inizi a cui sei ancora particolarmente legato?

“Ripensando a qualche tempo fa, tengo molto a tutte quelle foto scattate durante le passeggiate sul lungo Po. Ero ancora alle prime armi e grazie a quelle prove ho perfezionato la mia sintonia con la macchina. Da lì ho capito quanto l’esperienza sul campo batta tutto il tempo passato a studiare il lato teorico della fotografia. Sia ben chiaro, conoscere bene tutti i tecnicismi è importantissimo, ma l’esperienza rimane al primo posto. Devi viverla la macchina, deve diventare parte integrante di te.”

Hai molto a che fare con la ginnastica artistica, come ti sei trovato in quell’ambiente?

“Essenzialmente, mi sono trovato al posto giusto nel momento giusto. Lavoravo al bar di una palestra di ginnastica artistica, quando un gruppo di fotografi entrò per riprendere una gara che si svolgeva in quei giorni. Ho parlato con loro, gli è piaciuto come lavoravo e ho colto la palla al balzo. I primi campionati ai quali ho lavorato erano abbastanza noiosi (ride, ndr), ma mi sono serviti per farmi le ossa.” 

SERIE A TORINO 2018

E poi c’è stato il salto di qualità.

“Esatto, nel 2014 ho curato il video recap della tappa di serie A al Ruffini, per poi lavorare in campo gara agli assoluti di ginnastica artistica. Lì ho conosciuto Filippo Tommasi, fotografo ufficiale della federazione, diventato poi il mio mentore.”

E immagino che in questo percorso ti sarai portato a casa delle belle soddisfazioni.

“Certo che sì. Sono stato chiamato per fotografare la squadra olimpica USA a Jesolo.”

Il mostro finale

“Assolutamente sì. Per buona parte della gara l’emozione era alle stelle, e la responsabilità di riprendere atleti internazionali come Alexandra Raisman mi ha fatto davvero sentire le farfalle nello stomaco. Per fortuna, e soprattutto grazie a mia moglie che mi ha riportato con i piedi per terra, sono riuscito a rimettermi in carreggiata e portare a casa il risultato.”

E che risultato! A proposito di traguardi, com’è stata l’esperienza con Scabin, come si è creata l’occasione e cosa hai provato lavorando nella frenesia di una cucina?

“Per quell’occasione stavo lavorando con una casa di produzione, dovevamo girare un video con tre chef, tra cui Davide Scabin, che avrebbero cucinato nei ristoranti dello Juventus Stadium. Quindi ci siamo organizzati con tutte le telecamere in modo che si incastrassero perfettamente nelle cucine, ma che soprattutto non dessero fastidio agli chef.”

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E come sei riuscito a rubare i tuoi scatti?

“Praticamente mi sono intrufolato tra le inquadrature delle videocamere. Conoscevo gli obiettivi montati sulle macchine, quindi sapevo come poter passare inosservato tra le inquadrature e fotografare quei piatti spettacolari che passavano sui tavoli.” 

Cambiamo argomento. Parlaci dell’esperienza con i reportage e di quali sono le difficoltà che si possono incontrare.

“La cosa più importante da non scordare è che niente si ripeterà. Devi essere sempre un passo avanti, imparando a prevedere cosa succederà tra un istante davanti ai tuoi occhi. I lavori nei campi di gara mi hanno sicuramente aiutato, e l’esperienza diretta ha poi fatto il resto. Altra cosa fondamentale in ambito reportagistico è sicuramente il non interferire. Non sei tu il protagonista della storia, ma solo chi la racconta, ed è nello stile in cui racconti quella storia che puoi lasciare la tua firma personale.”

Cos’è Sonics e che legami hai con la compagnia?

“Sonics è una compagnia nazionale di acrobati. In pratica è il circo puro, con artisti che si esibiscono in acrobatica aerea e senza l’uso di animali. Li ho conosciuti nel 2012, girando un documentario per loro, con l’intento di mostrare una compagnia che è assolutamente unica in Italia. Da lì è iniziata la mia collaborazione con loro, come videomaker e fotografo.” 

Domanda obbligata: quali sono i tuoi progetti futuri? Sono stati influenzati dalla situazione che stiamo vivendo?

“Beh, purtroppo si. Avevo organizzato un calendario di eventi che mi avrebbe portato in giro da marzo fino ad agosto, e ora puoi immaginare come sia la situazione. Praticamente ho dovuto annullare quasi un anno di lavoro.”  

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Come hai preso questa situazione?

“Non ti nascondo che le prime due settimane di quarantena sono state dure. Fare programmi e poi doverli annullare non è affatto facile, ma ti fa anche capire molto. In un lavoro come il mio, reinventarsi è fondamentale e, in un periodo come questo, capisci quanto sia importante riuscire ad adattarsi. La cosa migliore che possiamo fare è vedere quello che sta succedendo come un’occasione, una possibilità per ricominciare, per prepararsi alle nuove occasioni che ci saranno.” 

Se volete una giusta pausa da tutte le presunte foto artistiche tipiche di Instagram, vi consiglio di farvi un giro sul suo profilo, @charliestivedagna. La differenza si nota.

                                                                                                                                 Antonio Ruggiero

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