Intervista ad Alessio Santini di Enjoy

Alessio Santini è il fondatore e presidente dell’associazione Enjoy (http://www.associazionenjoy.it/joomla30/index.php). Si appassiona al mondo dell’arte recitando in alcune produzioni televisive da piccolo e finisce per studiare regia alla New York Academy. Una volta tornato in Italia sente la necessità di essere indipendente e lavorare nel campo della sua passione, nel 2012 fonda l’associazione Enjoy. Da lì in poi la situazione è positivamente sfuggita di mano, sia in ambito artistico che sociale. Oggi gestiscono un teatro in via Casteldelfino nella zona di Borgo Vittoria a Torino, grazie al quale possono svolgere le lezioni della loro scuola di teatro, danza e canto direttamente sul palco. Dal 2015 lavorano con l’Unione Europea in qualità di unica realtà italiana che rappresenta il paese all’estero con la Commedia dell’arte. Grazie ad un importante progetto la sua compagnia si è trovata a girare con le loro maschere paesi come Sudafrica, Ungheria, Francia e Regno Unito.

Il ruolo sociale perseguito comincia con la scelta di porre la sede in un contesto tendenzialmente povero della città, perché se vuoi cambiare il futuro devi partire dal basso. La scuola ha una retta popolare, l’arte deve essere di tutti, inoltre incontrano 1500 studenti ogni settimana nelle scuole. Per anni l’associazione si è impegnata ad aiutare chi poteva, adesso saranno loro, in quanto artisti, ad aver bisogno di aiuto: il lockdown nazionale ha fermato tutto. Quando ho parlato con Alessio a maggio le poche informazioni prevedevano una riapertura dei teatri non prima di gennaio 2021 e la sua visione non era molto ottimistica. La sua speranza è che chi ne ha l’autorità riesca a gestire bene la ripresa, che la gente non dimentichi l’importanza dell’arte e di poter ripartire più forti di prima. A marzo la compagnia sarebbe dovuta andare in scena uno spettacolo inedito e partire per una tournée in Scozia, ma nonostante i piani saltati non sono rimasti inattivi sui social e hanno in programma di riprendere i corsi d’estate assieme al centro estivo. Questo non c’entra col teatro, ma segue la linea di azione sociale che dà valore aggiunto al loro grande sogno: farsi conoscere da tutti e aiutare il più possibile le persone avvicinandole all’arte.

Il teatro, ricorda Alessio, non è solo attori e regia, ma un vasto ambito di lavoro che ha dignità e merita rispetto, in tempi di crisi così come nella normalità. A questo proposito ho chiesto la sua idea riguardo alle condizioni di chi vi lavora in Italia e all’estero. In Italia, dice, se un attore vuole avere una prospettiva più rosea a livello economico deve lavorare in televisione, ma la principale differenza che ha notato è quella tra gli spettatori. All’estero il mercato è molto più globale e pronto, la gente è preparata, se si esibiscono in strada i bambini e perfino i poliziotti stanno al gioco. Lo spettatore italiano invece appare mediocre, il teatro non è tra le sue priorità, c’è diffidenza verso un artista in strada. Non è da fraintendere, è evidente che Alessio non cambierebbe il teatro  con niente al mondo, quel che gli dà è troppo per essere valutato in termini di guadagno. Semplicemente, ogni paese e il rispettivo pubblico sono diversi, come la compagnia ha potuto sperimentare direttamente. Le tournée sono importanti a livello umano ed emotivo come artistico; si crea la dinamica goliardica di un viaggio tra amici, ma si è pronti al confronto con il nuovo contesto sociale. Ad esempio, in Sudafrica alcuni attori regalarono la loro maschera di scena e perfino indumenti ad alcuni bambini. In ogni città in cui arrivano, cercano di adattare lo spettacolo, ogni paese ha storie passate delicate di cui bisogna tener conto quando si porta sul palco qualcosa che può essere totalmente nuovo per gli abitanti. Tutto ciò che imparano viene portato in scena, devi essere una spugna.

Per chi vive di teatro, lo spettacolo in sé diventa la cornice di un quadro che in realtà è formato dalle persone che acclamano, le conoscenze e le esperienze che solo una città nuova può regalare, città che offre tanto e a cui si cerca di dare il possibile. Tutto questo si conserva e si trasmette, “soprattutto agli allievi, la pietra miliare dell’associazione, perché quando una persona investe su di noi il tempo, la cosa più importante che si possa avere, merita tutto il nostro impegno e la nostra conoscenza” conclude Alessio.

Anna Franzutti

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