L’incapacità di amare da filofobia

Ah, l’amour!
Quanti sospiri, quanti sorrisi incondizionati, quante emozioni!
L’amore è un sentimento così puro e innocente che scalda il cuore al solo pensarci: infatti, quando si è innamorati, si è come chiusi in una bolla di benessere e spensieratezza – la decantata vie en rose.
Sembra quasi che tutti, sotto sotto, siamo innamorati dell’amore stesso e che non possa esistere un sentimento più gratificante.
Ma, forse, non tutti sanno che alcuni soggetti rifuggono da questo sentimento, rifiutandosi di amare.

Com’è possibile, viene spontaneo domandarsi.
Molto semplice: vivono una condizione di filofobia.

Dal greco “φίλος” (amore), e “φοβία” (paura), come suggerisce il nome stesso, si tratta di una condizione psichica che comporta paura di innamorarsi o di impegnarsi in una relazione stabile.
Quando si pensa all’amore si è soliti considerarlo qualcosa di positivo per chi lo sperimenta; eppure è stato appurato come siano più numerosi del previsto coloro che dichiarano di sentirsi spaventati all’idea di innamorarsi o di amare davvero un’altra persona, nonostante questa si riveli disponibile.

Lo stato emotivo di chi sperimenta tale fobia non è paragonabile al nervosismo che si prova quando si sente che ci si sta innamorando del partner (aka le classiche farfalle nello stomaco), ma si tratta di un vero e proprio stato di ansia e di incapacità di sviluppare una sorta di attaccamento affettivo all’altro.
Il timore provato è vissuto tanto intensamente da avviare alcuni meccanismi di difesa.

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Non è possibile stabilirne un unico criterio di origine, poiché il suo insorgere è conseguenza di molteplici cause legate alla storia del singolo individuo.
Per alcuni, s’insinua il timore di perdere il controllo. Questi sono spesso soggetti abituati a esercitare il controllo su ogni aspetto della vita privata, terrorizzati dall’idea che, lasciandosi troppo andare, le cose possano sfuggire loro dalle mani. Per altri, l’amore è visto come una debolezza causata da un’eccessiva dipendenza dall’altra persona.
Comune è anche il rifiuto di innamorarsi nuovamente di un’altra persona, se reduci da una dolorosa esperienza precedente.

Molti filofobici sono soliti intrecciare relazioni con partner irraggiungibili, come soggetti sposati, fidanzati o lontani fisicamente (ad esempio, residenti in altre regioni) per il semplice motivo di avere fin dall’inizio ragioni valide per non legarsi sentimentalmente.
Spesso sono soliti utilizzare questi moventi come scusa per auto-illudersi di essere persone perfettamente in grado di dare e ricevere amore, ma che hanno sempre a che fare con situazioni impossibili.

Se vi riconoscete in questo identikit, la buona notizia è che c’è una luce in fondo al tunnel: è infatti possibile uscire da questa condizione di “anoressia sentimentale”.
Innanzitutto, un valido aiuto può essere un consulto psicologico. Uno specialista può indirizzarvi alla giusta terapia in base al vostro specifico caso.
Tra le più adottate, la terapia cognitiva è utile per riconoscere il processo mentale originario e risolverlo tramite tecniche in grado di bloccare l’insorgenza della fobia; la terapia di desensibilizzazione affettiva, invece, consiste nel porre il paziente di fronte alla situazione che gli causa paura fino a condurlo a uno stato di desensibilizzazione. Molti, ancora, suggeriscono la programmazione neurolinguistica, l’ipnosi e altri metodi adatti alle esigenze del soggetto.

Una richiesta d’aiuto è il primo passo per affrontare e sconfiggere definitivamente la propria paura, che sia la paura dei ragni o di innamorarsi profondamente di qualcuno.
Capire l’origine della filofobia e imparare a porvi rimedio può permettere, quindi, di riscoprire quanto amare possa essere positivo, di aprirsi (o riaprirsi) alle relazioni affettive, concedendosi il lusso di rischiare per essere felici.

Ilaria Cavallo

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