Sessualità e potere

Nel mese di maggio è stata celebrata la giornata contro l’omofobia, la transfobia e la bifobia. Un evento importante che ricorre annualmente il 17 maggio, quando per la prima volta nel 1990 l’omosessualità fu rimossa dalla lista delle malattie mentali. L’atto di rimozione fu tuttavia il risultato di anni di studi e riflessioni sul tema della sessualità.

Il pensatore che più rivoluzionò e donò nuova linfa agli studi sul sesso e il genere fu Michel Foucault, filosofo e sociologo francese, le cui riflessioni sul rapporto tra sesso e potere rappresentano tutt’oggi un momento di cesura con gli studi precedenti. Foucault incentrò le sue ricerche sull’analisi della natura e il modus operandi del potere, adottando un approccio innovativo e multidisciplinare, che comprendeva ambiti come la storia, la filosofia, la sociologia e l’antropologia. Proprio per questo, ripercorrere gli studi del filosofo francese è un esercizio utile per avere una base intellettuale e metodologica per affrontare la questione della sessualità e gli attuali studi sul genere. Le idee di Foucault sono state poi prese come punto di riferimento dalle successive teorie queer, tra i cui esponenti ricordiamo la filosofa americana post-strutturalista, Judith Butler. Gli studi foucaultiani rappresentano quindi un momento di rottura con le ipotesi e le opinioni che circolavano sulla sessualità e le cosiddette ‘identità sessuali perverse’: egli invita a cambiare prospettiva e a leggere la sessualità attraverso le lenti del potere e non degli individui. Ne il Primo volume sulla Sessualità o Volontà di sapere, pubblicato nel 1976, lo studioso francese ricostruisce la storia dal potere e identifica gli strumenti attraverso i quali il potere agisce.

Negando la dimensione naturale della sessualità, egli afferma che il sesso, e in particolare il discorso sul sesso (l’atto di esteriorizzare dei desideri più reconditi), sono stati utilizzati dal potere per riordinare quella massa disaggregata di persone e costruire delle individualità facilmente controllabili. Il potere, in Foucault, ha tuttavia una natura relazionale: esso non è calato dall’alto ma si origina dalle quotidiane relazioni tra individui, quella tra maestro e allievo, dottore e paziente o padre e figlio. La sessualità non è una categoria imposta alla società, è anzi il prodotto delle relazioni umane: il soggetto si crea a partire da queste categorie entro cui si colloca e ne è allo stesso tempo assoggettato. 

La costruzione di categorie entro cui l’individuo si identifica rappresenta uno dei principali strumenti con cui il potere espande il proprio controllo. Collocarsi e identificarsi in categorie quali l’eterosessualità, l’omosessualità o la transessualità significa costruire artificialmente un’individualità suscettibile al controllo. L’obiettivo del potere è quello di addestrare i corpi ad essere oggetti manipolabili: prima attraverso la confessione dei propri desideri sessuali, poi rendendo la vita umana oggetto di studio delle scienze umane. Foucault ripercorre le tappe di questo processo a partire dalle prime forme di controllo da parte di istituzioni di matrice cristiana. Lo strumento fondamentale della Chiesa cattolica era la confessione: gli individui invitati dai sacerdoti a confessarsi producevano un discorso sulla sessualità che implicava il governo da parte del potere pastorale non solo della corporeità ma anche dell’interiorità individuale. “L’anima, effetto e strumento di una anatomia politica; l’anima, prigione del corpo.” (Foucault, 1975)

Ciò significa che il rapporto tra sesso e potere non è repressivo: le cesure, i divieti e il proibizionismo della sfera sessuale sono solo una parte della strategia del potere; in senso più ampio, il potere più che reprimere produce la sessualità come strumento di dominio. 

Ottavia Dal Maso

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