8 film post-2000 in lingua straniera da guardare (Seconda parte)

Cidade de Deus (2002)

City of God (Brasile) di Fernando Meirelles e Kátia Lund

Mi faccio le canne, pippo, chiedo l’elemosina in strada da quando ero un bambino, ho pulito i vetri alle macchine ai semafori, ho lucidato scarpe, ho rubato, ho ucciso. Non sono un bambino, sono un vero uomo.

La Città di Dio del titolo è una delle più povere e violente favelas di tutto il Brasile. È in questo lacerato pezzo di mondo, così vicino al paradiso e allo stesso tempo così atrocemente dimenticato da Dio, che si ambienta il film che ha lanciato alla celebrità Fernando Meirelles (Passioni e desideri, Cecità, I due papi), uno dei più talentuosi registi contemporanei. Pochi film sono riusciti a ritrarre così esplicitamente l’apparente (ma spesso reale) mancanza di scelta che opprime l’esistenza di chi nasce in posti come quello. Sebbene il protagonista non sia un criminale, City of God è il più bel film gangster degli anni 2000. Due bonus: è tratto da un libro semi-autobiografico; vede un livello di recitazione raramente raggiunto da attori-bambini.

Micro-anticipazione della trama: Buscapé nasce e cresce in una favela; prova a coltivare – proprio durante una ferocissima guerra tra bande – la passione per la fotografia e l’amore per una ragazza. 

Zimna wojna (2018)

Cold War (Polonia) di Paweł Pawlikowski

Io so che l’amore è amore, e basta.

Cold war è il più bel film d’amore degli ultimi vent’anni. Ma è anche di più: è una nostalgica riflessione sui legami che uniscono e dividono gli amanti, sull’amare qualcuno per sempre a prescindere da tutto, sull’avere davvero una donna o un uomo della propria vita. È la storia di due persone che si innamorano, poi si conoscono davvero e continuano ad amarsi, sullo sfondo di un contesto politico – la guerra fredda del titolo – che ostacola la loro relazione.

Micro-anticipazione della trama: un pianista e un’aspirante cantante polacchi si conoscono nel 1949 durante le selezioni per uno spettacolo folkloristico, ma il contesto politico (l’Europa spaccata in due) e le loro mancanze personali ostacolano la loro relazione. 

살인의추억, 2003

Memorie di un assassino (Corea del Sud) di Bong Joon-ho

So tutto, mi basta guardarti in faccia.

Prima di Parasite, il suo capolavoro, Bong Joon-ho già sfornava film incredibili uno dopo l’altro. Il più bello di questi è Memories of murder/Memorie di un assassino, un poliziesco che va decisamente oltre i confini della categoria, per cui all’indagine poliziesca se ne affianca una sul rigore morale delle persone e su come eventi identici possano migliorarle o spezzarle per sempre. Regia cristallina, sonoro da spellarsi le mani per gli applausi e lo sguardo in macchina più potente della storia del cinema.

Micro-anticipazione della trama: un burbero poliziotto di campagna e il suo manesco compare fabbricano prove e torturano innocenti nello svogliato tentativo di catturare un killer. Un detective arrivato dalla città cambierà il corso delle indagini e della loro vita, cambiando lui stesso nel frattempo.

La isla mínima (2014)

La isla mínima (Spagna, 2014) di Alberto Rodríguez Librero

Non puoi immaginare quanto dolore è capace di sopportare una persona prima di svenire.

Se Memorie di un assassino ha certamente ispirato la prima stagione di True detectiveLa isla mínima è stato ispirato dalla serie in questione. L’ambientazione è molto simile, anche se non siamo in Louisiana, bensì in Andalusia: campagna, paludi, gente bigotta che si spacca la schiena da mattina a sera per mettere il pane in tavola, paesaggi stupendi e tetri al tempo stesso. Anche il mood è molto simile: i silenzi, l’omertà, il conservatorismo, la sfiducia verso la gente di città, la religiosità profonda, ma con un’aggiunta impossibile da ignorare, ossia l’ombra del regime franchista appena dissoltosi e i sospetti e i coinvolgimenti che ne derivano. Tutto questo è stato riportato dal regista senza alcun tentativo di romanticizzare, di filtrare, di rendere più poetica e gradevole la realtà cruda di un posto dove – almeno all’apparenza – la gente nasce e aspetta di morire: è per questo che La isla mínima è un film che non vi darà pace per giorni.  

Micro-anticipazione della trama: due detective di Madrid indagano su un caso molto cupo in una delle zone più rurali e conservatrici di tutta la Spagna. L’indagine non tarderà a coinvolgerli personalmente.

Saul fia (2015)

Il figlio di Saul (Ungheria) di László Nemes

Hai cinque minuti per stare con lui, ma alla fine brucerà come gli altri.

