Pridefall o PrideFAIL?

Nell’ultimo periodo si può dire che le acque non si siano calmate un attimo. Il 2020 continua a non promettere bene, e abbiamo già varcato la soglia del primo semestre apocalittico. Oltre ad eventi fuori dalla nostra portata sono esplosi episodi di odio razziale e xenofobo che nemmeno questo anno di disgrazie ha potuto lasciar passare inosservati.

Pare infatti che la comunità arcobaleno, alla vigilia del Pride month (giugno), sia stata presa di mira da 4chan con Operation Pridefall. Il 10 maggio un utente anonimo pubblica un thread incoraggiando gli utenti ad effettuare cyber-sabotaggi contro le campagne online che supportano la comunità LGBTQ+ per il mese del pride 2020. Il post originale contiene delle istruzioni su come creare falsi profili temporanei evitando il rischio di venire spammati. Viene richiesto, infatti, di non pubblicare contenuti che potrebbero giustificare la segnalazione delle pagine e perchè l’obiettivo ultimo sarebbe quello di far mettere in questione dagli utenti comuni se quello che stanno supportando sia davvero la cosa giusta.

Attualmente, gira un video che promuove questa operazione, con protagonista Pepe the frog, meme che nasce proprio sulla piattaforma. Compare con un fucile da cecchino e un casco “born to kill” sullo sfondo di diverse immagini di drag queen e transessuali che prende di mira.

Per comprendere la portata di questa minaccia però dobbiamo fare un passo indietro e capire cosa sia 4chan. Si tratta di un sito web imageboard fondato nel 2003, la cui idea chiave risiede nell’anonimato e nella ludicità.
Questa parte del web viene definita “the Internet“, sineddoche che sottintende il suo essere depositaria dell’anima più autentica della Rete e anche per questo in forte contrasto con quello che è l’attuale mainstream.

 

Auerbach, identifica tre “economie” tipiche di questa fascia della Rete:

  1. Dell’offesa: oscenità, ostilità, politically incorrect, minacce, frasi razziste e sessiste.
    Doppia funzione: allontanare gli utenti che non condividono l’indole libertaria del web e neutralizzare gli hate speech autentici.
  2. Dell’irrealtà: deposito di testi che sarebbe impensabile trovare altrove, in virtù dei loro contenuti stravaganti, spesso “malati”. L’Internet è il luogo alternativo alla realtà e accoglie interazioni – altrimenti inaccettabili – senza che ci siano conseguenze.

    Sono molte le implicazioni incomprensibili ad utenti esterni e l’interpretazione di certi contenuti diventa altamente complessa. Anche per questo l’Internet viene spesso “letto” come luogo misogino, omofobo, maniaco della pornografia ed improntato agli hate speeches; spesso con grande soddisfazione degli utenti stessi di passare per i “cattivi” del Web.
  3. Del sospetto: da un lato il sospetto funge da autodifesa per evitare di essere trollati, ma anche per individuare gli estranei. Dall’altro è proprio la natura del medium che induce al sospetto: l’anonimato rende l’autore empirico di ogni testo fuori portata, così come l’identità dello user, celata dietro a nickname che potrebbe non avere niente a che fare con chi rappresenta.

Insomma, sicuramente un’iniziativa come quella del Pridefall non ci porta a sorridere, tuttavia il fatto che sia stata promossa da 4chan non implica necessariamente un serio impegno.
Si dice che 10 giorni sul sito corrispondono a 10 anni nella vita vera; questo per le valanghe di contenuti postati quotidianamente. Tenendo conto delle premesse che caratterizzano le modalità di comunicazione sul sito, ciò che ne possiamo dedurre è che finchè restiamo fermi sulle nostre convinzioni, un utente pigro quale quello di 4chan, che produce contenuti per scandalizzarci distaccandosi dalle norme della realtà, perderà interesse, ammeso che ne avesse in primo luogo, e passerà al prossimo thread.

Yulia Neproshina

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