Di film sulla Shoah ce ne sono tanti, ma questo è uno dei più belli e dei più strazianti. Delle tante particolarità del film, ce ne sono tre che più delle altre lo rendono eccezionale. La prima è l’originalissimo stile di regia, che segue pedissequamente il protagonista, aumentando a dismisura l’immersione dello spettatore nella trama e, quindi, anche il coinvolgimento emotivo. La seconda è il sonoro: per montarlo ci sono voluti cinque mesi; al registrato originale sono state aggiunte voci in otto lingue diverse (per rendere al meglio la confusione e la multietnicità del campo di concentramento), l’effetto è incredibile. La terza ha a che fare con la trama: Saul, il protagonista, non è un prigioniero qualunque. È un membro del Sonderkommando.

Micro-anticipazione della trama: Saul è un ebreo ungherese, membro del Sonderkommando (i gruppi di deportati costretti a collaborare coi nazisti e ad aiutarli nelle mansioni nei campi di concentramento) di Auschwitz. Un giorno, sgomberando e pulendo una camera a gas appena utilizzata, scopre tra i tanti corpi quello di un ragazzo: da quel momento farà di tutto per dargli una degna sepoltura. 

올드보이 (2003)

Old Boy (Corea del Sud) di Park Chan-wook

Sorridi, e il mondo sorriderà con te. Piangi, e piangerai da solo.

Per descrivere questo film ci tornano utili le eloquenti parole di un mio amico: “Se incontro il regista di Old Boy prima gli faccio i complimenti, poi comincio a correre”. Old Boy ormai è un vero proprio cult, sia perché è magnifico, sia perché ha fatto conoscere a molti occidentali le splendide e infinite vie del cinema asiatico. Quentin Tarantino, che fu presidente della giuria che gli ha assegnato il Grand Prix al Festival di Cannes, ebbe a dire: “Old Boy è il film che avrei voluto fare”. È, in effetti, il più bel film tarantiniano non diretto da Tarantino. È un film violento, ma è ben lontano dall’essere uno splatter balordo o un film d’azione senza senso alla Jason Statham. Al tempo piacque così tanto che, illudendosi che la qualità del film fosse slegata dal suo paese d’origine, gli americani ne acquistarono i diritti e ci fecero un remake (il risultato ve lo lasciamo immaginare).

 Micro-anticipazione della trama: un uomo si ubriaca, viene portato in questura e – una volta uscito – viene rapito. Il giorno dopo si risveglia imprigionato in un appartamento-cella, senza sapere perché è lì, chi ce l’ha messo e quanto dovrà rimanerci. Dopo quindici anni di totale solitudine, si risveglia dentro a una valigia, libero.

Les choristes (2004)

Les choristes (Francia, 2004) di Christophe Barratier

Percepisco il desiderio di libertà nello sguardo dei miei ragazzi, di costruirsi capanne in cima ai monti.

Chi l’ha visto non potrà mai dimenticare le voci di quei ragazzi, i loro occhi spenti pronti a illuminarsi al primo segno di fiducia, quella fiducia che nessuno riserva in loro, nessuno eccetto il nuovo maestro. Una storia meravigliosa su un gruppo di ragazzi condannanti ad essere reietti fin da piccolissimi, a cui tutti ricordano continuamente quanto sono insignificanti, che tutti hanno sempre provato ad addomesticare e mai a educare, a cui viene data una speranza e una gioia tramite il grande dono della musica e – soprattutto – dell’amore più umano e incondizionato. 

Micro-anticipazione della trama: un maestro di musica viene assunto in un collegio per ragazzi disagiati e difficili, dove – contro tutto e tutti – proverà a imbastire un coro.

そして父になる (2013)

Father and son ( Giappone) di Hirokazu Kore’eda

Si può davvero amare un figlio che non è il tuo?

Anche di questa pellicola verrà fatto un remake, diretto da Spielberg, perché anche stavolta Hollywood non ha capito che alcune delle fondamentali qualità che la rendono stupenda sono radicate nel fatto che è ambientato in Giappone e che i protagonisti sono giapponesi. Il film e la cultura che lo ha partorito sono profondamente connessi: la stessa trama ambientata altrove produrrebbe un film totalmente diverso, anche perché le due famiglie protagoniste rappresentano due facce molto differenti della società giapponese, ma nella loro diversità sono ugualmente tipiche, legate al territorio. Regia pulitissima, recitazione iperrealistica (anche da parte dei bambini, davvero fenomenali), colonna sonora deliziosa, una storia che straccia il cuore. Il risultato? Un bellissimo film.

Micro-anticipazione della trama: due coppie di genitori – una ricca e severa, l’altra povera e disordinata – scoprono che i loro figli sono stati scambiati nell’ospedale in cui sono nati. La ricerca della soluzione a questa situazione metterà in dubbio le loro certezze e i loro metodi. 

Se ti sei perso la prima parte di questo articolo, a questo link trovi l’articolo con la descrizione di altri 8 film in lingua straniera da non perdere.

Filippo Minonzio

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